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lunedì 8 Dicembre 2025
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Archiviata la “vicenda Reborn”, non c’è alcun reato: decisive le motivazioni della Cassazione

TERMOLI. La vicenda della Reborn non è stata soltanto un contenzioso giudiziario, ma un caso complesso che per mesi ha tenuto sospesi un’azienda e un armatore. Oggi, però, quella storia si chiude definitivamente grazie a un percorso scandito con precisione da tre passaggi fondamentali: l’annullamento del sequestro da parte della Cassazione nel marzo 2025, la pubblicazione delle motivazioni della Suprema Corte il 14 luglio 2025, e infine la richiesta di archiviazione del 17 luglio da parte del Pm Ilaria Toncini, accolta dal Gip Rosaria Vecchi con decreto del 26 settembre 2025.

Un iter limpido che, passo dopo passo, ha demolito ogni ipotesi di reato.

Il punto di svolta iniziale è arrivato a marzo, quando la Corte di Cassazione – Terza Sezione Penale – ha annullato senza rinvio il decreto di sequestro del Gip di Larino e l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Campobasso. La decisione è stata immediatamente esecutiva: l’imbarcazione andava restituita all’armatore Antonio Presutti e alla Mcm Nautical Group. Già questo aveva fatto comprendere che l’impianto accusatorio non reggeva, ma mancava ancora la spiegazione dettagliata, la chiave che avrebbe chiarito in modo definitivo perché quel sequestro non doveva essere convalidato.

La risposta è arrivata il 14 luglio 2025, con il deposito delle motivazioni della Cassazione: un documento articolato che ricostruisce l’intero quadro giuridico e doganale, evidenziando errori di valutazione e interpretazioni non corrette. I giudici spiegano che la Reborn era stata regolarmente importata in Turchia, Paese che – pur non essendo membro Ue – fa parte dell’unione doganale europea. Lì la società aveva espletato tutte le formalità richieste, assolto i diritti di confine e ottenuto il certificato A.TR, che attesta la piena regolarità dell’operazione commerciale.

Da quel momento, la barca aveva assunto lo status di merce comunitaria, libera di circolare nel territorio dell’Unione senza ulteriori dazi o Iva all’importazione.
Il nodo dell’intera vicenda – e l’errore che ha generato il sequestro – risiede proprio qui. Secondo la Cassazione, aver considerato l’approdo a Termoli come una nuova “importazione” è stato un fraintendimento normativo: la fisica presenza nel porto italiano non costituiva affatto il presupposto di un nuovo adempimento fiscale. Parlare di “Iva all’importazione” in questo caso non solo era improprio, ma contrario alla normativa europea e agli accordi doganali con la Turchia.

L’unica Iva eventualmente applicabile sarebbe quella interna, da versare al momento dell’immissione in consumo, e che non ha alcuna rilevanza penale. I giudici della Suprema Corte lo scrivono chiaramente: non c’è stata alcuna evasione, alcuna frode, alcuna condotta illecita. L’intera operazione è stata corretta e trasparente.

Ecco perché – spiegano ancora i giudici – il bene non era sottratto ai diritti di confine perché quei diritti erano già stati assolti in Turchia, e il sequestro non poteva essere giustificato da un presunto reato che, semplicemente, non esisteva. Proprio questo chiarimento, messo nero su bianco nella motivazione della Cassazione, ha rappresentato il punto di non ritorno dell’intera vicenda.

Non a caso, a soli tre giorni dal deposito delle motivazioni, il 17 luglio 2025, la Procura di Larino – attraverso il Pm Ilaria Toncini – ha presentato la richiesta di archiviazione, riconoscendo formalmente l’assenza di qualsiasi ipotesi di reato. Una richiesta ponderata, che prende atto delle indicazioni della Suprema Corte e ne richiama i passaggi principali. Il Gip del Tribunale frentano Rosaria Vecchi, con decreto del 26 settembre 2025, l’ha accolta integralmente: “il fatto non sussiste”.
Una decisione che chiude definitivamente il fronte penale, fissando un punto fermo e incontestabile.

Già in primavera, appena dopo il dispositivo della Cassazione, la Reborn era tornata libera dai sigilli. Da allora l’imbarcazione ha potuto riprendere la sua attività, dopo mesi di immobilizzazione forzata, parte integrante della stagione turistica, con una sentenza definitiva che non solo restituisce serenità all’armatore Presutti, ma ripristina anche la credibilità di un comparto economico che opera tra normative europee e investimenti rilevanti.

Emanuele Bracone