TERMOLI. C’è un luogo, a Termoli, dove la domenica mattina sembra scorrere con un passo diverso.
Un luogo semplice, autentico, che profuma di mare e di quotidianità vera. È il bar di Felice, proprio lì, al porto, davanti all’imbarco per le Tremiti. Ogni tanto ci vado anch’io.
Quello che mi affascina, ogni volta, è l’ambiente. Qui il termolese vero non è un ricordo del passato: è vivo, è parlato, è naturale. Lo senti nelle voci di chi durante la settimana esce per mare e la domenica si ritrova qui, davanti a una birra o a un caffè. Lo senti nelle battute veloci, nel dialetto stretto, nella spontaneità che solo chi ha il mare nel sangue riesce a mantenere intatta nel tempo.
Ma Felice non è solo il bar dei marinai.
È il bar di tutti: giovani, coppie, anziani, amici che si incontrano, persone che si conoscono da sempre e altre che si salutano solo la domenica. È un miscuglio bellissimo di facce, storie, abitudini. È quel luogo dove si va non per fare qualcosa, ma per stare.
E poi c’è una cosa che, ogni volta, mi emoziona: il sole d’inverno.
Quando fa freddo, quando il porto è silenzioso e l’aria è tagliente, basta un raggio di sole per trasformare tutto. Te lo senti addosso mentre sorseggi un prosecco, come piccolo aperitivo prima del pranzo della domenica, e ti sembra che il tempo si fermi per un attimo. È un piacere semplice, quasi infantile: stare lì, lasciarsi baciare dal sole e guardare il porto, il mare, il cielo, i gabbiani.
Felice Marinucci, il padrone di casa, è parte fondamentale di questa magia. Accogliente, cordiale, sempre con quella generosità tutta sua, che riesce a strapparti un sorriso in più quando ti invita ad assaggiare un “tocco di salsiccia” che qualcuno gli ha portato.
Il suo modo di essere rende questo posto ancora più speciale.
E allora capisci che non sei l’unico a provare queste sensazioni.
Che chiunque si ritrovi lì, la domenica mattina, avverte quella stessa piccola gioia, quella stessa leggerezza che appartiene solo ai luoghi veri, ai posti che non vogliono apparire ma solo esistere.
Ecco perché “la domenica mattina da Felice” non è solo un’abitudine.
È un momento, un’emozione, un piccolo rito che, ogni volta, fa bene all’anima.
Nicola Montuori






