URURI. Sabato 22 novembre, Ururi inaugura la sede Aido intitolata a Vincenzo Campofredano: il dono che continua a correre.
Ururi si prepara a vivere un momento di profonda intensità civile e affettiva: sabato 22 novembre, alle ore 17, nella sala consiliare sarà inaugurata la nuova sede Aido – Associazione Italiana per la Donazione di Organi – sezione di Ururi, intitolata a Vincenzo Campofredano, il “Capitano” della Carrese, il volto che per oltre quarant’anni ha incarnato l’identità più autentica del paese.
Campofredano non è stato solo un cavaliere del Carro dei Giovani: è stato il simbolo vivente della corsa, della tradizione, della comunità. Ha corso per 43 anni, ha guidato, ha unito. E anche nella sua ultima corsa, il 3 maggio 2025, quando un malore lo ha colpito davanti agli occhi del suo popolo, ha lasciato un segno indelebile. Dopo tre giorni di lotta in rianimazione, la sua famiglia ha scelto di trasformare il dolore in speranza: ha autorizzato la donazione degli organi, compiendo un gesto di straordinaria umanità.
Il funerale è stato un rito collettivo: i carri biancocelesti schierati sul sagrato, la bara portata a spalla dai suoi ragazzi, il vessillo della squadra, le rose rosse, i fumogeni celesti, il corteo che ha ripercorso il tragitto della Carrese fino al cimitero. Un popolo intero in silenzio, unito nel ricordo. E in quel momento, i colori giallorossi e biancocelesti, storicamente inconciliabili, si sono mescolati: l’ultimo miracolo di Vincenzo.
Intitolargli la sede Aido non è solo un tributo: è un atto di continuità. È dire che il suo spirito corre ancora, non più su un carro, ma dentro chi ha ricevuto una nuova possibilità di vita. È affermare che la cultura del dono è la forma più alta di cittadinanza.
Durante l’inaugurazione sarà possibile iscriversi all’Aido e offrire la propria disponibilità a collaborare con l’associazione. La presenza della cittadinanza sarà un segno di memoria, di vicinanza, di impegno. Perché ogni firma, ogni gesto, ogni scelta può diventare vita.
Campofredano ci ha insegnato che si può essere “regali” senza essere re. Che si può guidare senza comandare. Che si può donare anche dopo l’ultima corsa. Ururi lo celebra così: con un luogo che porta il suo nome e con un messaggio che non smette di correre.


