TERMOLI. Dopo un periodo di relativo silenzio agonistico, la società termolese di tiro con l’arco Arcieri del Mare è tornata orgogliosamente a scagliare i propri dardi contro i bersagli, riportando in alto una disciplina tanto affascinante quanto educativa. Il tiro con l’arco, oltre a essere uno sport olimpico – nel quale gli atleti italiani hanno conquistato numerose medaglie d’oro nel corso della storia, sia alle Olimpiadi che alle Paralimpiadi – rappresenta anche una disciplina dal forte valore sociale.
A Termoli, infatti, abbiamo avuto modo di assistere a gare che hanno visto protagonisti arcieri ipovedenti, affiancati da assistenti di supporto, capaci di colpire il centro del bersaglio con precisione e determinazione. Non mancano inoltre atleti autistici e tiratori con disabilità motorie: una dimostrazione concreta di come questo sport renda possibile l’inclusione, offrendo a tutti la possibilità di sentirsi campioni, senza distinzioni. Stamani un set agonistico alla palestra del plesso Schweitzer, in via Perrotta.
Il socio fondatore e istruttore Bruno Simeone, nell’intervista che segue, approfondirà proprio questi aspetti, raccontandoci il valore umano e sportivo di questa realtà. Fa particolarmente piacere vedere come una società storica come gli Arcieri del Mare, dopo anni complicati segnati soprattutto dalla pandemia, non si sia arresa. Con grande sacrificio e determinazione è riuscita a rimettersi in pista, risalendo la china verso nuovi successi e accogliendo anche nuovi iscritti: segno di una rinnovata vitalità e passione.
Michele Trombetta






