Bitcoin, Ethereum, Tether e tante altre, sono criptovalute, ovvero monete virtuali che negli ultimi anni hanno radicalmente cambiato il mondo finanziario e il modo di fare investimenti.
Oggi vi parlo delle criptovalute, di come vengono tassate e degli altri obblighi fiscali. Inoltre, vi parlerò dell’opportunità, in scadenza al 30 Novembre 2025, di rivalutarle per ridurre il carico fiscale
Cosa sono le criptovalute? In parole semplici…
Le criptovalute fanno parte delle cripto-attività, definite come “rappresentazioni digitali di valore o di diritti che possono essere trasferiti e memorizzati elettronicamente, utilizzando la tecnologia di registro distribuito (la cd. “blockchain”) o una tecnologia analoga”.
Il mercato comprende tantissime tipologie di cripto-attività che si possono distinguere a seconda del meccanismo di funzionamento e di stabilizzazione del valore o della funzione economica svolta, come ad esempio:
- le “unbacked crypto-assets”: cripto-attività prive di un meccanismo di stabilizzazione che ne ancori il valore a un’attività di riferimento (come ad esempio i Bitcoin);
- i “token non fungibili” (cd. “NFT”): si tratta di certificati digitali che rappresentano la proprietà di un bene digitale (come opere d’arte, musica, ecc.) o anche certificati, ad esempio di proprietà, su un bene fisico;
- le stablecoins: una cripto-attività che mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento a una o più attività (ad esempio una valuta ufficiale);
- le meme coins: che prendono il nome da tendenze, argomenti umoristici o divertenti;
Le criptovalute di cui vi parlerò oggi quindi, appartengono al mondo più ampio delle cripto-attività.
Quando le criptovalute rappresentano un reddito tassabile?
Con la L. n. 197/2022 (Legge di bilancio 2023) le criptovalute sono state fiscalmente inquadrate tra i redditi diversi di cui alla lett. c-sexies, dell’art. 67, TUIR. Inoltre secondo la CM 30/2023 dell’Agenzia delle Entrate, rappresentano un reddito tassabile le plusvalenze derivanti da:
- Acquisto di beni o servizi tramite cripto attività: come ad esempio l’acquisto di “buoni acquisto” da spendere per acquistare beni/servizi su siti online pagato in bitcoin produce un reddito tassabile.
- Conversione di una criptovaluta in euro o valuta estera: il passaggio da cripto → euro (o dollari, sterline, ecc.), generalmente chiamato rimborso o cessione, genera un reddito imponibile.
- Scambio di una cripto con una di diversa tipologia. l’acquisto di un “NTF” tramite bitcoin produce reddito tassabile ma, scambiare una cripto con un’altra con le stesse caratteristiche/funzioni (es. scambiare Bitcoin con Ethereum) non rappresenta un reddito tassabile.
- Attività di staking, ovvero di detenzione: la remunerazione riconosciuta a chi è disposto a “congelare” una certa quantità di criptovalute all’interno di un wallet (portafoglio digitale), al fine di partecipare alla validazione delle transazioni e alla sicurezza della rete, è tassabile.
Quindi ad esempio, se vendiamo un quadro che abbiamo da anni, questa operazione, sporadica ed occasionale, non determina alcun reddito tassabile, ma se procediamo ad certificare la proprietà di quel quadro tramite NTF (Non-Fungible Token) ed otteniamo quindi un certificato digitale unico su una piattaforma blockchain, che ne attesta la proprietà digitale e poi lo vendiamo, il reddito derivante è tassabile.
E quindi quali tasse si pagano?
Innanzitutto le cripto attività sono soggette all’Imposta sul Valore delle Cripto-attività “IVCA” che viene calcolata nella dichiarazione dei redditi con aliquota al 2 per mille.
Nel caso possediamo delle cripto attività presso intermediari esteri, o archiviate su chiavi USB, personal computer e smartphone, l’IVCA è dovuta se l’imposta di bollo non è applicata dall’intermediario.
