TERMOLI. Ci sono inaugurazioni che somigliano a un taglio di nastro. E poi ci sono inaugurazioni che somigliano a un impegno, a una promessa, a un patto morale con la comunità.
È il caso della nuova Sala di Ascolto Protetto allestita all’interno del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Termoli, uno spazio concepito per accogliere, tutelare e accompagnare le vittime di violenza — donne, minori, persone fragili — nel momento più difficile: quello in cui devono trovare il coraggio di raccontare.
L’inaugurazione, in vista del 25 novembre, ha radunato attorno a quella stanza simbolica e concreta una pluralità di istituzioni: il questore Domenico Farinacci, il sindaco Nico Balice, rappresentanti della Procura, dei centri antiviolenza e numerosi operatori della Polizia di Stato.
Presente anche una figura che ha dato un forte valore aggiunto alla cerimonia: un’alta funzionaria del Dipartimento, molisana di origine, Maria Cristina Caruso, oggi in servizio a Roma, tornata “a casa” per testimoniare l’importanza di un presidio umano e professionale che il Ministero dell’Interno considera prioritario.
Presente una vasta rappresentanza del mondo istituzionale, associativo, delle forze dell’ordine e l’imprenditore Dante Cianciosi, coi suoi collaboratori di BigMat Cianciosi, che ha donato gli arredi e l’allestimento dei locali. Il questore è stato affiancato dal dirigente e da numeroso personale della Polizia di Stato, dal comandante della compagnia Carabinieri Leonardo Di Pierno, dal comandante di stazione Alfonso Grande, dal sindaco Nico Balice con l’assessore alle Politiche Sociali Mariella Vaino, dal comandante della Polizia Locale Pietro Cappella e dalle associazioni Fidapa, Casa dei Diritti e Cav Liberaluna.
“Una professionalità che cresce, ma che ha bisogno di luoghi adeguati”
Il questore Farinacci ha voluto chiarire la natura dell’iniziativa: non un semplice intervento strutturale, ma la tappa di un percorso che la Polizia di Stato porta avanti da anni, per migliorare la capacità di ascolto, la qualità dell’intervento e la protezione di chi denuncia violenze, soprattutto in ambito familiare o affettivo.
«La fase più delicata è proprio quella iniziale», ha ricordato. «Il momento in cui la vittima deve superare resistenze, paure, reticenze. Per questo servono ambienti che mettano a proprio agio, che riducano il trauma, che permettano di sentirsi subito al sicuro. La professionalità degli operatori va accompagnata da strutture capaci di accogliere, non solo di interrogare».
La gratitudine verso chi ha reso possibile questo nuovo spazio
Il questore ha voluto ringraziare in modo particolare Dante Cianciosi, imprenditore termolese ed ex poliziotto del Reparto Mobile di Padova negli anni difficili delle Brigate Rosse, che ha donato gli arredi e seguito l’allestimento della sala insieme al suo team creativo.
«Non è solo un imprenditore che ci ha aiutato», ha sottolineato. «Cianciosi è un collega. Uno che porta ancora dentro l’appartenenza alla Polizia di Stato, un sentimento che non si spegne mai».
Al fianco di Cianciosi hanno lavorato Stefania, ideatrice del concept e responsabile della parte creativa, e Doriano, l’artigiano che ha curato ogni dettaglio. Il risultato è una stanza calda, accogliente e luminosa, lontana dall’immaginario rigido degli uffici istituzionali: un luogo dove persino i bambini possono sentirsi protetti.
Il sindaco Balice: “Qui c’è umanità, non solo professionalità”
Il sindaco di Termoli, visibilmente colpito dall’ambiente inaugurato, ha sottolineato il valore umano dell’iniziativa:
«Questa sala è la conferma dell’umanità con cui la Polizia di Stato lavora ogni giorno. È un luogo che trasmette calore, accoglienza, sicurezza, soprattutto ai più piccoli. Noi vi ringraziamo perché fate sentire protetta la nostra comunità».
La rappresentante del Dipartimento: “Non ci sono campanelli d’allarme”
L’ospite istituzionale arrivata da Roma ha ricordato come «le situazioni che sembrano tranquille possono trasformarsi in tragedie umane. Non esiste un campanello d’allarme univoco. Per questo è essenziale che le vittime trovino ambienti protetti, personale preparato e una rete che non le lasci sole».
Ha sottolineato anche la soddisfazione del Capo della Polizia per l’iniziativa termolese, confermando che il progetto delle sale protette è una priorità nazionale. «Sono molisana», ha aggiunto, «e tornare qui per un’iniziativa così importante mi fa sentire ancora più a casa».
Dante Cianciosi: “Sono partito ragazzo, sono tornato uomo grazie alla Polizia”
L’intervento di Cianciosi è stato uno dei momenti più intensi della cerimonia, un racconto personale:
«Ho servito nel Reparto Mobile di Padova dal ’78 all’81. Sono partito ragazzo, sono tornato uomo. La Polizia mi ha dato educazione, cultura, valori. Quando vedo l’auto della Polizia mi emoziono ancora. Non è nostalgia: è appartenenza».
Il suo contributo all’allestimento non è stato un gesto formale: «Per noi non è stato rispondere a un invito, è stato entusiasmo vero. Sapere che qui entreranno persone, soprattutto bambini, che portano ferite profonde… questo dà un senso a tutto».
Una stanza che diventa simbolo
La nuova Sala di Ascolto Protetto del Commissariato di Termoli non è solo un luogo fisico. È un punto di partenza, una porta che non fa paura, dove si può finalmente parlare, piangere, denunciare, ricominciare.
È la prova che, quando istituzioni, territorio e cittadini si uniscono, la lotta alla violenza non è più solo un dibattito o un hashtag, ma prende forma concreta, visibile e viva.
Una stanza può essere piccola, ma contiene un enorme significato civile. E a Termoli, da oggi, quella stanza esiste.
Emanuele Bracone









