TERMOLI. Se dovesse confermarsi ciò che negli ultimi giorni è trapelato con insistenza – ovvero la rinuncia definitiva di Acc al progetto della Gigafactory di Termoli – le conseguenze per il nostro territorio e per l’intera regione sarebbero persino più gravi di quanto percepito finora. Non ci troveremmo davanti all’ennesima promessa elettorale svanita o a un progetto che non riesce a decollare, ma allo spettro concreto di perdere anche ciò che già esiste: la principale realtà industriale del Molise. Sarebbe il fallimento annunciato delle inesistenti politiche industriali del Governo, incapace di difendere strategicamente un asset decisivo per il Paese e vitale per il Basso Molise.
“La promessa”
Il piano presentato ai lavoratori e al territorio – e più volte sbandierato in campagna elettorale – era limpido:
1800 operai fuori da Stellantis, 1800 operai dentro Acc.
Una transizione “a saldo invariato”, come l’avevano definita. Un progetto che sembrava solido: mantenimento del livello occupazionale, riqualificazione delle maestranze, investimenti sulla ricerca, sviluppo tecnologico e sulla creazione di una filiera avanzata.
Il Basso Molise sarebbe diventato l’unica Gigafactory d’Italia e una delle poche in Europa. Una sorta di piccola Silicon Valley dell’energia, con competenze e posti di lavoro ad alta specializzazione.
“Era quello il futuro che ci avevano promesso, un futuro che sembrava finalmente possibile”, ricorda oggi Valerio Fontana, coordinatore locale del Movimento 5 Stelle.
La realtà: il castello crolla
Oggi, invece, tutto ciò pare svanito. Le notizie – sempre più insistenti – indicano che la Gigafactory non si farà. E il timore, ormai molto più che fondato, è che Stellantis stia preparando la dismissione dello stabilimento di Termoli.
Questo significa una sola cosa:
SÌ ai 1800 esuberi, NO alle 1800 assunzioni.
E non si tratta più di scenari futuri o di agitazioni sindacali. È già tutto in corso:
- giugno 2025: chiude definitivamente il reparto di produzione del motore FIRE;
- 1 settembre 2025: 1823 dipendenti dello stabilimento – praticamente tutti – entrano in contratto di solidarietà;
- nel frattempo vengono avanzate “proposte” di trasferte volontarie all’estero e incentivi per la separazione dal lavoro.
“Questa non è programmazione industriale: è smantellamento”, denuncia Fontana. “E il primo stabilimento che rischia di chiudere i cancelli è proprio quello di Termoli”.
La fine di un’epoca
Se lo scenario dovesse concretizzarsi, ci troveremmo davanti alla fine simbolica e materiale di un pezzo enorme della storia molisana. Lo stabilimento Stellantis – l’ex FIAT – è stato il passato, il presente e, grazie alla Gigafactory, doveva essere anche il futuro di questa terra.
“Si sta seppellendo non solo lo sviluppo futuro, ma anche la già fragile stabilità di migliaia di famiglie”, afferma Fontana. “E tutto avviene nel silenzio assordante di chi aveva promesso un’interlocuzione privilegiata in nome della famosa ‘filiera istituzionale’. Una filiera che oggi non dà risposte a nessuno”.
Il grande vuoto politico
In molti, infatti, attendono ancora chiarimenti che non arrivano: cosa è stato fatto per trattenere Acc? Perché non sono stati pretesi impegni vincolanti? Perché non si è difeso un sito strategico per l’Italia intera?
La verità è che la promessa si è trasformata in un miraggio. E il rischio concreto è che Termoli diventi il simbolo più drammatico di un declino industriale mai contrastato.
“Non si può più far finta di niente – conclude Fontana – il Governo deve uscire dal torpore e dire chiaramente al Paese se ha intenzione di difendere Termoli o se ha già deciso di abbandonarla al suo destino”.

