TERMOLI. I Commissari alla sanità del Molise, Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo, intervengono con forza nel dibattito innescato nelle ultime ore attorno al Direttore Generale dell’Asrem, Giovanni Di Santo, finito al centro di una polemica per alcune dichiarazioni che hanno suscitato critiche e prese di posizione, soprattutto di natura politica. I commissari, nel documento firmato il 27 dicembre 2025, parlano apertamente di una “aggressione mediatica” e ribadiscono la loro “vicinanza umana” al direttore generale, definito “reo di aver detto cose note a tutti da anni ma che nessuno vuole ammettere”.
Una vicenda che riaccende il riflettore sulla sanità regionale, ormai campo di scontro permanente. “La Sanità è diventata terreno di scontro soprattutto politico”, scrivono Bonamico e Di Giacomo, ricordando come le cronache della sanità italiana siano dense di tensioni simili, ma che in Molise tutto si amplifica “per la presenza di commissari governativi nominati per mettere un freno al disavanzo sanitario che altri hanno prodotto”.
Il passaggio incriminato riguarda la definizione di Isernia come città “morta”, espressione giudicata impropria, ma dal quale i commissari traggono l’occasione per affrontare il nodo centrale: l’attrattività del territorio verso i professionisti. “È vero, Isernia non è una città ‘morta’. Ma è altrettanto vero che un giovane medico, dopo aver trascorso anni a specializzarsi, di fronte a una scelta tra Roma, Bologna e Isernia, per motivi facilmente intuibili, difficilmente sceglierà Isernia”. Un dato, sottolineano, confermato anche dagli indicatori sulla qualità della vita, con Isernia al 89° posto su 107 province italiane nel 2025.
Il risultato, spiegano, è sotto gli occhi di tutti: concorsi deserti, reparti in sofferenza, personale difficile da reperire. “Chi si indigna farebbe bene a porsi qualche domanda e provare a darsi qualche risposta”, rimarcano.
Da qui la scelta di riportare i numeri, perché – scrivono – “la programmazione in Sanità si fa con i numeri, le chiacchiere non servono”. La popolazione del Molise è scesa sotto le 285.000 unità, con natalità bassa e indice di invecchiamento tra i più alti del Paese. A fronte di una produttività ospedaliera “inferiore al 50% dei costi” e una mobilità passiva che “sfiora i cento milioni di euro l’anno”, continuare a mantenere strutture sottodimensionate diventa secondo i commissari non solo antieconomico, ma rischioso e contrario alla normativa nazionale.
“Chiedere che reparti sottosoglia continuino ad esistere per campanilismo significa porsi al di fuori della legge”, avvertono, citando il DM 70/2015 che stabilisce gli standard minimi. “Autorizzare reparti che non rispettano le soglie significa mettere in pericolo la salute delle persone”, aggiungono, chiarendo come l’illegittimità possa tradursi in responsabilità precise in caso di errori sanitari.
Bonamico e Di Giacomo portano esempi concreti: “Tenere aperto un punto nascita con metà dei parti minimi previsti significa mettere a repentaglio la vita della partoriente e del neonato”. Lo stesso vale per l’emodinamica “con procedure al di sotto della soglia, turni coperti solo al mattino e senza specialisti nel weekend”, condizione che impedisce l’inserimento nella rete dell’emergenza. “È fuori legge”, ribadiscono.
Sul clima di sfiducia alimentato intorno al tema sanità, i commissari invitano alla responsabilità. “Ripetere che in Molise la sanità è allo sfascio, oltre a non essere vero, non rende merito a chi ci lavora e non aiuta nel reclutamento del personale”, avvertono. Al contrario, ricordano un traguardo spesso ignorato: “Nel 2024 il Molise è stato dichiarato adempiente nei Lea in tutte e tre le aree: ospedaliera, territoriale e prevenzione. Poche regioni del sud possono dirlo”.
La conclusione è un appello al senso istituzionale: “Su un tema così importante si assumano comportamenti seri e non demagogici. In ballo c’è la vita dei malati”.
Un messaggio netto, che prova a riportare il confronto sul terreno della programmazione e della sostenibilità, in una fase in cui il Molise si gioca il futuro del proprio sistema sanitario.
EB

