venerdì 16 Gennaio 2026
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Disagio dei giovani: «Poniamo una domanda scomoda a noi stessi, che tipo di modelli stiamo offrendo?»

TERMOLI. Nella messe degli interventi promossi nell’ultima settimana, si distingue quello offerto dalla Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Molise, Alessandra Ruberto.
In occasione delle festività, la Ruberto, ha voluto condividere una riflessione pubblica sul tema del disagio giovanile e della crescente cultura della violenza verbale che attraversa la nostra società.
«La cronaca recente del nostro Molise ci restituisce un’immagine che non possiamo più ignorare. Episodi di aggressioni tra giovanissimi, un tempo confinati a realtà metropolitane lontane, bussano oggi alla porta delle nostre comunità. Non sono più “casi isolati”, ma sintomi di un disagio profondo che richiede una riflessione che vada ben oltre la semplice condanna morale.
Ciò a cui assistiamo è una pericolosa slatentizzazione dei confini. I social media hanno abbassato drasticamente la soglia della tolleranza e del rispetto, creando un ecosistema dove l’insulto rapido e la polarizzazione estrema sono diventati la norma.
Tuttavia, non possiamo interrogare il disagio dei giovani senza porre una domanda scomoda a noi stessi: che tipo di modelli stiamo offrendo? Quando il mondo adulto usa la comunicazione come sfogo per la propria aggressività, perde l’autorevolezza necessaria per insegnare il controllo degli impulsi. Se i confini tra ciò che è lecito e ciò che è violento si fanno fluidi per gli adulti, i ragazzi si sentono autorizzati a spingersi sempre oltre. L’adulto deve tornare a essere un “calmiere emotivo”, offrendo una testimonianza coerente di dialogo e non di prevaricazione.
Come Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Molise, ritengo che il tempo della sola indignazione sia scaduto. Per questo motivo, ho proposto al Presidente della Regione Molise, magari insieme all’Ufficio Scolastico Regionale, di unire le forze per la costituzione di un Tavolo Tecnico o un Osservatorio Permanente, con l’obiettivo di monitorare e contrastare il linguaggio aggressivo in tutte le sue forme di comunicazione. Non parliamo solo di bullismo tra i banchi, ma di una cultura della violenza verbale che attraversa trasversalmente la nostra società, dall’infanzia all’età adulta. Abbiamo bisogno di mappare il fenomeno per intervenire con strategie scientifiche e pedagogiche mirate.
La repressione interviene quando il danno è già fatto. La vera sfida si gioca sulla prevenzione.
Non possiamo limitarci a guardare con timore i nostri ragazzi. Dobbiamo tornare a essere una comunità educante che sappia dare l’esempio. La psicologia è lo strumento per ricostruire quei confini necessari alla protezione della dignità umana.
Il Molise ha le risorse professionali per invertire questa rotta, ma serve una volontà politica e sociale comune. Investire sul benessere psicologico e sulla qualità della nostra comunicazione è l’unico modo per garantire un futuro sano alla nostra terra. Buone feste».

EB