TERMOLI. «La vita di Giuseppe è stata una testimonianza di fedeltà, bontà e capacità di donarsi, una scintilla divina che illumina chi lo ha conosciuto». Con queste parole, pronunciate da Padre Enzo Ronzitti durante l’omelia, si sono svolti nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo i funerali dell’Ammiraglio ispettore Giuseppe Meli, scomparso sabato 8 novembre. Questa mattina familiari, colleghi della Guardia Costiera e cittadini si sono stretti per rendere omaggio a un uomo la cui esistenza ha saputo unire servizio, disciplina e umanità.
Notevole l’impegno della locale Capitaneria di Porto, col comandante Giuseppe Panico, che ha organizzato il cerimoniale di tutto punto, accogliendo i comandanti delle direzioni marittime di Pescara e Bari, il capitano di vascello Daniele Giannelli e il contrammiraglio Donato De Carolis, che ha pronunciato il discorso in ricordo di Meli, su delega del comandante generale, Sergio Liardo, presente ieri sera alla camera ardente. Presente anche l’ammiraglio Felicio Angrisano, assieme a davvero tanti arrivati dai comandi che videro Meli in servizio, provenienti da tutta Italia, oltre che la delegazione dal comando generale di Roma.
Alla cerimonia hanno preso parte numerosi rappresentanti istituzionali e del mondo marittimo: il Gonfalone del Comune di Termoli, accompagnato dalla Polizia locale, rappresentanti della Marina Militare, del Corpo delle Capitanerie di Porto, dell’Autorità Portuale di Bari e del settore ittico e balneare, l’Arma dei Carabinieri e il consigliere Agostino De Fenza e una folta rappresentanza dell’Anmi ‘Mario Milano‘, a testimonianza della stima e del rispetto che Meli aveva conquistato nel mondo marittimo e nella comunità locale.
Durante la celebrazione, oltre all’omelia, è stata letta la preghiera del marinaio, un momento carico di emozione che ha unito fede, ricordo e legame con il mare, elemento centrale nella vita professionale e personale dell’ammiraglio Meli.
La cerimonia ha assunto il tono di un vero e proprio percorso di memoria e riflessione sulla vita, richiamando la centralità della fede, della dedizione e della responsabilità. «Siamo chiamati figli di Dio e, come Gesù, siamo chiamati ad amare», ha ricordato il celebrante, sottolineando come la vita di Meli fosse stata segnata dall’impegno verso gli altri, dalla cura delle persone e dalla capacità di custodire ciò che è prezioso. La morte, ha spiegato, non cancella il senso di ciò che abbiamo vissuto: «La memoria di Giuseppe non è solo un ricordo, ma un seme che resta vivo, che illumina le nostre vite e ci insegna a custodire bontà e fedeltà».
L’omelia ha posto l’accento sulla dimensione spirituale della vita di Meli, paragonandola a una «pietra viva», parte integrante della comunità e della chiesa, che con la sua presenza ha costruito legami duraturi e significativi. Ogni gesto, ogni responsabilità, ogni scelta portata avanti con cuore e dedizione è stata definita come un seme di luce per gli altri, una testimonianza concreta del valore del servizio e della passione. Il sacerdote ha ricordato come la vita di Giuseppe abbia attraversato difficoltà, fatica e sofferenza, trasformandole in esempi di solidarietà, attenzione e compassione verso chi lo circondava.
Durante la celebrazione, le parole dell’omelia hanno intrecciato fede, amore e servizio, ricordando l’importanza di vivere con integrità e generosità. «Ogni gesto di Giuseppe, ogni decisione presa con cuore e mente, è stato un esempio per tutti noi», ha affermato il celebrante, richiamando alla comunità la responsabilità di far vivere il suo insegnamento quotidianamente. La funzione è stata un momento di raccoglimento profondo, ma anche di celebrazione della vita, della dedizione e della luce che Giuseppe ha lasciato nel mondo e nelle persone che ha incontrato.
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