TERMOLI. Abbiamo intervistato telefonicamente, prima del suo gran ritorno a Termoli, mister Mimmo Giacomarro, che una decina di anni fa sfiorò per due stagioni la promozione in Serie C con una squadra decisamente forte. I ricordi che ha lasciato in città restano indelebili. Oggi il suo Sora ha gli stessi punti del Termoli — 12 in classifica — ma lui, uomo di spirito ed esperienza, sa bene che i giallorossi per una domenica metteranno da parte i sentimenti per guardare alla concretezza. Ecco cosa ci ha raccontato nella nostra chiacchierata tra due vecchi amici.
Mister Giacomarro, quella di domenica per te non è certamente una partita come le altre. Con quale spirito ti prepari ad affrontare la tua ex squadra, che hai portato a un passo dal grande salto, per la prima volta da avversario?
«Certamente è sempre emozionante tornare a giocare al Cannarsa, con la consapevolezza di aver vissuto due anni bellissimi. Sinceramente non si era partiti con il pronostico di trovarsi così in alto in classifica, ma strada facendo la squadra iniziò a giocare molto bene. Sicuramente, con qualche innesto e con una maggiore spinta da parte della dirigenza, si sarebbe potuto raggiungere l’obiettivo importante che era la Serie C. In quei due anni, come tu ben sai Michele, c’era la Sambenedettese che, dopo aver vinto il campionato, fallì e non poté iscriversi alla C; lo stesso accadde all’Ancona. Parliamo di piazze che ambivano fortemente al salto di categoria».
Mimmo, come pensi verrai accolto dal pubblico dei tuoi ex tifosi? Prevarrà l’affetto o il clima di una sfida decisiva, considerando anche che Termoli e Sora hanno gli stessi punti?
«A livello di pubblico, dopo il nostro buon comportamento in quei due anni, a Termoli ho lasciato molti amici e ottimi rapporti. Non ho mai avuto screzi con nessuno. L’allora nostro team manager era l’attuale sindaco, Nico Balice. Sono anche tornato per qualche anno a fare le vacanze a Termoli. Quando rivedo quelle persone e quella città, mi passa davanti il film della bellissima avventura vissuta qui. È affascinante sentire la vicinanza della gente.»
Parliamo del tuo Sora: arrivate a Termoli dopo due sconfitte consecutive. Quanto può pesare psicologicamente affrontare una gara così delicata?
«Da quando sono arrivato, il calendario ci ha messo subito davanti quattro squadre della parte alta della classifica, dove fare punti non era affatto facile. Abbiamo iniziato con due vittorie, poi sono arrivate due sconfitte. Domenica scorsa, contro l’Ancona, dopo un primo tempo giocato benissimo, alla distanza ci siamo sciolti.
Noi comunque sappiamo bene cosa dobbiamo fare: raggiungere una salvezza, spero tranquilla, come la auguro anche al Termoli. Per questo penso che quella di domenica sarà una partita avvincente: entrambe le squadre vorranno vincere e alla fine prevarrà chi ci metterà più convinzione e cuore.
Per quanto riguarda la mia società, da tempo è tenuta in piedi dalla famiglia Tinto che, con il presidente Pasquale, sta facendo enormi sacrifici per andare avanti in questa categoria e portare in alto la maglia del Sora. Li devo ringraziare: con il presidente ho trovato l’accordo subito, senza alcun problema, e oggi sono felicissimo di allenare questi ragazzi che, al di là degli ultimi risultati, mi hanno dato grandi soddisfazioni».
Questo Termoli lo avrai seguito anche prima di approdare a Sora, soprattutto perché, prima della scelta di Fulvio D’Adderio, tra i papabili c’era anche l’ipotesi di un tuo ritorno. Che ne pensi?
«Avendo un rapporto solido di amicizia con il direttore De Filippis, so quanto sia difficile costruire una squadra che possa garantire risultati importanti. Lui, senza spendere grandi cifre, è riuscito a mettere su un gruppo niente male, scegliendo un allenatore molto bravo ed esperto, visto il suo passato da professionista: questo avvantaggia il Termoli.
Ha inserito giocatori molto giovani ma interessanti, proprio come stiamo facendo anche noi a Sora. Certo, per centrare l’obiettivo prefissato bisogna battagliare tanto: per noi e per il Termoli l’obiettivo primario resta la salvezza, da raggiungere senza sofferenze».
In bocca al lupo, grande Mimmo — con simpatia e sincera, amicizia, a cominciare però dalla prossima domenica!
Michele Trombetta
