CAMPOMARINO. 28 novembre, 113 anni di indipendenza: il filo rosso che unisce Albania e Arbëresh. Vilma Lions dell’Associazione “Arbereshet te Kemarinit”, in occasione di questa ricorrenza, dedica un messaggio a tutti i soci dell’associazione:
“Il 28 novembre non è una semplice data sul calendario. È un battito nel cuore di ogni albanese, un richiamo profondo che attraversa secoli di storia, sacrificio e identità. Oggi ricorre il 113° anniversario dell’Indipendenza dell’Albania, proclamata il 28 novembre 1912 a Vlorë da Ismail Qemali, ponendo fine a quasi cinquecento anni di dominio ottomano.
Ma per comprendere davvero il significato di questa giornata, bisogna tornare indietro nel tempo, molto prima del Novecento. Il 28 novembre è una data che si sdoppia nella storia albanese.
Già nel 1443, a Krujë, Gjergj Kastrioti Skanderbeg riconquistava la fortezza e innalzava per la prima volta l’aquila bicipite nera su sfondo rosso. Quel gesto non fu solo un atto militare: fu la nascita simbolica dell’identità nazionale. Skanderbeg non fu solo un condottiero, ma il custode della dignità di un popolo e di un’intera Europa di fronte all’avanzata ottomana. Con la Lega di Lezhë posò le fondamenta della prima forma di unità politica albanese. Quell’aquila issata a Krujë era una promessa.
Una promessa che ha dovuto attraversare secoli di dominazioni, sofferenze, esili e resistenze, ma che non si è mai spenta. Cinque secoli dopo, nel 1912, quella promessa torna a compiersi: a Vlorë viene proclamata l’indipendenza e la bandiera rossa con l’aquila nera torna a sventolare libera sulla terra d’Albania.
Ma in questo lungo cammino storico, c’è un altro popolo che ha svolto un ruolo silenzioso e fondamentale: gli Arbëreshë d’Italia. Mentre la madrepatria lottava per sopravvivere, i nostri antenati, costretti all’esilio dopo la caduta di Skanderbeg, portarono con sé non solo il dolore della separazione, ma soprattutto un patrimonio immenso: la lingua (la gjuha jonë), le tradizioni, i riti, la memoria.
Le comunità arbëreshë hanno conservato per secoli ciò che rischiava di scomparire: l’anima di un popolo. Siamo la dimostrazione vivente che un’identità non muore finché qualcuno la custodisce.
Oggi, nel 113° anniversario dell’Indipendenza, l’Albania e le comunità arbëreshë non celebrano solo una nazione, ma una storia di resistenza culturale, spirituale e identitaria. Una storia fatta di bandiere, sì, ma anche di lingua, canti e tradizioni tramandate nelle case, nelle chiese, nelle piazze dei nostri paesi.
Perché l’indipendenza non è solo un fatto politico. È prima di tutto un fatto dell’anima.
Gëzuar Festën e Flamurit! Viva la Nazione Albanese, viva il popolo Arbëreshë.
Michele Trombetta



