TERMOLI. Si sono concluse ieri le due giornate dedicate alla ricerca e allo studio delle specie fungine rappresentative del territorio che hanno avuto lo scopo di sensibilizzare appassionati e non, sulla raccolta e consumo consapevole dei funghi, con occhio attento al rispetto dell’ambiente che li ospita.
L’evento che si è svolto presso l’Istituto Alberghiero “Federico di Svevia” di Termoli, è stato organizzato dal Gruppo Ecologico Micologico Molisano (Gemm), con la partecipazione del dottor Giovanni Simeoni (Responsabile Ispettorato Micologico Asl Roma 5, Struttura Tecnico Scientifica di riferimento della Regione Lazio), che ha parlato del ruolo degli ispettorati micologici e con la partecipazione dell’Ispettore Giampiero Cacchioli (Micologo), che ha parlato delle intossicazioni da consumo di funghi.
Presenti anche la Micologa Cristina Lupacchino di Termoli e la preside dell’Istituto Alberghiero Maricetta Chimisso.
Durante la prima giornata è stato allestito il materiale raccolto, mentre il convegno che si è svolto oggi, ha avuto come tema principale il riconoscimento dei funghi e la loro pericolosità.
Tuttavia, prima di parlare della loro pericolosità vogliamo ricordare che nessun fungo tra quelli ritenuti commestibili può essere considerato veramente sicuro in cucina, soprattutto se consumato crudo o in dosi generose.
Da un punto di vista statistico e con il solo riferimento ai funghi commestibili i dati sono allarmanti, poiché sembra che i casi di intossicazione per ingestione di specie allo stato crudo o insufficientemente cotte siano più numerose di quelle derivate da involontaria ingestione di funghi velenosi.
In base alle loro modalità di vita i funghi si dividono in tre categorie: saprofiti, parassiti e simbionti.
Lo studio dei funghi non è facile visto che ci sono migliaia di specie, per riconoscerli occorre basarsi su caratteri che all’occhio non abituato sembrano dettagli di nessuna importanza come i caratteri: morfologici, organolettici, anatomici, chimici, biologici ed ecologici ossia l’habitat in cui cresce.
Va considerato anche il loro modo di crescere che può essere a strisce, in cerchi ed a zig zag.
L’Ispettore Giampiero Cacchioli (Micologo) ha parlato delle intossicazioni da consumo di funghi, che è una tossinfezione alimentare tutt’oggi piuttosto comune in Italia.
La maggior parte degli incidenti sono, per fortuna, di semplice soluzione. In alcuni pazienti, tuttavia, l’esito è fatale o comunque molto grave.
Tutti i casi di intossicazione da funghi si manifestano a seguito a:
ingestione di funghi tossici raccolti e non fatti controllare dal micologo professionista, scambiati per varietà commestibili;
consumo di funghi commestibili poco cotti o in modo sbagliato, come nel caso dell’Amanita vaginata o del Boletus luridus: specie comunque preferibilmente da evitare, in assenza di controllo e indicazioni specifiche da parte di un professionista;
ingestione di funghi allucinogeni.
Nella maggior parte dei casi, l’intossicazione si manifesta con sintomi gastrointestinali, ossia nausea, vomito, diarrea e dolori addominali.
Questi sintomi – come quelli di natura sistemica come sonnolenza, agitazione, disorientamento, tremori, difficoltà respiratoria e ipotensione – si possono manifestare in tempi brevi, cioè dopo 30 minuti dal pasto o anche 12-20 ore dopo.
I funghi che danno sintomi di intossicazione dopo poche ore, e durano al massimo 24 ore, sono in genere quelli che causano:
la sindrome gastrointestinale: la più frequente tossinfezione, che si manifesta con vomito, diarrea e dolori addominali che scompaiono spontaneamente entro poche ore;
la sindrome panterinica: causata dai funghi del genere amanita, si manifesta con capogiri, euforia, tremori e stato confusionale;
la sindrome muscarinica: causata da Amanita Muscaria e da alcuni funghi del genere Clitocybe e Inocybe, si presenta con cefalea, dolori addominali, ipersalivazione, intensa sudorazione, lacrimazione e tremori.
Le intossicazioni da funghi che danno sintomi evidenti dopo molto dall’ingestione, anche 12-20 ore, sono in genere le più gravi e sono più spesso associate al decesso del paziente.
Tra queste:
la sindrome falloidea: causata soprattutto dalla temuta Amanita phalloides, si manifesta con vomito, diarrea e squilibri dati dagli irreparabili danni al fegato;
la sindrome orellanica: causata principalmente dal Cortinarius sfruttare orellanus e speciosissimus, che origina anche dopo 36 ore con dolori muscolari, cefalea, brividi ed altri sintomi associati a grave insufficienza renale.
In caso di sintomi più o meno gravi che insorgono dopo aver ingerito funghi, è necessario rivolgersi immediatamente al Pronto Soccorso, riferendo come e quando si è mangiato l’esemplare sospetto e, se possibile, portarne un campione per favorire la diagnosi.
Per tutti gli avvelenamenti da funghi, la terapia si basa sul controllo dei sintomi e, eventualmente, il medico potrà decidere per una lavanda gastrica per eliminare i residui del pasto o per la somministrazione di carbone vegetale. La terapia di supporto vitale viene adottata nei casi di avvelenamento più grave, con compromissione del fegato e dei reni.
Per non correre rischi ci sono due possibilità o studiare seriamente i funghi oppure i servizi di controllo micologico (Ispettorati Micologici o Gruppi Micologici).
