TERMOLI. Si è spenta a 91 anni nella sua storica dimora di Saint-Tropez, Brigitte Bardot. Con lei non scompare solo un’attrice, ma l’ultimo grande mito di un’epoca irripetibile, l’icona che ha insegnato al mondo una nuova grammatica della libertà e della sensualità.
La notizia è stata confermata dalla Fondazione Brigitte Bardot, l’opera a cui l’attrice aveva consacrato la seconda metà della sua esistenza, trasformando il fascino della diva nella grinta della militante.
Conosciuta ovunque semplicemente come “B.B.”, la Bardot è stata molto più di una star del cinema: è stata una rivoluzione culturale. Negli anni ’50 e ’60, il suo stile — spettinato, selvaggio e fieramente indipendente — ha scardinato i canoni estetici del dopoguerra.
Se il film Et Dieu… créa la femme (1956) la trasformò nel “peccato universale”, la sua carriera sotto la guida di maestri come Jean-Luc Godard, Louis Malle e Roger Vadim ne ha cristallizzato il talento oltre l’estetica, rendendola la risposta europea alla Hollywood di Marilyn Monroe.
La grandezza di Brigitte Bardot risiede anche nel suo addio. Nel 1973, all’apice del successo, scelse di abbandonare il set per rifugiarsi a La Madrague, la sua villa affacciata sul blu di Saint-Tropez. Da quel momento, la sua voce non ha più recitato copioni, ma ha urlato in difesa di chi non ha voce: gli animali.
Il suo attivismo, spesso estremo e privo di filtri, l’ha resa una figura polarizzante, ma indiscutibilmente autentica.
La sua Fondazione non è solo un lascito etico, ma il testamento di una donna che ha avuto il coraggio di voltare le spalle alla gloria per coerenza
Con la scomparsa di Brigitte Bardot, il cinema francese perde la sua musa più audace. Ci lascia una donna che ha vissuto alle proprie condizioni, incarnando un’idea di femminilità libera da compromessi.
Brigitte non ha mai cercato di fermare il tempo; ha preferito abitarlo con fierezza. Oggi, quel tempo si ferma per renderle omaggio, consegnando definitivamente alla storia il mito eterno di B. B.
Eliana Ronzullo

