TERMOLI. E’stato un appuntamento ricco di spunti e di riflessioni legate allo sviluppo, quello che si è tenuto ieri presso l’Auditorium del Consorzio di Sviluppo Industriale della Valle del Biferno di Termoli.
“RAEGIONANDO DI SVILUPPO – Fra convergenza e competitività”. Questo il tema centrale del convegno nazionale che ha visto intervenire politici ed amministratori di primo piano provenienti da varie regioni italiane.
Dopo i saluti del Sindaco di Termoli Vincenzo Greco, del Rettore dell’Università del Molise Giovanni Cannata, del Presidente della Provincia di Campobasso Nicola D’Ascanio, il dibattito è entrato nel vivo con l’introduzione fatta dal Presidente della Regione Molise Michele Iorio.
“Discutere di questi temi – ha detto tra le altre cose Iorio – serve a tutti noi per comprendere le esigenze del territorio e riportare ai livelli decisionali più alti (Stato e U.E. n.d.r.) le istanze di una regione, come la nostra, piuttosto piccola; soffriamo un po’ la condizione di essere ‘piccoli’, in quanto questa percezione influisce sul giudizio che viene dato nei nostri confronti, così come incide anche sul costo dei servizi”.
A seguire ha preso la parola Flavio Delbono, Vicepresidente della Regione Emilia Romagna. Delbono, nel corso della presentazione del suo libro intitolato “Povertà, di che cosa?” ha rimarcato l’importanza dell’identificazione dei ‘poveri’ e delle fasce più deboli della società, per agire meglio in fase di programmazione degli interventi. “Non possiamo guardare solo ai classici indicatori del reddito – ha detto Del Bono – ma si deve ragionare soprattutto su altri parametri. Le opportunità aperte ad un individuo derivano anche da quelle offerte dal territorio; bisogna intervenire quindi con i servizi e questo lo si deve fare su scala locale. La disuguaglianza non la si può eliminare, ma la povertà si”.
Sabina De Luca, Direttore generale del Dipartimento per le politiche di sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico, ha parlato invece del “Quadro strategico nazionale e le tre Italie”. La dottoressa De Luca ha illustrato il programma di cooperazione comunitaria per il periodo 2007/2013, passando poi ad analizzare la fase dell’uscita di diverse regioni italiane dal cosiddetto Obiettivo 1. “Le differenziazioni nello sviluppo economico e sociale – ha detto De Luca – che si manifestano a livello territoriale, sono riconducibili ad alcuni fattori strutturali comuni all’intero paese, che si si presentano nel territorio con intensità differenti: inadeguata qualità del capitale umano, scarsa innovazione imprenditoriale, inadeguatezza dei servizi di pubblica utilità, scarsa efficienza del mercato dei capitali. Da queste considerazioni è nata l’esigenza di costruire una strategia unitaria per l’intero paese, delineando l’intensità dell’intervento in relazione alla diversa intensità dei fattori strutturali già delineati”.
Andrea Bairati, assessore alla Programmazione della Regione Piemonte e Coordinatore delle Regioni per le Politiche Comunitarie, ha basato il suo intervento sul tema “Le regioni e la programmazione economica.
Subito dopo ha preso la parola Romano Colozzi, assessore al Bilancio della Regione Lombardia e Coordinatore delle Regioni per le Politiche Finanziarie, il quale ha esposto alla platea il tema del “Federalismo per lo sviluppo”. “Il federalismo può essere utile allo sviluppo – ha detto Colozzi – solo se è aderente alla realtà che deve governare. Il federalismo ha il compito di ridurre le sovrastrutture dello Stato. Il federalismo inoltre è a 20 velocità, perchè ogni regione ha un suo grado di crescita, è normale. Dobbiamo ricordare che non si può frenare la crescita di chi va più forte, perchè la crescita di uno è la crescita di tutti”.
Dopo la pausa per il lunch, i lavori sono ripresi nel pomeriggio con l’intervento di Franco Iacop, assessore alla Politiche Comunitarie della Regione Friuli Venezia Giulia, il quale ha parlato della “Competitività e le aree grigie dell’87.3.c”.
A seguire ha preso la parola l’assessore alla Programmazione della Regione Molise Gianfranco Vitagliano, il quale ha parlato del “Molise fra Nord e Sud”. “Ci sono regioni come la nostra – ha detto Vitagliano – che si trovano in una condizione di mezzo: né a Nord e né al Sud. Come le altre regioni in stato di phasing-out, abbiamo bisogno di investire per recuperare, ma dobbiamo essere consapevoli che da soli non si va da nessuna parte. E’ per questo che bisogna ‘fare sistema’. Bisogna ricordarsi che il Mezzogiorno soffre gli stessi mali di tutto il paese, bisogna quindi affrontare i problemi con la stessa logica. No, quindi, ad interventi straordinari; sì, invece, ad interventi ordinari sul territorio a seconda dei problemi rilevati. Bisogna dare la possibilità ai nostri giovani laureati che, fino ad oggi, sono andati al Nord; bisogna investire sul lavoro e sui giovani”. Vitagliano ha poi riferito del metodo della concertazione applicato soprattutto per la definizione del P.O.R.
L’intensa e seguitissima giornata di lavoro, dopo gli interventi dei rappresentanti delle regioni Liguria e Basilicata, si è conclusa con la relazione di Vasco Errani, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.
“Il federalismo ha un senso – ha esordito Errani – nella misura in cui rinnova l’unità nazionale. Il tema del federalismo non consiste nella distribuzione dei poteri, ma sulla riorganizzazione. C’è bisogno che ognuno faccia la propria parte, quindi o si predispone un cambiamento nei corpi intermedi della società, o non si va da nessuna parte. Abbiamo avviato il federalismo fiscale, ma è solo un primo passo. Bisogna accettare la sfida degli standard prestazionali, come in Sanità. Dobbiamo poi ricordare che il tema della competitività si gioca sul tema dell’interdipendenza Nord-Sud; bisogna quindi fare una programmazione di sitema e integrata, che però non abbiamo ancora fatto. Agli imprenditori – ha detto poi Errani – vorrei dire di non chiederci più incentivi: chiedeteci invece come si fa a mettersi in rete con le altre aziende. Il futuro è nel costruire le reti e nella trasparenza. Il nostro futuro sta anche e soprattutto nel capitale intellettuale. Non abbiamo bisogno di tre Italie, ma abbiamo bisogno di farne una. C’è bisogno di una spinta ad andare oltre i confini, per evitare il rischio del localismo. Guardiamo alla nostra identità, certo, ma per reinterpretare noi stessi e per guardare ala futuro”.
L’appuntamento è stato seguito da un folta platea di politici, imprenditori e rappresentanti istituzionali, ed è sicuramente servito a dare un segnale di reale movimento innovativo, con un occhio rivolto alla future scelte strategiche e di sviluppo della Regione Molise.
