MONTENERO DI BISACCIA. Tra qualche giorno ricorrerà l’anniversario di nascita del poeta e letterato molisano Emilio Ambrogio Paterno. L’intellettuale, studioso e poeta di Montenero di Bisaccia aveva condotto una vita da sempre improntata al valore della cultura, e all’amore per il paese natio, l’estremo lembo del Molise, come ama definire la località molisana in una delle sue tante composizioni ad essa dedicate. Emilio Ambrogio Paterno è una figura fondamentale del panorama culturale molisano del secolo scorso. Una figura che ci aspetteremmo ancora di vedere seduta al tavolo da lavoro, o comparire all’improvviso sull’uscio di casa, quella casa che ancora oggi resta a testimonianza della storia di un uomo e di un’epoca di cambiamenti: tra i vicoli delle case, agli angoli di quelle strade dove ancora si sente il vocìo di paese, dove il vecchio lascia posto al nuovo, in un’epoca di transizione che coincide con il passaggio all’età della modernità.
Emilio Ambrogio Paterno (Montenero di Bisaccia, 1885- Roma, 1971) è figura d’intellettuale polimorfa e oltremodo significativa a livello interpretativo laddove si constati la perifericità della regione Molise (fino al 1963 ancora politicamente legata al vicino Abruzzo), eppure ricca di fervidi apporti culturali intrinsecamente espressione di un territorio marginale e con una propria facies culturale e storico- letteraria. Paterno rappresenta un po’ il fulcro attorno a cui si snodano i principali apporti socio- culturali del tempo, è il primo curatore della poesia dialettale molisana, curatore del volume Prima antologia di poeti dialettali molisani (Arte della Stampa, Pescara, 1967) che inaugura nella nostra regione e per la nostra letteratura regionale il format conoscitivo- divulgativo dell’antologia (per cui si rimanda al saggio critico recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale «Letteratura e dialetti», 16, 2023, dal titolo: La Prima Antologia di poeti dialettali molisani di Emilio Ambrogio Paterno, a firma di Laura D’Angelo): è autore prolifico di saggi di interesse storico, nonché di opere di carattere documentario volte alla perpetuazione della memoria e alla tutela delle tipicità regionali.

Arrivano infatti anche nei posti più periferici gli anni sessanta, dopo la parentesi fascista e la guerra, dopo il sopraggiungere degli Alleati e la voglia di ricostruire. Arrivano anche in un territorio marginale, a metà tra tradizione e il desiderio di vivere gli entusiasmi di un cambiamento radicale: sono gli anni in cui il Molise cessa di costituire un unicum con l’Abruzzo e diventa regione autonoma, gli anni in cui anche quel dialetto, che Paterno utilizza quale idioma natio per esprimere un amore intenso per la propria terra e la propria gente, per Montenero, diventa un elemento identitario affidato al potere della parola poetica, voce corale ed intima, di un mondo impresso nel cuore e nella memoria. Emilio Ambrogio Paterno è il testimone e la voce lirica di questo periodo di transizioni e cambiamenti. Nasce da una famiglia permeata di educazione e valori classici. Il nonno, Ambrogio Carabba, era il celebre archeologo i cui studi sul Sannio tanta importanza ebbero nella conoscenza storica dell’Italia preromana, il prozio, Gaetano Carabba, lo iniziò allo studio del greco e del latino, e dei testi classici quale serbatoio di emozioni e idee. Paterno si diploma presso la Scuola pedagogica dell’Università di Napoli, fino a divenire direttore scolastico. L’acume dell’uomo di cultura non poteva non scontrarsi con la situazione storica e i problemi della contemporaneità, e Paterno si rende subito conto che il sapere disancorato dalla realtà è sterile, se non porta miglioramenti effettivi nella vita della collettività. Siamo nei primi decenni del Novecento. Paterno si adopra per assicurare opere di assistenza scolastica e per organizzare le prime istituzioni sussidiarie della scuola elementare: Biblioteca, scuola serale, dopo scuola, Università popolare.
La propensione alla realizzazione pratica e la volontà di comprensione della realtà contemporanea lo portano ad abbracciare una pluralità di interessi e attività. L’attitudine documentarista e storica si esplica nei suoi scritti come testimonianza di un’epoca complessa, dal periodo delle disposizioni fasciste, fino agli effetti della presenza di tedeschi e inglesi sul territorio durante la Guerra. Nel semestre del 1943-1944 ricopre la carica di Commissario civile e Sindaco del Comune di Montenero, in un momento particolare che lo vede scontrarsi con difficoltà evidenti e con ambienti faziosi e oppositori, sullo sfondo di un’Italia divisa tra Alleati e fascisti e tedeschi. Già prima della parentesi politica comunale, Paterno aveva ricoperto cariche pubbliche parallelamente all’attività letteraria e didattica. Dal 1933 è Ispettore onorario dei monumenti e scavi di buona parte dei Mandamenti molisani, contribuendo alla loro conservazione e illustrazione. Fonda e dirige le riviste Il Risveglio Cittadino a Vasto, La Ramazza a Pescara, Luci Molisane a Campobasso, Luci Sannite a Benevento. La figura di intellettuale definitasi con l’attività di giornalista, scrittore e poeta, ha nella famiglia il fulcro morale di ogni aspirazione al bene ed idealità. Nella famiglia d’origine, come nella nuova che costituisce con il matrimonio con Concetta Teresa Amicone, da cui ebbe 5 figlie. Dopo una breve esperienza lavorativa lontano dalla sua Montenero, che gli consente di entrare in contatto con i circoli culturali abruzzesi, torna nel paese natio. È a lui che si deve la fondazione della Proloco nel 1945, per «un programma di opere» di arricchimento culturale.

L’esperienza politica comunale e le opposizioni interne lasceranno una traccia indelebile nella sua vita e nella produzione letteraria. La ricchezza d’interessi e l’indagine critico- conoscitiva della realtà sfocia in opere storiche e documentarie, saggistiche e letterarie. Il folklore, l’archeologia, la storia, la geografia territoriale, la poesia confluiscono in studi monografici ed opere di più ampio respiro. Numerose sono state le onorificenze ricevute, a conferma del valore umano e civile della sua attività culturale. Tra le tante, Paterno è nominato deputato di storia patria per il Molise, Cavaliere ufficiale della Corona d’Italia, per essersi distinto nella guerra del 1915-18. È Commendatore di vari ordini e Grande ufficiale della stella al merito, Cavaliere di gran croce dell’ordine della Corona normanna d’Altavilla, medaglia d’oro di prima classe dei benemeriti della scuola, Premio di cultura letteraria da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sono solo alcuni dei tanti riconoscimenti che gli sono stati tributati come educatore, difensore dei valori civili, poeta, storico e studioso. Aggiungiamo oggi, tra i tributi del tempo e della storia, un sentito ringraziamento, per un’eredità umana, difficile da cancellare.
Laura D’Angelo

