BASSO MOLISE. Stop ai viaggi della speranza, è quanto chiede con la sua storia di famiglia Bartolomeo Montagna. «Fortunatamente per me, ha avuto un esito felice essendo dovuto ricorrere a cure mediche in altre regioni. Mi spiego iniziando dal principio cioè da quando a mio padre, a seguito di un brutto incidente in auto, è stata diagnosticata immediatamente una probabile ischemia.
L’ospedale di Termoli in cui è stato portato in Pronto Soccorso, vista la gravità del paziente e i forti tagli avuti negli anni dovute a scelte a dir poco discutibili, ha trasferito mio padre, Leo Montagna, all’ospedale “Cardarelli” di Campobasso e qui ha ricevuto le giuste cure per tamponare l’ischemia cerebrale che altrimenti sarebbe diventata mortale. Sembrava procedere tutto al meglio finché, alle dimissioni, ci viene detto di fare una visita di consulenza con un chirurgo vascolare che operava nell‘altro ospedale del nostro capoluogo, il dottor Modugno.
Troviamo molta professionalità, disponibilità e umanità raccolte nella persona di questo dottore e, nonostante ci comunichi la necessità di un intervento per poter tornare in buona salute, abbiamo accettato con fiducia di affidarci alla sua competenza e a quella suo staff. Il tasto dolente arriva nel momento in cui, lo stesso dottore, ci comunica che da lì a poco dovrà trasferirsi in un altro ospedale, certamente con suo grande rammarico e dispiacere, perché la sua collaborazione con la struttura sanitaria molisana finirà e rimarrà a lui la sola scelta di trasferirsi addirittura in un ospedale romano, cosi come fece, l’anno prima, il dottor Grimani, primario di anestesia prima alla Cattolica e ora all’I.D.I di Roma. Cominciano, così, day hospital e viaggi lunghi, anche in sole 24 ore, per pre-ricovero e varie visite e esami da effettuare creando nel malato e nei suoi accompagnatori giorni stancanti e con ulteriori preoccupazioni oltre l’intervento previsto.
Ho avuto modo di scoprire che esistono strutture ospedaliere molto efficienti come l’Istituto dermopatico dell’Immacolata (I.D.I.), in cui il dottor Modugno ora opera, che ci ha accolti con un personale infermieristico attento e molto presente tanto da non rendere necessaria l’assistenza di mio padre che ha ricevuto cure e risposte precise ed educate ad ogni minima richiesta. Ciò che lascia senza parole è che, aspettando per ore nelle sale d’attesa del nosocomio, ho avuto modo di parlare con pazienti che, come noi, arrivavano dal Molise per affidarsi al dottore e non riuscivano a capire come fosse possibile che nella nostra regione non vengano valorizzati gli operati di medici competenti che contano un largo numero di pazienti che non trovano posto nello scenario della sanità molisana come meriterebbero.
Chi vuole essere curato con efficienza e passione raggiungendo, in un alto numero di casi, la guarigione, deve affrontare costi elevati per sé e per le persone che lo accompagnano uscendo dal Molise gravando, inoltre, sulle famiglie ulteriori spese e timori per spostamenti lontani da casa che possono compromettere la possibilità di curarsi nel migliore dei modi».

