TERMOLI. «Finalmente la legge che equipara Termoli a Campomarino ha trovato soddisfazione — commenta l’avvocato Laura Venittelli, che segue la vicenda sin dagli albori — purtroppo c’è voluto il ricorso alla magistratura per far valere un principio di diritto che l’Agenzia del Demanio avrebbe dovuto applicare automaticamente, senza necessità di contenzioso».
Le parole della legale sintetizzano il senso profondo della sentenza n. 367/2025 della Corte d’Appello di Campobasso, pubblicata il 10 novembre, che chiude definitivamente una disputa giudiziaria lunga oltre vent’anni sulla natura dei terreni situati nella zona litoranea di Rio Vivo–Marinelle a Termoli.
Un procedimento complesso, iniziato nei primi anni Duemila, che ha visto contrapposti numerosi cittadini termolesi ai Ministeri delle Infrastrutture e dell’Economia e all’Agenzia del Demanio, i quali rivendicavano la natura demaniale marittima di quei suoli e ne chiedevano rilascio, ripristino e risarcimento danni.
Nel 2009 e nel 2012, due sentenze del Tribunale di Campobasso (n. 414/2009 e n. 145/2012) avevano accolto le pretese delle amministrazioni statali, condannando i privati. Ma la vicenda non si è chiusa lì. Dopo vari gradi di giudizio e una prima decisione d’appello nel 2020 sfavorevole ai cittadini, la Corte di Cassazione è intervenuta nel gennaio 2023, annullando la sentenza e rinviando il caso alla Corte d’Appello in diversa composizione.
La Suprema Corte ha fissato un principio chiaro: la delimitazione del demanio marittimo nei Comuni di Campomarino, Termoli e San Salvo va definita — con effetti retroattivi — sulla base delle risultanze catastali al 30 maggio 2004, come previsto dall’art. 6, comma 2-bis del D.L. 80/2004, modificato dalla legge 205/2017. In sostanza, la norma ha valore costitutivo: le aree che al catasto non risultano demaniali cessano di appartenere al demanio marittimo.
Applicando questo principio, la Corte d’Appello (presidente relatore Maria Grazia d’Errico) ha riesaminato il caso e ritenuto sufficiente la consulenza tecnica d’ufficio redatta nel 2008 dall’ingegner Michele Gioia, senza disporre ulteriori accertamenti. Il consulente aveva già verificato che le particelle catastali interessate risultano intestate all’Antico Demanio, ossia al patrimonio disponibile dello Stato e non al demanio marittimo.
La Corte ha inoltre precisato che la semplice intestazione catastale al “demanio pubblico” non basta a conferire natura demaniale a un bene, se non sussistono i requisiti oggettivi indicati dall’art. 822 del Codice civile, come la destinazione a uso pubblico o la funzione strategica. Da ciò consegue che i terreni in questione non appartengono al demanio marittimo e possono essere oggetto di usucapione, da accertare in separato giudizio.
La sentenza rigetta quindi integralmente le domande di rilascio, riduzione in pristino e risarcimento avanzate dallo Stato e stabilisce la non appartenenza al demanio marittimo delle particelle contestate, dichiarando che tali aree rientrano nel patrimonio disponibile dello Stato.
La Corte ha motivato l’integrale compensazione delle spese di tutti i gradi di giudizio, comprese Cassazione e rinvio, con la “complessità, storicità e incertezza normativa” della controversia, riconoscendo che il dibattito sulla linea demaniale del litorale termolese risale addirittura ai primi del Novecento ed è stato aggravato da interpretazioni giurisprudenziali altalenanti e dall’inerzia amministrativa.
Le spese della consulenza tecnica sono state suddivise in parti uguali tra appellanti e amministrazioni, in via solidale.
La sentenza — che porta la firma della presidente Maria Grazia d’Errico, del consigliere Gianfranco Placentino e del giudice ausiliario Antonio Aprea — rappresenta così una pietra miliare nella lunga battaglia legale sul confine tra demanio e proprietà privata lungo il litorale di Rio Vivo.
Per l’avvocato Laura Venittelli, che ha seguito la causa per una parte dei ricorrenti, «questa decisione ristabilisce un principio di equità che lo Stato avrebbe dovuto riconoscere già nel 2017, all’indomani della modifica normativa. Il ritardo ha costretto molti cittadini a un lungo e costoso percorso giudiziario, quando sarebbe bastato applicare correttamente la legge».
La Corte d’Appello di Campobasso, accogliendo gli appelli riuniti, ha dunque riformato integralmente le precedenti pronunce del Tribunale di Campobasso.
La decisione chiude definitivamente una pagina giuridica che ha inciso profondamente sulla vita di decine di famiglie termolesi e segna un precedente importante per casi analoghi lungo le coste molisane e abruzzesi, chiarendo che — almeno per Termoli, Campomarino e San Salvo — la linea di demarcazione del demanio marittimo coincide con quella catastale, con effetto retroattivo.
Una chiarezza attesa da vent’anni, che restituisce certezza giuridica e stabilità ai cittadini di Rio Vivo.
Emanuele Bracone