Oltre all’IVCA, la Legge di Bilancio 2025 (commi 24-29), ha previsto, a partire dall’anno fiscale 2025:
- l’applicazione di un’imposta sostitutiva pari al 26% sui redditi diversi derivanti dalla vendita di criptovalute;
- l’eliminazione della (franchigia), cioè una soglia di non imponibilità di 2.000 euro;
- l’innalzamento dell’aliquota dell’imposta sostitutiva che dal 26% passerà al 33%, a decorrere dal 01/01/2026.
E quali obblighi fiscali ci sono?
Inoltre, ci sono obblighi di monitoraggio fiscale delle cripto-attività a cui attenersi, ovvero è obbligatorio indicarle in dichiarazione:
- indipendentemente dalle modalità di archiviazione/conservazione delle stesse;
- a prescindere dal luogo di detenzione, quindi non rileva se sono detenute all’estero o in Italia.
L’unico esonero dal monitoraggio fiscale (art.4, co. 3, DL 167/90) riguarda le cripto gestite o amministrate tramite intermediari finanziari residenti in Italia, che provvedono direttamente all’applicazione dell’imposta sostitutiva.
Un’opportunità da cogliere in fretta… la rivalutazione!
Per ciascuna cripto-attività posseduta alla data del 1° gennaio 2025 è stata introdotta la possibilità di rivalutarle, ovvero assegnare alla cripto il valore di mercato attuale invece del valore del costo di acquisto.
Ma a quali condizioni? È necessario pagare un’imposta sostitutiva del 18%, entro il 30/11/2025, con la possibilità di rateizzarla fino a un massimo di 3 rate annuali (con interessi).
Una possibilità molto vantaggiosa per coloro che hanno acquistato le criptovalute a prezzi molto bassi o nei casi in cui il valore fiscale è pari a zero e che intendono venderle nel breve periodo. In questo modo la plusvalenza tassabile sarebbe inferiore.
Ma attenzione: la rivalutazione risulta essere poco conveniente se si considera di mantenere le criptovalute nel proprio portafoglio per un periodo medio-lungo.
Facciamo qualche esempio:
Mario ha nel proprio portafoglio dei Bitcoin che al 1° gennaio 2025 hanno un valore di mercato pari a €10.000, un costo di acquisto di €2.000 e decide di venderle il prossimo anno a €11.000.
- Ipotesi senza rivalutazione:
La plusvalenza generata dalla vendita è pari a: € 11.000 – € 2.000 = € 9.000. L’imposta sostitutiva che pagherà è di: € 9.000 x 33% = € 2.970.
- Ipotesi con rivalutazione:
Mario sceglie di rivalutare i suoi Bitcoin e versa in unica soluzione l’imposta sostitutiva del 18% calcolata sul valore dei Bitcoin al 1° gennaio 2025, quindi €10.000 x 18% = €1.800.
- Il valore al 1° gennaio 2025 diventa il nuovo costo fiscale e, al momento della vendita, Mario realizzerà una plusvalenza solo di €1.000, pari alla differenza fra € 11.000 (ovvero il prezzo di vendita) e € 10.000 (cioè il nuovo valore ottenuto dalla rivalutazione).
- L’imposta sostitutiva da versare sulla plusvalenza è pari a: € 1.000 x 33% = € 330.
L’imposta complessiva che Mario dovrà versare optando per la rivalutazione è pari a €1.800 (imposta sulla rivalutazione) + € 330 (imposta sulla plusvalenza) = € 2.130. Il risparmio ottenuto grazie alla rivalutazione è di 840 euro.
Una scelta da valutare attentamente
Se hai intenzione di vendere nel breve termine le tue criptovalute, come visto, rivalutarle può essere una buona opportunità da cogliere. Ma attenzione, c’è tempo fino al 30 Novembre 2025.
Hai delle criptovalute in portafoglio e vuoi capire cosa ti conviene fare?
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Dott.ssa Federica Mangione
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