TERMOLI. Alessandro Di Battista torna a Termoli, per l’evento di Molise in Rete, dopo diversi anni e ricorda la grande piazza di allora, quando con Beppe Grillo e Luigi Di Maio si respirava l’aria del cambiamento. Oggi, racconta, molto è mutato: «Sono diventato padre, ed è la cosa più bella e impegnativa della mia vita. Proprio per questo sono ancora più preoccupato per l’andamento dell’Italia e dell’Europa».
Di Battista rivendica la scelta di aver lasciato il Movimento 5 Stelle, definendola «la decisione più giusta per coscienza»: o ci si piega per una poltrona, dice, oppure si va via a testa alta. Conserva però gratitudine per quell’esperienza e ricorda con emozione la tappa di Termoli che, confida, gli fece intuire la vittoria del referendum per la straordinaria partecipazione popolare.
Oggi il suo impegno politico passa attraverso i libri e l’informazione: «Non vivo di denaro pubblico. Combatto fuori dalle istituzioni denunciando ciò che penso». Tra le sue posizioni ribadisce che «la Russia non è il nemico», che «Israele non è una democrazia» e che in Italia «non decide più il Parlamento, ma i grandi gruppi finanziari, le banche d’affari e le industrie delle armi».
Infine un appello: parlare, informare, non avere paura delle etichette. «Ho due figli piccoli. Le guerre si possono ancora fermare. Ognuno deve fare la sua parte».
Emanuele Bracone

