TERMOLI. Housing First, quando l’amministrazione diventa scelta di campo.
Nel lessico spesso astratto delle politiche urbane, parole come inclusione, fragilità e coesione sociale rischiano di restare slogan. A Termoli, invece, prendono forma concreta con l’approvazione del progetto esecutivo degli alloggi Housing First in via Martiri della Resistenza, un intervento da 300mila euro che segna un passaggio rilevante nel modo in cui la città interpreta il proprio ruolo sociale.
L’atto amministrativo – la determinazione dirigenziale n. 66 del 12 dicembre 2025 – certifica un lavoro lungo e strutturato, tutt’altro che improvvisato. Firmata dal dirigente Gianfranco Bove, su proposta del Responsabile unico del procedimento Luigi M. Serrelli, la determina chiude la fase progettuale e apre quella operativa di un’iniziativa che si colloca pienamente nel solco del Programma Nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027. Un programma che chiede ai Comuni non solo di spendere risorse, ma di orientarle verso la riduzione delle disuguaglianze e la costruzione di infrastrutture sociali durature.
Il progetto prevede la rifunzionalizzazione degli ex alloggi dei Carabinieri, immobili pubblici destinati a diventare abitazioni per persone e nuclei familiari in condizioni di forte vulnerabilità: famiglie a basso reddito, soggetti con bisogni speciali, gruppi sociali svantaggiati. È questa la cifra dell’approccio Housing First: la casa come punto di partenza, non come premio finale di un percorso assistenziale. Un cambio di paradigma che ribalta la logica emergenziale e restituisce centralità al diritto all’abitare.
Dal punto di vista tecnico-amministrativo, il percorso è stato rigoroso. Dalla selezione di Termoli tra le città beneficiarie alla co-progettazione con l’Autorità di Gestione, dalla validazione degli elaborati alla definizione puntuale del quadro economico, fino alla verifica del rispetto dei Criteri Ambientali Minimi e del principio europeo Do No Significant Harm. Un iter che dimostra come la qualità delle politiche pubbliche passi anche dalla capacità di governare la complessità normativa senza perdere di vista l’obiettivo finale.
Gli elaborati esecutivi, firmati dall’architetto Fulvio Loreto, disegnano spazi pensati per garantire autonomia, dignità e integrazione. Non semplici unità abitative, ma luoghi capaci di favorire percorsi di stabilità e inclusione, in dialogo con il tessuto urbano circostante. Un’operazione che restituisce alla comunità un patrimonio pubblico e lo trasforma in presidio sociale.
Il cronoprogramma è stringente: i lavori dovranno concludersi entro il 31 dicembre 2026. Una scadenza che impone efficienza, rapidità negli affidamenti e capacità di tenere insieme tempi amministrativi e urgenze sociali. In questo senso, la pubblicazione dell’atto e la scelta di garantire la massima trasparenza assumono un valore non secondario.
EB
