TERMOLI. Stasera alle ore 18, presso il Salone della Curia Vescovile, nell’ambito della Settimana per la Vita (dal titolo “La forza della vita ci sorprende”), si terrà un incontro sull’esperienza del Centro di Aiuto allo Studio Mano nella mano dal titolo “Mano nella Mano: la forza della vita tra scuola e famiglia” con le testimonianze dei bambini, delle famiglie e dei volontari.
L’incontro sarà anche l’occasione per la premiazione del concorso “Dai colore alla vita”, che ha visto la partecipazione di diverse scuole e parrocchie della Diocesi di Termoli-Larino. Il Centro di Aiuto allo Studio Mano nella Mano, che si tiene nei locali della Curia (Piazza Sant’Antonio, 6), ha preso avvio all’inizio dell’anno scolastico per il terzo anno consecutivo ed è promosso dall’Associazione “Amoris Laetitia”, in collaborazione con l’associazione “Un Paese per Giovani” ed è destinato agli alunni delle scuole primarie e delle scuole secondarie di I° grado di Termoli.
Esso non è un doposcuola nel senso tradizionale del termine, perché non vuole innanzitutto “controllare” lo studio, ma motivarlo e sostenerlo attraverso una compagnia di persone adulte con le quali i ragazzi possono anche confrontarsi in un clima che favorisce una valenza educativa garantita dalla presenza di volontari (docenti, professionisti, insegnanti in pensione, studenti) che sono disponibili ad aiutare i ragazzi che frequentano il Centro.
Nell’esperienza di rapporto con i ragazzi è emerso che la proposta di aiuto non può essere orientata esclusivamente su un piano nozionistico, ma deve tenere presente le problematiche dei ragazzi nel loro complesso. Da questo punto di vista, di vitale importanza è l’avere a disposizione spazi propri in cui potersi concentrare con tranquillità ed affrontare la fatica dello studio con l’aiuto di persone (che svolgono un compito sussidiario ed integrativo rispetto alla scuola e alla famiglia) che non si limitano alla semplice vigilanza, ma vengono coinvolti direttamente nel lavoro degli alunni; ma la condizione più importante (non sempre sufficiente, ma certamente ineliminabile) è che il ragazzo si senta accolto e accettato per quello che è dagli adulti operatori: solo l’avvertire un clima di positiva accoglienza della propria persona può infatti favorire quell’accettazione di sé stessi (e degli altri) che costituisce il presupposto di ogni possibile progresso.
