sabato 13 Dicembre 2025
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Dal Gambia a Petacciato: nel viaggio di Lamine a volte i sogni superano il mare

PETACCIATO. Ci sono giorni in cui un campo di calcio diventa molto più di un rettangolo verde. Diventa un luogo simbolico, capace di custodire storie difficili, speranze fragili e piccoli miracoli che si compiono davanti agli occhi di una comunità intera. È quello che è accaduto oggi a Petacciato, durante la partita di Prima Categoria molisana – girone B tra Sporting Petacciato e Pro Termoli, terminata 3-0 per i locali. Una gara che passerà alla storia non solo per il risultato, ma per ciò che è avvenuto al 3° gol.

Il protagonista si chiama Lamine Ceesay, ha 17 anni, è originario del Gambia ed è ospite, da marzo scorso, del centro MSNA “L’Albero della Vita” di Petacciato. È un ragazzo con una storia che pesa, ma che oggi ha trovato un frammento di luce.

Un viaggio iniziato nel dolore

La sua migrazione comincia nel dicembre 2022. Non è una partenza semplice: la famiglia non è d’accordo, teme i rischi. I genitori sono divorziati da quando lui era piccolo, e Lamine è cresciuto con la nuova moglie del padre, pur mantenendo un rapporto con la madre biologica. Quando chiede un aiuto economico, entrambi rifiutano, spaventati da quello che potrebbe accadergli. Ma il ragazzo è determinato. Vuole scappare dalla povertà che attanaglia la sua famiglia e cerca un futuro migliore.

Così, chiede 10.000 dalasi in prestito a un conoscente e inizia il suo viaggio.

Mali, Algeria, Libia, Tunisia: la rotta dell’inferno

Il primo paese che attraversa è il Mali, dove rimane circa due mesi. Lì un amico lo fa lavorare come lavapiatti, permettendogli di racimolare qualche soldo per proseguire. Quando arriva al confine con l’Algeria, però, gli rubano tutto. Ogni centesimo.

In Algeria resta due settimane, facendo lavori saltuari come aiuto muratore. Poi decide di spingersi verso la Libia, ignaro del baratro che lo attende.

Appena arrivato viene fatto prigioniero, minacciato di morte e costretto a chiamare la famiglia per chiedere un riscatto. Il padre, pur non condividendo il viaggio, manda il denaro necessario e Lamine viene liberato. Rimane in Libia circa nove mesi: lavora quando può, spesso senza essere pagato, vivendo in una casa occupata da altri gambiani. È uno dei periodi più duri della sua vita.

Decide poi di fuggire verso la Tunisia. Al confine, la polizia cattura tre suoi amici; lui e un altro riescono a scappare. In Tunisia vive un anno e due mesi, dormendo tra gli ulivi e lavorando saltuariamente nei campi. Le retate della polizia sono frequenti, ma non verrà mai arrestato. Appena mette da parte i soldi necessari, sale su una barca per attraversare il Mediterraneo.

Il viaggio dura poco più di un giorno. A 9 chilometri da Lampedusa, arrivano i soccorsi italiani e lo portano sull’isola.

Un nuovo inizio a Petacciato

In Italia Lamine trova finalmente un luogo sicuro. È ospite del centro MSNA “L’Albero della Vita”, partecipa attivamente alle attività di integrazione, è rispettoso verso coetanei e operatori, e si impegna con determinazione nello studio dell’italiano. Ha frequentato con dedizione gli ultimi due mesi disponibili della scuola L2 del CPIA territoriale, e continua a seguire con costanza le lezioni della docente interna.

Ha una scolarizzazione minima, ma idee chiare: vuole imparare la lingua, trovare un lavoro dignitoso, aiutare economicamente la sua famiglia e coltivare la sua grande passione, il calcio.

I contatti con la famiglia sono costanti, ma non li vede da due anni. Il suo sogno è poterli riabbracciare quando si sarà stabilizzato in Italia.

Il giorno del gol: una comunità in piedi per lui

Oggi Lamine entra nel secondo tempo di Sporting Petacciato–Pro Termoli, con gli spalti gremiti come non accadeva da tempo. È un giorno speciale per il paese: il calcio è tornato grazie alla determinazione di un gruppo di appassionati e al forte sostegno dell’attuale amministrazione comunale, in particolare del vicesindaco con delega allo sport, che ha creduto nel rilancio di questa realtà.

La partita scorre, Petacciato domina, e poi arriva il momento che nessuno dimenticherà.

Lamine riceve palla, controlla, calcia. È gol. Il 3-0.

Il ragazzo si lancia verso il pubblico, baciando il logo della squadra sul petto. Gli occhi lucidi, le braccia aperte, un gesto che parla più di mille parole: “Grazie di avermi accolto. Grazie perché qui sto realizzando un sogno.”

Le tribune esplodono. Applausi, emozione autentica. Le mamme piangono, gli uomini stringono i denti. È un abbraccio collettivo. È un paese che sceglie l’inclusione, che vede in quel ragazzo non uno straniero ma un figlio acquisito.

Le parole di Gianpiero Lascelandà

A descrivere meglio di tutti ciò che Petacciato ha vissuto oggi è Gianpiero Lascelandà:

“Lo sport, una comunità gentile e dal cuore grande sono esempio di accoglienza ed inclusione. Oggi abbiamo provato tutti una grossa emozione. Abbiamo dato un senso all’impegno di tutte le persone che ogni giorno si adoperano per fare stare bene i nostri ragazzi e quelli che ospitiamo!”

E ha ragione. Perché il gol di Lamine non è solo un punto in una partita. È la vittoria di un modello di accoglienza. È la dimostrazione che una comunità può cambiare la traiettoria della vita di un ragazzo arrivato da lontano.

Un futuro aperto

Oggi Lamine sorride. Per la prima volta dopo anni difficili, sente che quello che ha vissuto non è stato vano. Ha attraversato il Mali, l’Algeria, la Libia, la Tunisia. Ha conosciuto la violenza, la schiavitù, la paura. Ma oggi ha conosciuto anche qualcos’altro: la gratitudine di un pubblico, il calore di una comunità, la bellezza di sentirsi finalmente a casa.

A Petacciato, un gol ha raccontato molto più del calcio. Ha raccontato che i sogni, a volte, superano il mare.

EB