mercoledì 7 Gennaio 2026
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Il Termoli esce sconfitto anche all’Aquila 1-0

Foto Filippo Cantore

TERMOLI. Allo Stadio Gran Sasso d’Italia va in scena l’ultimo atto di questo girone d’andata del Campionato Nazionale Dilettanti, girone F: di fronte L’Aquila e FCD Termoli Calcio 1920.
Il Termoli schiera la stessa formazione che la settimana scorsa ha affrontato la capolista Ostiamare: si è perso, sì, ma sul piano del gioco i giallorossi non sono stati inferiori ai laziali.
L’Aquila parte subito in pressione, con la consueta convinzione tambureggiante dei rossoblù. Al 6’ Biguzzi riesce a fermare una pericolosa incursione in area. Per i primi dieci minuti la squadra giallorossa non riesce a superare la propria metà campo (Foto Filippo Cantore).
All’11’ il Termoli rompe l’assedio con una punizione dalla trequarti: nulla di fatto, ma almeno la difesa può rifiatare.
Al 14’ altra sortita nella metà campo aquilana e nuova punizione: batte Tracchia, buon tracciante, ma Cancello in area piccola non riesce a catturare il pallone per un eventuale tiro in porta.
Dopo l’avvio deciso degli aquilani, pare che dopo venti minuti il Termoli abbia preso le misure agli alto-abruzzesi (mai chiamarli “marsicani”: per gli aquilani è un’onta).
Al 22’ Ceesay ci prova dalla distanza, ma Michelini para senza difficoltà.
Il signor Marco Costa, arbitro della sezione di Busto Arsizio, fa arrabbiare Fulvio D’Adderio per aver lasciato correre su un intervento molto duro ai danni di un giocatore giallorosso.
Al 28’ arriva la scandalosa decisione di non concedere un rigore al Termoli per un atterramento del portiere Michelini su un attaccante giallorosso: la panchina sobbalza dalla rabbia, davvero incredibile non vedere un rigore così colossale.
Al 30’ il Termoli è finalmente pericoloso, ma il gol resta uno sconosciuto in casa giallorossa.
Dopo una lunga sosta per l’infortunio di Ceesay, sulla punizione seguente il Termoli si rende nuovamente pericoloso.
Al 43’ Sparacello ci prova, ma il tiro finisce altissimo.
Prima dell’intervallo Tracchia sfiora il gol: nemmeno stavolta possiamo provare la gioia della rete.
Squadre negli spogliatoi sullo 0-0: stessi problemi atavici per il Termoli.
Al rientro, a seguito delle proteste per il rigore non concesso, le squadre vengono pericolosamente a contatto. Tensioni che si sarebbero evitate se il direttore di gara avesse fischiato quel rigore solare.
A parte i primi dieci minuti, comunque, un buon Termoli nella prima frazione.
La ripresa si apre con un Termoli che riesce a controllare l’Aquila di mister Fucili, che finora ha dimostrato di avere le munizioni un po’ umide: tanta pressione, poche vere occasioni.
Come non detto: al 56’, dopo una punizione dalla trequarti ribattuta dalla difesa giallorossa, Danfa raccoglie al limite e trova il tiro della domenica, infilando beffardamente alla destra di Iannaccone per l’1-0 aquilano. Peccato: svantaggio non meritato.
Al 57’ il Termoli reagisce subito e trova anche il gol, ma l’arbitro annulla la rete di Romano: ulteriore dimostrazione che il vantaggio aquilano è più frutto del caso che di merito.
Il Termoli, con molta rabbia, prova a ribellarsi al gol rossoblù.
D’Adderio inserisce Basualdo, Martínez e Staffa per aumentare la qualità offensiva: il pareggio sarebbe più che meritato, e il pensiero torna a quel rigore del 28’ che grida vendetta.
Al 74’ Di Renzo dell’Aquila riparte in contropiede, entra in area e tira, ma Iannaccone salva di piede.
Al 75’ entra anche Manara: D’Adderio tenta il tutto per tutto per portare almeno un punto dal Gran Sasso d’Italia.
Al 77’ Mercuri su punizione è davvero pericoloso.
Entra anche Colabella per il Termoli.
All’84’ il Termoli dimostra ancora di non meritare la sconfitta: tiro insidioso, Michelini vola e salva.
La squadra di D’Adderio attacca costantemente.
Sei minuti di recupero al Gran Sasso d’Italia.
Termoli tutto cuore, L’Aquila vince al di là dei suoi reali meriti.
Al fischio finale scoppia una mega rissa in campo, alimentata anche dalle decisioni arbitrali e da quel rigore del primo tempo non visto.
Peccato: il Termoli oggi avrebbe meritato quantomeno un pareggio.

Michele Trombetta