CAMPOMARINO. Nelle sale di Palazzo Norante, si è svolta ieri sera, dalle 17, la presentazione della nuova Associazione Etico-Culturale “Arbëreshet te Kemarinit”, nata con l’obiettivo di custodire e valorizzare la cultura arbëreshe in un momento in cui le identità locali rischiano di essere appiattite dalla globalizzazione. L’incontro si è aperto con le parole di Marco Altobello, che ha sottolineato quanto sia importante trasmettere la lingua, non solo per sé stessi, ma anche per le generazioni che verranno, evidenziando la responsabilità individuale e collettiva nel mantenere vivo questo patrimonio.
Durante la serata, Costantino Manes, il presidente, ha raccontato la nascita dell’associazione e la volontà di mantenerla profondamente radicata nel territorio, non come custode passivo del passato, ma come spazio vivo dove memoria, tradizioni e vita comunitaria possano intrecciarsi. Accanto a lui, Vilma Ndoci che, data l esperienza di giovane immigrata, descrive l’associazione come un ponte di collegamento tra due realtà e due popoli ed un’occasione per far incontrare chi custodisce la memoria con chi dovrà raccoglierla.
Al tavolo anche Vincenzo Chimisso, attivista locale ed originario Arbereshe, il quale ha spiegato la storia di questa lingua, tramandata per secoli oralmente e sistematizzata solo in tempi più recenti, sottolineando quanto oggi sia in parte italianizzata e quanto sia necessario recuperare le forme più autentiche.
Di grande rilievo è stato anche l’intervento del professor Massaro, che ha raccontato il lungo percorso di studio dedicato alla lingua e alla cultura arbëreshe. La sua esperienza non è stata solo accademica: Massaro ha sottolineato come lo studio approfondito della lingua permetta di comprendere meglio le radici culturali del territorio e il legame tra storia, tradizioni e identità delle comunità. Il suo intervento ha messo in luce l’importanza di un approccio rigoroso e appassionato, capace di coniugare la conservazione della memoria con la trasmissione concreta ai giovani, stimolando curiosità e partecipazione.
La serata si è chiusa con un senso condiviso di responsabilità e speranza: l’associazione non nasce solo per conservare la memoria, ma per farla vivere, intrecciando passato e futuro e coinvolgendo l’intera comunità. “Arbëreshet te Kemarinit” si propone così come un ponte tra generazioni, dove la lingua, le tradizioni e la storia di Campomarino possano continuare a respirare, essere conosciute, raccontate e trasmesse, diventando un patrimonio vivo di cui sentirsi orgogliosi e custodi.
Angelica Silvestri


