TERMOLI. La povertà continua a crescere e gli indicatori ufficiali delineano una situazione allarmante. Un tema di triste attualità che riguarda l’intera società. Secondo l’Istat, nel 2024 il 9,9% degli italiani, circa 5,8 milioni di persone, ha rinunciato a una visita o a un accertamento diagnostico per motivi economici, tempi troppo lunghi o distanza dalle strutture.
Presso il Centro Ecclesia Mater, la Caritas Diocesana di Termoli e il Centro di Salute Mentale Asrem, si è svolto un confronto su povertà e salute mentale all’interno dell’Agorai, in occasione della Settimana del Povero 2025. Dall’incontro sono emerse riflessioni importanti, utili per genitori, educatori e amministratori.
Lucia Corsi, responsabile del Centro diurno “Chesensoha” presso il Csm di Termoli, ha aperto i lavori sottolineando l’importanza dell’iniziativa, ormai appuntamento consolidato: “Agorai nasce dall’idea che la salute mentale è un valore collettivo. Per questo l’incontro mensile, itinerante nella città di Termoli, cerca di coinvolgere quante più persone possibile sulla tematica”.
Vito Chimienti, direttore della Caritas di Termoli, ha aggiunto: “Nell’ambito delle attività per la Settimana del Povero 2025, abbiamo voluto organizzare questo incontro per coinvolgere sul tema della povertà anche il Centro di Salute Mentale di Termoli.”
Tra le iniziative della diocesi spiccano lo sportello ascolto, realizzato in collaborazione con altre realtà del territorio come il CSM, la mostra fotografica “Oltre lo sguardo” con le associazioni Noce/Faced, l’inaugurazione del poliambulatorio Caritas e la raccolta di farmaci, anche da banco, per chi non può permetterseli.
Il rapporto della Caritas nazionale evidenzia che la povertà in Italia è peggiorata nell’ultimo decennio e sta cambiando volto: “Si tratta di un fenomeno sempre più radicato, cronico e multidimensionale, che colpisce lavoratori, famiglie e anziani. Il problema abitativo è ormai strutturale, così come quello sanitario: molte persone sono costrette a rinunciare alle cure mediche per costi o lunghe liste d’attesa. Una persona su dieci vive in stato di povertà assoluta.”
Roberto De Lena, operatore sociale, propone di estendere il progetto anche ad altri comuni del basso Molise: “Portare l’Agorai altrove è fondamentale, perché la povertà è una piaga sociale che colpisce categorie vulnerabili, privandole dell’essenziale, dell’abitazione e, in alcuni casi, anche delle cure mediche.”
Alessandro Gentile, psichiatra e responsabile del CSM di Termoli, ha sottolineato le diverse forme di povertà: “Oggi esiste la povertà del tempo, sempre più assorbito dal lavoro e meno dedicato alle relazioni. Questo fenomeno contribuisce all’aumento della demenza.”
Nel dibattito è emersa anche la cosiddetta “povertà degli insegnanti”, ossia la difficoltà di trasmettere ai ragazzi l’importanza delle relazioni umane nonostante la corretta trasmissione dei contenuti. Diversi docenti hanno chiesto a tutti i livelli di impegnarsi con costanza per riportare al centro l’uomo e i suoi rapporti, attraverso “il fare”.
Tra le povertà più concrete c’è quella dei giovani, spesso chiusi in casa davanti a uno schermo. Questo fenomeno, conosciuto come Hikikomori (stare in disparte), coinvolge un numero crescente di adolescenti anche nel nostro territorio.
I genitori presenti hanno sottolineato la necessità di educare i ragazzi a un uso responsabile della tecnologia, stabilendo limiti per smartphone e dispositivi, promuovendo attività fisica e incontri reali con amici.
“La vita va vissuta nel mondo reale, non dietro uno schermo o a colpi di like”.
Una professoressa in pensione ha aggiunto: “I social privano della capacità di sognare e immaginare. Dobbiamo creare spazi in cui i giovani possano sviluppare fantasia e creatività, diventando veri ‘Immaginauti’”.
L’assenza degli amministratori, definiti “detentori della pubblica felicità”, è stata criticata: “Bisogna trovare strade per non ridurre l’uomo a un numero o a un prodotto di consumo”.
Pier Paolo Pasolini sembra profetico: “Si educherà più per creare consumatori che persone critiche”.
Operatori della salute mentale hanno evidenziato come gli adolescenti tra i 12 e i 14 anni vivano nella paura di essere emarginati, e come questo renda difficile anche la diagnosi psichiatrica, perché si tratta di un fenomeno nuovo.
I genitori hanno sottolineato l’importanza di trasmettere ai giovani valori semplici ma fondamentali: prendersi cura di sé, del prossimo e dei rapporti umani. Testimonianze quotidiane mostrano famiglie isolate davanti ai telefoni, bambini inclusi, e la necessità di coinvolgere anche gli adulti nell’educazione dei figli.
Dalla discussione è emerso un concetto chiave: costruire ponti nella comunità.
“Cominciamo a farlo noi per quanto possibile: il computer, senza un uso disciplinato, annulla l’immaginazione, limita i rapporti umani e danneggia la salute mentale”.
Giuseppe Alabastro





