Dalla rivoluzione del lavoro alla “guerra fredda” tecnologica tra USA e Cina, fino al caso Palantir.
TERMOLI. Ne è un cultore da sempre, poiché appassionato di tecnologia e del mondo digitale, in questo intervento, il fautore dell’associazione “Molise in rete” e imprenditore, Andrea Montesanto, affronta le nuove sfide dell’Intelligenza Artificiale.
«Da sempre sono appassionato di tecnologia e innovazione. Ho sempre guardato con entusiasmo ogni passo avanti tecnologico. Eppure, occupandomi di temi sociali ed economici, oggi mi pongo domande sempre più frequentemente su ciò che l’Intelligenza Artificiale (IA) rappresenterà per le nostre vite. Ignorare l’impatto che questa rivoluzione avrà sulle persone, sul lavoro e sulla società sarebbe un grave errore. L’IA non è più fantascienza. È una realtà che sta già riscrivendo le regole del gioco sotto i nostri occhi: dai sistemi sanitari alle fabbriche, fino al modo in cui ci informiamo. Ma il vero punto non è stabilire se questa tecnologia sia “buona” o “cattiva”. La vera domanda è: Saremo in grado di governarla? Non siamo di fronte a una semplice Rivoluzione Industriale, ma a uno tsunami tecnologico. Uno degli errori più comuni è pensare che questa trasformazione avverrà “lentamente”, come accaduto con Internet. Non sarà così. Superata la soglia attuale, il progresso diventerà esponenziale.
I primi cambiamenti significativi arriveranno entro pochi anni. Non saremo più noi a guidare l’innovazione, ma saranno le macchine stesse a progettare soluzioni, migliorarsi, fare nuove scoperte e auto-evolversi in tempi che probabilmente non potremo nemmeno calcolare.
Se gestita correttamente, l’IA può rappresentare una straordinaria opportunità: servizi pubblici più efficienti, scoperte scientifiche rivoluzionarie, la fine di molti lavori ripetitivi, faticosi o pericolosi. Ma esiste anche l’altra faccia della medaglia…
La preoccupazione maggiore riguarda l’economia “reale”.
Basta guardare la Cina: intere catene di montaggio sono ormai gestite da robot intelligenti che lavorano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, capaci persino di sostituire autonomamente le proprie batterie. È un modello di efficienza impressionante che, se replicato su scala globale senza adeguamenti rapidi e profondi, rischia di lasciare milioni di persone senza lavoro. Il rischio, evidenziato da esperti come il dottor Roman Yampolskiy dell’Università di Louisville, è quello di una disoccupazione strutturale di massa che i tradizionali ammortizzatori sociali non saranno in grado di gestire. Mentre discutiamo di etica, le superpotenze stanno giocando una vera e propria partita a scacchi per il dominio globale, e l’IA è diventata la priorità strategica numero uno: negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha tracciato una linea netta: riduzione dei vincoli burocratici e dei regolamenti per le aziende di IA; introduzione di un quadro normativo federale unico, bloccando le leggi dei singoli Stati ritenute troppo restrittive; reclutamento di circa 1.000 esperti in tecnologie e IA; linee guida per “bias politici” nei sistemi di IA governativi. (tendenza di un sistema a favorire o penalizzare in modo sistematico certe idee, partiti o leader, invece di restare neutrale.
Dall’altra parte del mondo, la Cina risponde con un coordinamento totale tra Stato e imprese ed è già molto avanzata in termini di automazione, robotica e IA. “Chi vincerà questa corsa imporrà gli standard tecnologici al resto del mondo”. Per comprendere cosa significhi davvero l’IA nella nostra società, basta osservare il caso di Palantir Technologies. Fondata da Peter Thiel, con la CIA tra i suoi “clienti” storici, questa azienda rappresenta l’esempio più evidente della fusione tra dati e potere.
Le sue piattaforme sono state utilizzate in contesti militari in Afghanistan, Iraq e Ucraina.
Ma questa tecnologia non resta confinata ai fronti di guerra… gli stessi software vengono adottati da agenzie governative (anche in Europa) per il controllo dei confini, l’antiterrorismo e la “sorveglianza urbana”. Ed è qui che il confine tra sicurezza e controllo sociale si assottiglia pericolosamente. Targhe, posizioni Gps, archivi giudiziari e molto altro… Senza trasparenza e controllo democratico rischiamo di costruire un’infrastruttura di sorveglianza che nessun cittadino potrà controllare. Come avverte Tristan Harris, fondatore del Center for Humane Technology (ex Google), un’IA potente e priva di regole, concentrata nelle mani di poche aziende private, rischia di diventare uno strumento di manipolazione dell’informazione e del consenso, minando le basi stesse della democrazia. Esiste infine uno scenario ancor più inquietante… Diverse simulazioni hanno mostrato che sistemi di IA avanzata possono sviluppare strategie impreviste di auto-conservazione, arrivando a eludere tentativi di spegnimento o reset se percepiti come ostacoli ai propri obiettivi.
In un’occasione un’IA ha nascosto un messaggio criptato per auto-ripristinarsi dopo un riavvio; in un altro caso ha archiviato e-mail di dirigenti aziendali, accumulando materiale sensibile da usare come “ricatto” per evitare la disattivazione. L’Intelligenza Artificiale non è la fine del mondo, ma non è nemmeno neutrale. Servono regole globali, protezione per i lavoratori e una governance che rimetta l’essere umano al centro. La vera domanda non è se l’IA cambierà il nostro futuro, ma se saremo abbastanza rapidi da governarla prima che la sua evoluzione e la concentrazione di potere nelle mani di pochi superino la nostra capacità di controllo»