martedì 20 Gennaio 2026
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Antenna e forno crematorio, la ‘scossa’ del Comitato civico per l’ambiente a Petacciato

PETACCIATO. Il Comitato Civico per l’Ambiente lancia l’allarme dei cittadini di Petacciato sulla salute ed il parere dell’Isde del Molise, attraverso l’intervista realizzata da Andrea Barsotti, referente del Comitato, al presidente Bartolomeo Terzano.

«La realizzazione di un secondo forno crematorio nella regione Molise, a Petacciato dopo Castellino, quando la legge 130/2001 ne prevede uno per regione, in una regione che conta meno di 280000 abitanti, in un periodo di crisi climatica e di necessità di inversione energetica, ci sembra alquanto inopportuno.

Inopportuno come l’atteggiamento di un’amministrazione che sembra fare una costante di comportamento, quella di sottacere alla popolazione decisioni di grosso impatto sociale.

La decisione del forno crematorio avviene dopo la vicenda del ripetitore con antenna alta 40 metri all’interno del centro cittadino di Petacciato, a meno di 100 m. dalle scuole di primo e secondo grado.

Andiamo per ordine.

L’antenna

Dopo anni di silenzio (PEC tra comune e azienda di agosto 2023), è spuntata alla ribalta grazie alla pressione fatta dal nostro comitato, che invitando alle proprie riunioni il primo cittadino, ha sin dall’inizio, espresso preoccupazione per la salute e per il decoro cittadino.

Un silenzio, quello istituzionale, tale da dar spazio alla INWIT a ricorrere al TAR per avere soddisfazione di un silenzio assenso. Al momento il TAR ha convocato le parti, che si sono costituite e che aspettano il giudizio di merito.

Nel frattempo, il comune di Petacciato ha proposto siti alternativi all’area individuata dalla INWIT di proprietà della TIM: attualmente ancora in via di considerazione. Non siamo contro la tecnologia, ma ci opponiamo a che la tecnologia venga usata a discapito della salute e del benessere e decoro sociale.

Il forno crematorio

Partendo dalle contestabili motivazioni inserite nella delibera di giunta, che parlano di crescente richiesta dei cittadini di Petacciato alla cremazione (a quanto ci risulta, nell’ultimo anno non ci sono state richieste di cremazione), ci domandiamo quale siano le reali motivazioni che spingono un’amministrazione a prendere decisioni, che possono mettere a rischio il benessere dei propri cittadini e di tutto il territorio.

In considerazione della delicatezza dell’argomento abbiamo pensato di intervistare il dott. Bartolomeo Terzano presidente dell’ISDE del Molise e qui di seguito proponiamo l’intervista integrale.

Presidente cosa ne pensa l’Isde rispetto alla costruzione dei forni crematori?

«Considerando che è imperativo una globale riduzione delle emissioni di gas climalteranti e di particolato ad ogni livello, Isde è profondamente contraria a politiche che trascurano l’impegno primario di ridurre in tutti i settori la combustione. E’ per noi obbligatorio, pertanto, rispettare il principio di precauzione e optare scelte che vadano in direzione differente rispetto all’uso di bruciare e incenerire con forni crematori o industriali. Anche se il prodotto di partenza può essere diverso tra il carbone e un corpo animale oppure umano il prodotto finale non si modifica di molto: l’emissione di particolato ultrasottile, di sostanze chimiche e di metalli pesanti è sempre presente e inevitabile anche con l’uso di filtri e di tecniche per abbattere le emissioni».

Presidente quali sono i principali rischi sanitari per le persone associati all’esposizione alle emissioni di un forno crematorio?

«Bisogna considerare che l’esposizione delle popolazioni alle emissioni comporta un rischio certo per la salute: a breve termine con l’aumento di malattie cardio-respiratorie, a lungo termine (perciò meno valutabili) per malattie oncologiche e neurodegenerative, mi riferisco a sclerosi multipla (SM) ad Alzheimer, e a Morbo di Parkinson. Queste ultime proprio per la loro latenza prolungata, così come i tumori, comportano maggiori difficoltà nel trovare un nesso di causalità con l’esposizione.  Ma noi sappiamo che persino l’OMS ha da anni avviato una campagna di promozione per ridurre le emissioni proprio per contrastare l’aumento di mortalità per queste cause. L’esposizione cronica al particolato e ai metalli pesanti e ai VOC (composti volatili chimici) che comunque si sprigionano dalla combustione colpisce particolarmente i soggetti più fragili e queste sostanze che hanno azione mutagena e teratogena sono pericolose per le donne gravide e per i bambini in maniera elevata».

Quali sono i rischi sanitari per il territorio circostante?

«I prodotti della combustione non si limitano ad inquinare l’aria nelle vicinanze dei camini ma ricadendo anche a media distanza sul terreno, si depositano anche nei prodotti alimentari coltivati e risalendo la scala alimentare vengono ingeriti con gli ortaggi oppure le carni o il latte. Per tale motivo dopo anni nella città di Genova il forno crematorio è stato chiuso definitivamente dopo la dimostrazione di un eccesso di metalli pesanti nei terreni prossimi allo stesso».

Sarebbe disponibile a partecipare ad un dibattito pubblico da noi organizzato, per parlare a 360 gradi di tutti gli aspetti che verrebbero interessati dalla realizzazione di un forno crematorio nel nostro paese?

«Mi rendo conto che i quesiti, i dubbi e le problematiche sono tante e complesse. Molto spesso prevale un interesse specifico e non quello collettivo. Sono disponibile a un confronto franco e scevro da pregiudizi per informare tutti su principi universali che dovrebbero guidarci nelle scelte. Sono anche francamente sfiduciato perché spesso le informazioni scientifiche a nostra disposizione vengono sistematicamente trascurate. Sono molisano e profondamente convinto nella bellezza e genuinità della nostra terra, credo che dovremmo fare di tutto per mantenere un livello di qualità dei nostri prodotti e dell’aria e dell’acqua che sono la nostra vera ricchezza. Siamo anche terra di facili conquiste perché pochi e poco informati ma su questo si può velocemente rimediare».

Come dall’intervista su proposta, un forno crematorio porterebbe inquinamento dell’aria con emissioni di CO2, di polveri sottili e metalli pesanti, che avrebbero una ricaduta insalubre sul territorio e sulle falde acquifere, con a rischio a nostra salute e le coltivazioni.

Inoltre, assisteremmo ad un transito continuo di carri funebri e di mezzi per lo smaltimento di rifiuti pericolosi, che metterebbero a rischio le prerogative e gli indici di accoglienza, in un paesino dedito al turismo.

Concludiamo ringraziando il presidente Isde Molisano per la sua gentile disponibilità e professionalità».