TERMOLI. Il 2025 se ne va, ma lascia dietro di sé un eco di storie che parlano di dolore, coraggio, fragilità e resistenza. Dodici mesi intensi, in cui la vita ha mostrato la sua faccia più cruda e, allo stesso tempo, la capacità delle persone di reagire, di sostenersi, di non arrendersi. Noi di TermoliOnLine siamo stati lì, con gli occhi e il cuore aperti, raccontando tutto con umanità, perché dietro ogni notizia ci sono volti, famiglie e comunità che meritano attenzione. L’abbiamo fatto, come sempre, a partire dal 2007, diventando “maggiorenni”.
L’anno è iniziato con la vertenza Stellantis, un nodo che ha toccato il cuore dell’economia molisana. Lo stabilimento di Termoli ha visto riduzioni di produzione e tensioni sindacali, mentre gli ammortizzatori sociali hanno cercato di lenire l’incertezza dei lavoratori. Dietro ogni sciopero c’è una famiglia che si chiede se domani ci sarà il lavoro che garantisce stabilità, e ogni assemblea è un quadro di ansie, speranze e responsabilità. Raccontare questa vicenda significa raccontare l’umanità nascosta dietro i numeri e le statistiche.
Accanto alle sfide industriali, la sanità ha continuato a mostrare il suo lato più nobile e silenzioso. Medici, infermieri e operatori sanitari hanno affrontato turni impossibili, situazioni drammatiche e la fatica quotidiana, senza mai perdere competenza e umanità. Grazie ai lettori, abbiamo potuto dare voce a chi lotta per salvare vite e ridare speranza, ricordando che dietro ogni corsia c’è un cuore che batte e soffre con i pazienti.
Ma il 2025 ha anche segnato il dolore più profondo. La morte di una madre e della figlia di quindici anni durante le feste natalizie ha scosso la comunità, lasciando un vuoto silenzioso e immenso. Qualche mese prima, la tragedia di Ilaria Forgione, giovane donna incinta all’ottavo mese, vittima di un incidente stradale nel giorno del suo compleanno, ha aggiunto un’altra pagina dolorosa. E ancora, il drammatico scontro sulla statale Bifernina, che ha portato via Tony Vincelli e Mario Volpe, ha lasciato ferite profonde nella memoria collettiva. Ogni nome, ogni volto, ogni storia è un ricordo che pesa e che va raccontato con rispetto, delicatezza e responsabilità.
Nel corso dell’anno abbiamo seguito anche vicende misteriose e dolorose: la morte di Andrea Costantini, trovato senza vita nella cella frigorifera di un supermercato, ha aperto un’indagine complessa e dolorosa, con la famiglia alla ricerca di risposte. Abbiamo raccontato tutto con rigore, perché dietro le notizie ci sono persone in cerca di giustizia e verità.
La vita quotidiana ha mostrato le sue difficoltà più ordinarie e al tempo stesso drammatiche. A Santa Croce di Magliano un ragazzo di 14 anni è stato aggredito da una baby gang, mentre le truffe agli anziani hanno rivelato la vulnerabilità dei più fragili. Ma in mezzo a queste ombre ci sono stati atti di coraggio e generosità: due autisti hanno impedito uno scippo a una signora anziana, altri hanno continuato a garantire i trasporti nonostante mesi di stipendi in ritardo e tredicesime mancanti. Gesti quotidiani che parlano di dignità, responsabilità e umanità.
Anche l’ambiente ha lanciato segnali chiari: l’emergenza cinghiali ha invaso coltivazioni, strade e centri abitati, trasformandosi in un rischio concreto per le persone e per l’agricoltura. La Regione ha adottato piani straordinari di contenimento, ma la questione rimane aperta, simbolo di quanto la convivenza tra uomo e natura richieda scelte coraggiose e condivise.
Tante persone ci hanno lasciato quest’anno, e tante nuove vite sono arrivate. Ci avete permesso di essere testimoni di tutto questo, di raccogliere emozioni, ricordi e speranze. Ogni morte, ogni nascita, ogni storia ci ricorda quanto la comunità molisana sia intrecciata da legami profondi. Raccontare significa custodire memoria, emozioni e verità, restituendo dignità a chi vive, soffre e spera.
Il passaggio al 2026 non è solo un cambio di calendario: è l’occasione per rinnovare i nostri impegni, continuare a raccontare la realtà con equilibrio e umanità, dare voce a chi non ce l’ha e accompagnare i lettori con responsabilità. Perché anche in una terra piccola come la nostra, ogni storia conta. E raccontarla resta il nostro dovere.
Alberta Zulli
