TERMOLI. Quella di oggi è una storia che mi tocca nel profondo. Una di quelle che non si scrivono soltanto: si sentono. Si portano nel cuore. Perché riguarda un uomo che ha fatto parte della mia vita, della nostra città, e che ho avuto il privilegio di riabbracciare proprio ieri mattina.
Mi trovavo alla residenza per anziani Opera Serena, del gruppo Solidalia, dove alcune classi della scuola dell’infanzia Oddo Bernacchia erano arrivate per portare gli auguri ai loro “potenziali nonnini”. Una scena dolcissima: vocine allegre, manine che stringono biglietti colorati, occhi dei nostri anziani che brillano come luci di Natale.
Tra i tanti volti cari, ho rivisto persone a cui voglio bene davvero: la mia madrina Lucia Cappella, l’intramontabile e simpaticissimo Nicolino Bisignano, la lucidissima Carmela, 101 anni portati con una fierezza che metà basterebbe a tutti noi. L’avevamo anche intervistata tempo fa. Una forza della natura. Ma l’incontro che mi ha aperto il cuore, grazie al presidente Bruno Verini, è stato quello con lui: il signor Ennio Parisi, oltre 90 anni, conosciuto da generazioni come “U’ Varvire”.
Un uomo che, più che un barbiere, è stato una sentinella del Corso Nazionale. Lui abitava proprio all’inizio, da via Roma. E guai – dico guai davvero – a buttare una carta per terra sotto i suoi occhi. Ennio non risparmiava nessuno: grandi, piccoli, padroni di cani troppo “distratti”. Rappresentava quel tipo di termolese che oggi servirebbe come l’acqua: fiero, severo al punto giusto, amante della sua città senza se e senza ma.
Nella sua vita professionale è stato un barbiere. E che barbiere. Termoli, negli anni ’60, era piena di queste botteghe artigiane. Quella di Ennio era quasi a inizio Corso, poi rilevata dal compianto Leo Mascitto, anche lui barbiere . Poco più giù c’era il locale di Barbiere di Tommasino Ragni.
Una concorrenza leale, di quelle che oggi profumano di nostalgia. E come dimenticare gli altri? Gino Galasso e Cannarsa (uno in via XX Settembre, l’altro vicino alla profumeria Nicolucci), il mitico Alduccio in corso Umberto, Peppino Perazzelli dentro la stazione ferroviaria, e il barbiere-artista Tony Petrone. E poi Mario Staniscia, ancora oggi in vita insieme al nostro Ennio. C’erano tanti barbieri perché Termoli era terra di marinai.
E il marinaio, quando sbarcava all’alba dopo una settimana in mare, prima di tornare a casa voleva rimettersi in sesto: barba fresca, dopobarba, capelli pettinati, un po’ di lacca… insomma, presentarsi dalla famiglia nu’ poco arezelete, (Rimessi in sesto come si deve).
La barberia era anche un centro sociale: si parlava, si rideva, si discuteva di calcio, ci si confidava. A volte ci si andava più per le chiacchiere che per i capelli. E Ennio, in questo, era un punto fermo. Un termolese vero. Prima che la vita gli portasse via la sua amata moglie, mi capitava spesso di incontrarlo. Mi fermavo a parlare con lui. Mi dava spunti, idee, piccole chicche da trasformare in articoli. Una miniera di memoria e saggezza.
Ieri, quando ci siamo rivisti, ci siamo abbracciati. Con gli occhi lucidi. Tanto che le parole non servivano nemmeno. Io mi sono sempre informato su di lui tramite Matteo, suo figlio, che mi ha sempre rassicurato sul suo stato di salute. Ma vederlo lì, curato, rispettato, valorizzato… per me è stato davvero un dono di Natale .E so già che prima delle feste tornerò nella struttura per altri eventi. E sì, avrò di nuovo il piacere enorme di rivederlo. Ennio Parisi è un’identità termolese. Di quelle vere. Di quelle che non si cancellano.
Un grazie sincero alla struttura Opera Serena, al presidente Verini, al direttore sanitario Iannaccone e a tutti i collaboratori per averci permesso di esserci e di vivere momenti che scaldano il cuore.
Michele Trombetta
