TERMOLI. Un momento, una testimonianza, una fiaccola per dare luce a uno spaccato della società che non deve essere messo nel dimenticatoio, perché è facile dare attenzione dopo un fatto eclatante, ma occorre perpetuare l’impegno sul territorio a favore dei senza dimora.
È quanto decine di persone, ancora una volta, ieri sera, hanno fatto prima sul sagrato della chiesa di Sant’Antonio e quindi nei locali della parrocchia, che in un tempo non lontano hanno anche ospitato il centro di accoglienza diurno della Città Invisibile-Faced, associazione che ha promosso la manifestazione di ieri, a due mesi dal tragico rogo di Pozzo Dolce, costato la vita a un giovane romeno di cui non ancora si ufficializza l’identità.
Accese di nuovo e simbolicamente le fiaccole nel piazzale davanti alla chiesa di Sant’Antonio di Termoli per commemorare e riflettere sulla tragica morte avvenuta a Pozzo Dolce e le altre persone senza dimora morte nell’indifferenza e nella solitudine. Gli attivisti radunati dal Faced-Citta invisibile si sono poi spostati nei locali della parrocchia e aperto l’ascolto:

«A partire dal dramma di una morte e dalla reazione della nostra comunità, ciascuno ha ascoltato o preso la parola – con interventi ordinati di pochi minuti – per porre questioni, quesiti, per capire e analizzare meglio il fenomeno delle persone senza dimora e i servizi a loro rivolti, avanzando proposte e suggerendo percorsi per rendere più inclusiva la città con riguardo al grave disagio adulto».
Durante e dopo l’assemblea: raccolta di beni alimentari per le colazioni e le cene (destinate al centro diurno e all’unità di strada de La città invisibile, ma anche ai beneficiari della raccolta alimentare della parrocchia) e indumenti per il nostro guardaroba (intimo da uomo, jeans, pantaloni, felpe, t-shirt)».