GUGLIONESI. Dall’alba al tramonto, la schiena piegata, le mani screpolate, i piedi nel fango. La terra era dura, il raccolto scarso, gli abiti pochi e logori. Il cibo appena sufficiente, le malattie sempre vicine. Molti emigravano per cercare fortuna, lasciando terra, casa e famiglia. Eppure, erano derisi, considerati “mezzi selvaggi”, una classe inferiore senza rappresentanza politica o sociale.
Questa è la storia dei contadini molisani dell’Ottocento, raccontata da Sergio Sorella nel libro La Zappa e l’Aratro, presentato sabato 8 novembre a Guglionesi, presso la Casa del Fanciullo. Insieme a lui l’assessore alla cultura del comune di Guglionesi, Dalila D’Alò, il saggista Antonio D’Ambrosio e l’editore del libro Antonio Ruggieri.
L’autore ha spiegato: “Il senso di questa ricerca sta nel mettere in evidenza le condizioni materiali di vita nelle campagne moliseaniche nel corso dell’Ottocento. Abbiamo indagato sulla fatica del lavoro, sul reddito bassissimo, sulla miseria esistente, sulle malattie, sulle abitazioni faticose, sui vestiti che erano praticamente distanzi”.
Secondo Sorella, “l’Ottocento non è così lontano da noi. Basta pensare ai nostri bisnonni e trisnonni”. Il libro, ha sottolineato, è anche un invito a non disperdere il materiale storico, perché raccontare la vita dei contadini significa comprendere le condizioni che hanno determinato la conquista dei diritti: “I diritti non sono stati allargati o dati così da qualche illuminato. Sono stati conquistati con le rivendicazioni, con le lotte e, purtroppo, anche con l’emigrazione da parte di tanti condannati”.
Guglionesi era allora il granaio del Napoletano, con 11.000 ettari di terreno coltivato. Il grano non veniva consumato localmente: veniva venduto per pagare i debiti accumulati dai contadini. La zona era anche segnata da problemi sanitari: “A ridosso del Sinarc c’erano zone malariche che hanno investito profondamente anche i contadini”, ha ricordato l’autore.
Raccontare queste vite significa restituire voce a chi per secoli è stato rappresentato da altri, ha aggiunto Sorella: “Descrivere le condizioni materiali loro di vita significa anche mettere in evidenza come loro non solo vivevano, ma anche le fatiche che facevano lì nella vita quotidiana”.
L’incontro ha permesso di osservare da vicino la durezza della vita contadina, la dignità, la resilienza e il coraggio di uomini e donne che hanno costruito il presente tra la zappa e l’aratro, lasciando una memoria viva della storia rurale molisana.
Alberta Zulli



