giovedì 11 Dicembre 2025
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La città vista da due albergatori di Jesolo: «Termoli è già bella, deve solo diventare pronta»

Foto Filippo Cantore

TERMOLI. A volte basta lo sguardo di chi vive quotidianamente il turismo, di chi accoglie ospiti da una vita e sa cosa funziona e cosa no, per capire in che direzione può muoversi una città che vuole crescere. È il caso di Filippo e Paola, due albergatori di Jesolo con decenni di esperienza alle spalle, ospiti a Termoli per l’ultimo lungo fine settimana. Sono arrivati senza pretese, curiosi di vedere “com’è, davvero, una cittadina di mare del Sud che tutti descrivono come bella, ordinata, pulita”. E il primo impatto, raccontano, è stato positivo: “Termoli è un posto che colpisce subito. Il mare, il borgo, la cucina, le persone. C’è una qualità della vita che si vede”.

Ma la loro non è una visita da turisti qualsiasi: l’occhio professionale, inevitabilmente, si accende. Ed è lì che il loro commento diventa più interessante, perché non parte mai dal giudizio, bensì dal potenziale.

B&B e alberghi: un equilibrio ancora da trovare

«A Termoli — spiegano — sembra che l’offerta ricettiva sia sbilanciata verso i B&B e gli appartamenti. Non è un male in sé: è un modello che funziona, soprattutto in fase di crescita. Ma per fare turismo strutturato serve un ecosistema equilibrato».

Per loro, il punto è semplice: le strutture alberghiere non possono essere sostituite interamente dalla ricettività diffusa, perché ognuna ha un ruolo diverso. I B&B fanno numero, flessibilità, varietà; gli hotel garantiscono servizi, accoglienza professionale, capacità di ospitare gruppi ed eventi. “Jesolo — raccontano — in passato è cresciuta proprio grazie alla convivenza di tutto: alberghi, campeggi, villaggi, appartamenti. È l’insieme che fa la destinazione”.

E a Termoli?

«Manca ancora un mix maturo. Ma si può arrivare a costruirlo. E presto, se si fanno le scelte giuste».

Accoglienza: la vera differenza la fanno le persone

Tra i tanti concetti che ripetono, uno ritorna più degli altri: l’accoglienza è un mestiere umano.

«Un cliente può tornare trent’anni di fila in un hotel non solo perché la struttura è bella, ma per chi ci lavora. L’ospitalità è memoria, relazione, fidelizzazione. È ciò che rende una città “tua”».

Per Filippo e Paola, Termoli una cosa ce l’ha già: «La gente è accogliente per natura». Ma questo talento va trasformato in un metodo: corsi, formazione, strategie comuni, eventi che creano movimento anche fuori stagione. «L’amministrazione — suggeriscono — può diventare un facilitatore dell’esperienza turistica, soprattutto laddove la ricettività non riesce a colmare tutte le esigenze. E questo fa una differenza enorme».

La grande sfida: servizi e ricettività all’altezza degli eventi

Arrivati da fuori, hanno ascoltato alcuni racconti che li hanno colpiti. Come la storia del Giro d’Italia: “Le squadre hanno dovuto dormire altrove perché qui non c’erano abbastanza alberghi. È un peccato enorme. Gli eventi portano lavoro, portano immagine, portano presenze. Ma bisogna potersi permettere di accoglierli”.

Per loro, Termoli vive una sorta di paradosso: ha attrattività naturale ma non ancora la capacità ricettiva per sfruttarla al massimo. Una situazione che definiscono “di transizione”: non un limite, ma un bivio.

«Il turismo — spiegano — non si improvvisa. Ma si può programmare. Ognuno deve fare la sua parte: amministrazione, operatori, commercianti».

Centri commerciali e centro città: due mondi diversi

Un passaggio lo dedicano al commercio. «Non si può inseguire la logica dei centri commerciali— dicono — perché lì vince chi è uguale ovunque. Le città, invece, devono fare l’opposto: puntare su ciò che le rende uniche».

Esempi?

Prodotti locali, artigianato, mercatini identitari, esperienze che non si possono replicare.

«Il turista sceglie l’Italia per queste cose. Non per vedere la copia di ciò che ha già sotto casa».

Termoli come destinazione: il potenziale c’è, adesso servono i passi

Filippo e Paola non nascondono l’entusiasmo: “Termoli ha tutto ciò che una destinazione di successo deve avere. Mancano solo alcuni pezzi del puzzle”.

Tra questi indicano: nuovi alberghi, pensati con servizi moderni; politiche coordinate per eventi sportivi e culturali; professionalizzazione dell’accoglienza; valorizzazione autentica del centro e del prodotto locale; una regia pubblica che faciliti e accompagni gli operatori.

E avvertono: «Le scelte dei prossimi anni saranno decisive. Ma non bisogna avere fretta: serve una fase due, strutturata, e serve crederci davvero».

“Termoli ci è piaciuta. Ma può piacere molto di più, anche al mondo”

Alla fine della loro visita hanno lasciato Termoli con un sorriso sincero: «È un posto dove torneremmo volentieri».

E con un punto di vista che, per chi vive qui, vale oro:

«Termoli è già bella. Deve solo diventare pronta». Un suggerimento prezioso, offerto non con la presunzione di chi vuole insegnare, ma con l’esperienza di chi conosce i meccanismi del turismo e ha visto cosa succede quando una città imbocca la strada giusta.

Emanuele Bracone