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giovedì 3 Aprile 2025
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Ritorno al futuro, la riforma della scuola torna alle radici

TERMOLI. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha presentato la nuova riforma scolastica, che promette di rivoluzionare l’approccio educativo nelle scuole italiane. Tra le novità più rilevanti troviamo il ritorno del latino alle medie, lo studio dell’epica classica sin dalle elementari, un focus sulla storia d’Italia, la lettura della Bibbia e il rilancio della geografia come materia autonoma.
A partire dalla seconda media, il latino diventerà una materia obbligatoria con un’ora settimanale dedicata. L’intento, spiega il Ministro, è quello di rafforzare le radici linguistiche degli studenti e migliorare la comprensione dell’italiano, aumentando la consapevolezza delle origini culturali e linguistiche della nostra società.
Sin dalla prima elementare, gli alunni verranno introdotti all’epica classica, con racconti tratti dalla mitologia greca, romana, orientale e dalle saghe nordiche. L’obiettivo è stimolare la fantasia e la capacità di meravigliarsi attraverso la narrazione di storie che hanno segnato l’immaginario collettivo delle civiltà antiche.
Una delle modifiche più significative riguarda l’insegnamento della storia. La cosiddetta “geo-storia” verrà eliminata nelle scuole superiori, dando spazio a una narrazione storica più classica e cronologica.
Particolare attenzione sarà dedicata alla storia d’Italia, dell’Europa e dell’Occidente, con l’obiettivo di formare cittadini più consapevoli della propria identità culturale. Il Ministro ha sottolineato che questa riforma punta a evitare sovrastrutture ideologiche, concentrandosi invece su fatti storici e analisi critiche.
La geografia tornerà a essere una materia autonoma, separata dalla storia. Il nuovo programma prevede un focus sull’ambiente, sui cambiamenti climatici e sulla geografia economica e sociale. L’obiettivo è fornire agli studenti strumenti per comprendere meglio il mondo globale e il loro territorio, favorendo anche un approccio multidisciplinare in collaborazione con l’educazione civica e le scienze ambientali.
La riforma prevede anche una riorganizzazione della rete scolastica, si potranno creare classi senza il requisito del numero minimo di studenti, garantendo il mantenimento delle scuole nei territori meno popolati e il personale amministrativo (Ata) sarà tutelato almeno per l’anno scolastico 2025/2026.
Non sono previste modifiche ai costi della scuola pubblica, ma si intende rafforzare il dialogo con le famiglie e gli enti locali per garantire scuole accessibili a tutti.
La riforma ha diviso l’opinione pubblica e il mondo accademico. Da una parte chi sostiene la riforma, dall’altra i critici.
I sostenitori elogiano il ritorno a un modello educativo che valorizza il rigore e le radici culturali italiane, considerandolo necessario per migliorare le competenze linguistiche e storiche degli studenti.
I critici, invece, temono che l’introduzione di contenuti considerati “tradizionali” possa risultare poco attinente alle esigenze del mondo contemporaneo. La separazione tra storia e geografia, in particolare, è vista da alcuni come un passo indietro nella comprensione dei fenomeni globali e storici.

Molte delle novità introdotte richiamano pratiche scolastiche del passato. Chi ha frequentato la scuola italiana in decenni precedenti può trovare familiare lo studio del latino, dell’epica classica o di una storia più cronologica.
“Io queste cose le facevo già a scuola e non mi preoccuperei”, commenta chi ha vissuto un’educazione simile in passato. Materie come il latino o l’epica classica rappresentavano un pilastro della formazione culturale, arricchendo il pensiero critico e le capacità linguistiche degli studenti. Tuttavia, la sfida odierna sarà nel rendere questi contenuti accessibili e coinvolgenti in un mondo sempre più digitale.
“Far tornare la geografia di moda è buon segno, ci sono ragazzi che non distinguono Regione e paese. Per loro il capoluogo di provincia di una qualsiasi Regione è il nome stesso della Regione”. “Anni fa, e neanche troppi, nell’ora di religione, il professore che era un prete, un parroco, ci faceva leggere alcuni passi della Bibbia. Tutto questo scalpore fa ridere”.
Chi ha vissuto questo tipo di formazione la considera utile nel lungo termine, un bagaglio che continua a influire sulla capacità di analisi e comprensione critica della realtà. Ma saranno le nuove generazioni a decidere se il ritorno al passato sarà all’altezza delle sfide del futuro.
La riforma è attualmente in discussione e dovrà passare al vaglio delle commissioni parlamentari prima di diventare operativa. Il dibattito è ancora aperto, ma una cosa è certa: il nuovo sistema scolastico promette di rilanciare l’identità culturale italiana, riorganizzando le discipline e ponendo le basi per una formazione più solida e consapevole.

Alberta Zulli