TERMOLI. La salute è ancora un diritto fondamentale e la salute mentale è ancora tutelata in Molise? A questo interrogativo, dopo aver osservato i dati ufficiali pubblicati da diversi enti e raccolto informazioni da più fonti, abbiamo aperto un focus per comprendere quali fossero realmente le cause dell’incremento di alcuni trattamenti sanitari, in particolare l’aumento registrato dei Tso (trattamenti sanitari obbligatori) in Basso Molise.
Abbiamo consultato esperti anche per conoscere eventuali riflessi o ricadute sulla qualità del servizio a seguito dell’aumento di questo trattamento sanitario.
Procediamo con ordine: innanzitutto, che cos’è il Tso? Il trattamento sanitario obbligatorio, previsto dalla legge 833 del 1978, in particolare agli artt. 33, 34 e 35, è uno strumento cautelare che prevede il ricovero coattivo di una persona affetta da malattia mentale quando questa «rifiuta cure urgenti che sono necessarie per il suo benessere e per la tutela di sé stessa o di altri».
Quale procedura va attivata per questo tipo di trattamento? Il Tso viene disposto con ordinanza motivata dal Sindaco, su proposta di un medico e convalidata da un medico dell’Asrem, e deve essere confermato entro 48 ore dal giudice tutelare. Le forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri e Polizia locale) possono essere coinvolti nelle procedure del Tso perché chiamati a garantire l’esecuzione del provvedimento del sindaco e l’accompagnamento della persona verso la struttura sanitaria (Spdc – Servizio Psichiatria di Diagnosi e Cura presso l’ospedale).
Il Tso interessa diverse istituzioni e servizi; è un trattamento sanitario che viene effettuato al manifestarsi di un’acuzie che necessita di un intervento urgente e obbligatorio e comporta ulteriori oneri che si traducono in impiego di personale sanitario già esiguo, con ulteriori costi per la collettività.
Abbiamo rilevato che il numero dei Tso, nell’anno in corso, in Basso Molise è in aumento (19 casi nel 2025, sei in più rispetto al 2024). Probabilmente la prima causa è la carenza di medici psichiatri, infermieri e assistenti sociali sul territorio, oltre alla carenza di fondi.
Le strutture interessate alla cura sono il Centro di Salute Mentale e il servizio psichiatrico presso il San Timoteo, che conta in totale 5 (cinque) medici psichiatri a fronte dei 10 di qualche anno fa (secondo le fonti del Ministero della Salute la media sarebbe di 1 psichiatra ogni 182 persone e 1 psicologo ogni 284 utenti).
Il suddetto personale medico psichiatra, che conta solo 5 unità nell’area del Basso Molise, concorre ai seguenti servizi: attività presso il Centro di Salute Mentale, turni in ospedale presso il reparto di Psichiatria, TSO, progetti, convegni, visite alle comunità, reperibilità notturna e festiva. Abbiamo riscontro di come, in questa situazione, la progettualità territoriale — seppure presente con attività di gruppo — risulti nei progetti individuali più difficile da attuare, con conseguenti carenze verso il territorio.
Nel dettaglio, cerchiamo di conoscere il Centro di Salute Mentale (CSM) di Termoli. Il Centro di Salute Mentale di Termoli, denominato anche «La Casa di Ofelia», si trova in via del Molinello 1 (Ospedale vecchio, secondo piano, nello stabile sede del Distretto Sanitario della ASReM).
Il CSM opera dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 20.00 e il sabato dalle 8.00 alle 14.00. Il CSM è il vero fulcro dell’assistenza, della cura e della promozione della salute mentale. Il Direttore è il dott. Alessandro Gentile.
Il CSM di Termoli, nel periodo in esame, risponde a una platea maggiore, prendendo in carico anche i pazienti dai 16 anni in su; infatti, la neuropsichiatria infantile opera a Campobasso ed è difficilmente raggiungibile da Termoli. Un ulteriore aggravio e difficoltà potrebbe derivare dal fatto che il servizio di neuropsichiatria infantile non è incluso nel Dipartimento di Salute Mentale ma è nello staff di Direzione del Direttore Generale, e tale aspetto, secondo alcuni operatori sanitari, renderebbe più difficile il conseguimento di azioni volte a una salute mentale di comunità per la popolazione più giovane. Nonostante tutto ciò, i dati del Rapporto sulla salute mentale, pubblicati il 14 dicembre 2024 dal Ministero della Salute e intitolati «Analisi dei dati del Sistema Informativo per la Salute Mentale (SISM). Anno 2023», premierebbero il Molise come una delle regioni italiane più virtuose, capace di assicurare una migliore qualità dei servizi resi dal Csm al territorio.
L’aumento dei TSO registrato in questi ultimi mesi suonerebbe come un campanello d’allarme per il futuro. La nostra ricerca ha raccolto il parere di diversi professionisti esperti in materia.
Il primo a essere consultato è stato Angelo Malinconico, psichiatra, criminologo e analista junghiano, già direttore del Dipartimento unico regionale Salute Mentale e Dipendenze del Molise e Direttore del Centro di Salute Mentale del Basso Molise.
Interpellato sul tema, ci ha fornito una sua lettura dettagliata in merito all’incremento di questo dato anche sulla base della sua lunga esperienza:
«È impossibile dare una lettura univoca all’incremento dei Trattamenti Sanitari Obbligatori (Tso), anche perché tale incremento va seriamente ponderato. Se per incremento ci si riferisce a una sola persona che è stata ricoverata più volte e per motivi magari impropri (emergenza sociale, ad esempio), allora l’evento è atipico.
