TERMOLI. Ogni anno, il 7 novembre, l’Unione Europea dedica una giornata alla lotta contro la violenza e il bullismo nelle scuole, includendo anche il cyberbullismo. Questa ricorrenza non è solo un richiamo simbolico, ma deve essere un momento di consapevolezza e riflessione: il bullismo, infatti, non è mai un episodio isolato. Le sue conseguenze si estendono ben oltre i singoli atti, influenzando profondamente la sfera sociale, emotiva e scolastica dei ragazzi, lasciando ferite invisibili ma durature.
La Casa dei Diritti, associazione con sede in Termoli, è da sempre impegnata nella promozione dell’inclusione sociale e nella difesa della dignità delle persone. Per queste ragioni e alla luce dei recenti fatti di cronaca, ha deciso di affrontare il tema del bullismo e delle conseguenze che può avere.
Queste righe sono scritte dai Volontari del Servizio Civile presso la Casa dei Diritti, giovani che ogni giorno mettono passione, impegno e tempo nel tentativo di costruire una società più solidale, inclusiva, partecipata e giusta.
L’occasione è la tragica e recentissima vicenda di Paolo Mendico, un ragazzo di quattordici anni che si è tolto la vita dopo anni di presunte umiliazioni e vessazioni da parte dei compagni di scuola. La giustizia farà il suo corso, accertando eventuali responsabilità, ma la sua storia rappresenta lo specchio di un fenomeno diffuso, spesso sottovalutato.
Raccontare questa tragedia vuole dire, per noi della Casa dei Diritti, anche lanciare un appello: non bisogna più permettere che il bullismo spezzi vite nel silenzio generale. Famiglie, scuole e istituzioni devono unirsi e collaborare; noi siamo pronti a fare la nostra parte attraverso iniziative, progetti e percorsi educativi già attivi, per dare voce a chi non riesce a difendersi.
Anche i dati statistici sono ormai più che allarmanti in Italia. L’Istat ha certificato che circa 1 ragazzo su 5, nella fascia di età tra gli 11 e i 19 anni, subisce episodi di bullismo, con le classiche modalità: una violenza che si ripete nel tempo fino a diventare insostenibile. Si tratta di comportamenti persecutori che hanno conseguenze psicologiche profonde: depressione, isolamento sociale, ansia e, talvolta, gesti estremi come nel caso di Paolo.
Il bullismo non colpisce solo la vittima, ma corrode l’intera comunità scolastica e sociale. Chi assiste senza intervenire diventa uno spettatore passivo, normalizzando la violenza. Spesso le famiglie si trovano disarmate e gli insegnanti non sempre hanno strumenti adeguati a riconoscere e fermare il fenomeno.
Le leggi contro il bullismo non bastano: servono progetti concreti di ascolto, prevenzione ed educazione.
In questo contesto, svolge un ruolo fondamentale il Servizio Civile Universale, che offre ai giovani la possibilità di dedicare un anno della loro vita al servizio della comunità. I volontari, attraverso programmi mirati, possono entrare nelle scuole per:
- Promuovere laboratori sull’empatia
- Creare sportelli di ascolto
- Organizzare campagne di sensibilizzazione
Il Servizio Civile diventa così un ponte tra istituzioni e nuove generazioni, diffondendo una cultura del rispetto.
In tale senso, la Casa dei Diritti, attraverso sportelli, progetti di formazione e sostegno psicologico, rappresenta un punto di riferimento concreto per famiglie e ragazzi in difficoltà, contribuendo alla creazione di reti di protezione visibili e attive.
Per cambiare la situazione serve una strategia condivisa, che includa:
- Formazione nelle scuole: studenti e insegnanti devono imparare a riconoscere e gestire il bullismo, educando al rispetto delle diversità.
- Sportelli di ascolto permanenti: spazi con mediatori, psicologi e assistenti sociali accessibili agli studenti.
- Progetti educativi tra pari: giovani che aiutano altri giovani, guidati da esperti, per spezzare il silenzio.
- Collaborazione con realtà come Casa dei Diritti: rendere queste associazioni parte integrante delle politiche sociali e scolastiche.
La morte di Paolo Mendico non deve essere solo una notizia di cronaca, ma un grido che ci spinge ad agire. Il bullismo non è inevitabile: è una violenza che si può prevenire se tutta la comunità si assume la responsabilità di educare al rispetto. Comunità e istituzioni possono e devono trasformare il dolore in impegno e il silenzio in azione, affinché nessun altro ragazzo si senta solo come Paolo.
Hai bisogno di aiuto? Non sei solo.
Se vivi situazioni di bullismo o conosci qualcuno che ne è vittima, puoi chiedere supporto ai seguenti numeri gratuiti e attivi 24 ore su 24:
- Telefono Azzurro: 1.96.96 (per famiglie, ragazzi e bambini)
- Numero 114 – Emergenza Infanzia
- Telefono Amico Italia: 02 23272327
- Numero verde anti-bullismo e cyberbullismo: 800 669696 (Ministero dell’Istruzione e del Merito)
- Numero Verde: 800.661.501


