TERMOLI. Settimane difficili per le marinerie, anche dell’Adriatico e oggi, la Giornata Mondiale della Pesca diventa grido di lotta, anche per la flottiglia di Termoli.
Tra onde e sacrifici, i pescatori chiedono giustizia contro le politiche europee che li hanno impoveriti.
La Giornata Mondiale della Pesca non è una ricorrenza da calendario, ma un manifesto di resistenza: oggi celebriamo le donne e gli uomini che ogni giorno affrontano il mare con coraggio e dedizione, custodi di tradizioni millenarie e di un mestiere che è identità collettiva, ma insieme denunciamo le politiche europee che hanno trasformato la pesca in un terreno di sacrifici imposti dall’alto, tra quote restrittive che riducono il pescato, flotte costrette a fermarsi, redditi falcidiati e regole sproporzionate che colpiscono i piccoli pescatori.
A essere favorite lobby del congelato e prodotto di importazione, generando disuguaglianze e spingendo intere famiglie verso l’abbandono del lavoro; non è sostenibilità, è marginalizzazione, non è tutela, è spoliazione, e il mare, casa comune e fonte di vita, è stato piegato a logiche burocratiche che dimenticano la dignità di chi lo vive ogni giorno.
Ma proprio per questo il nostro grazie diventa grido, perché difendere i pescatori significa difendere identità, giustizia e futuro, e la loro fatica non deve più essere invisibile né la loro dignità calpestata: la Giornata Mondiale della Pesca è il momento in cui la comunità si stringe attorno a loro e si mobilita, perché senza pescatori non c’è mare, non c’è cibo, non c’è storia.
Emanuele Bracone