Se invece c’è una distribuzione abbastanza omogenea e continuativa nell’aumento dei Tso, allora una lettura provo a farla. Possono essere tante le ipotesi, però io credo che il motivo principale dell’aumento sia legato alla carenza di risorse, di personale, quindi alla riduzione delle attività territoriali: meno interventi a domicilio, meno interventi nelle situazioni di pre-acuzie o para-acuzie. È naturale che più si va verso l’acuzie vera, più si va verso il TSO, inevitabilmente. Questo non esclude che ci possa essere nei Servizi un cambio di paradigma, di approccio al disturbo mentale e quindi possa essere in atto una tendenza a proporre il Tso con una certa superficialità e velocità. Il problema di fondo è che bisogna ascoltare, ascoltare, ascoltare il paziente. Del resto, lo dice la stessa legge: vagliare tutte le possibilità alternative al Tso. Questo trattamento è l’ultima ratio e tale deve rimanere. Non scordiamo che è l’unica modalità, nella legislazione italiana, dove un soggetto può essere privato della propria libertà, oltre alla carcerazione».
Nella nostra ricerca abbiamo coinvolto una figura professionale importante come quella dell’assistente sociale Lucia Corsi, che nel corso degli anni ha ricoperto diversi incarichi, tra cui quello di coordinatrice di una delle prime strutture riabilitative psichiatriche nel Basso Molise, e oggi coordinatrice del Centro Diurno presso il Centro di Salute Mentale. La Corsi, in maniera chiara, ha così sintetizzato il suo intervento: «L’incremento del dato riferito al trattamento sanitario obbligatorio ha una serie di fattori che vanno dalla mancanza di risorse per i servizi di salute mentale — infatti il budget destinato a questo settore è solo il 2,5% dell’intera spesa per la salute anziché il 5% come disposto dalla normativa nazionale — alla carenza di personale (che è ormai un dato noto a tutti), alla carenza dei servizi e delle attività che vengono erogati sul territorio. La sommatoria di queste cause determinerebbe l’incremento di questo tipo di trattamento».
Non abbiamo tralasciato le associazioni dei familiari: ne sono diverse che operano in materia e hanno un ruolo significativo nella salute mentale. Pertanto abbiamo chiesto un parere a chi, come Antonella Auciello, opera come volontaria da anni ed è presidente dell’associazione Incontrarsi Onlus per la Salute Mentale. L’associazione opera giuridicamente dall’8 settembre 2003 ma di fatto è attiva già dal 2000 presso il Centro di Salute Mentale di Termoli: «Il problema che noi familiari avvertiamo è la carenza di personale, in particolare di medici, oltre alla carenza di fondi che abbiamo più volte dichiarato nelle diverse sedi».
Idea comune, espressa da diversi operatori psichiatrici che operano nel settore da molti anni, è che «l’assistenza domiciliare in materia di salute mentale è sempre stata scarsa sul territorio; in questi anni è pressoché inesistente e la causa sono le poche risorse che vengono stanziate per la salute mentale».
Dalla nostra indagine è emerso che il servizio di salute mentale in Basso Molise, seppure con mille difficoltà, cerca di garantire il diritto alla salute e in particolare alla salute mentale, un diritto che i padri costituenti hanno sancito all’art. 32 della Costituzione Italiana. Tutto ciò, è bene sottolinearlo, è possibile grazie ai tantissimi sacrifici a cui si sottopongono medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali, operatori, associazioni, familiari, volontari e, non per ultimi, gli stessi utenti finali, che mai hanno fatto mancare il loro contributo nelle tante attività e progetti realizzati sia presso il CSM sia sul territorio.
Un dato emblematico della ricerca, valutato da più fonti qualificate, ha evidenziato come la Regione Molise, nella sua politica sanitaria, dovrebbe destinare maggiori risorse alla salute mentale, anche alla luce di questi ultimi indicatori che attestano l’incremento dei trattamenti sanitari obbligatori, stimati in maniera specifica come una delle possibili misurazioni che rilevano la situazione di sofferenza in cui versa il settore della salute mentale, in modo particolare nel Basso Molise.
Questo dato andrebbe maggiormente attenzionato dalla politica e dagli amministratori, perché la salute mentale è un bene fondamentale a cui una società che vuole definirsi civile non può rinunciare. Attraverso questo articolo abbiamo segnalato la presenza di un “alert” attivo nel settore della salute mentale, che va valutato anche per ottimizzare il servizio e le scarse risorse; e i destinatari, come direbbe Cesare Beccaria, sono i detentori della pubblica felicità: la classe politica ai vari livelli. Ogni acuzie gestita in regime di emergenza, che si sarebbe potuta affrontare — avendo le giuste risorse — con il sistema ordinario della sanità pubblica, è comunque causa di una maggiore spesa per il bilancio sanitario e per le istituzioni coinvolte. Il trattamento sanitario in questione, ricordiamolo sempre, è a discapito degli utenti finali perché, oltre ai maggiori costi per la società, per l’utente e per i familiari, l’individuo interessato — la persona umana, a cui dobbiamo far sempre riferimento — si vede privato della propria libertà perché si sono aggravate le sue condizioni di salute.
Giuseppe Alabastro