venerdì 23 Gennaio 2026
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«La protesta di Castrataro è il grido disperato di un territorio stanco dello smantellamento della sanità»

GUGLIONESI. Il Circolo del Partito Democratico di Guglionesi e Guglionesi Progressista esprimono pieno e convinto sostegno alla protesta promossa dal sindaco di Isernia, Piero Castrataro, davanti all’ospedale Veneziale. Non si tratta di un episodio isolato, né tantomeno di una boutade politica, come vorrebbe far credere la dirigenza Asrem.

«È il grido disperato di un territorio che da anni assiste inerme allo smantellamento sistematico del proprio sistema sanitario, vittima di una crisi che affonda le radici in decenni di malgoverno, sotto-investimento cronico e scelte scellerate che hanno trasformato il Molise in un deserto sanitario.

Quando un primo cittadino è costretto a scendere in piazza, a lasciare le stanze istituzionali per unirsi alla rabbia dei suoi concittadini, significa che tutti i canali ordinari di interlocuzione si sono inariditi. Significa che le rassicurazioni sono diventate vuote promesse, che i tavoli tecnici si sono rivelati sterili rituali burocratici, e che la distanza tra chi governa la sanità e chi ne subisce le conseguenze è diventata un abisso incolmabile. Come Circolo PD di Guglionesi e come Guglionesi Progressista riconosciamo in questa protesta la nostra stessa battaglia, perché la crisi sanitaria non conosce confini comunali e colpisce indistintamente tutti i territori molisani.

Il sistema sanitario molisano non è semplicemente “in difficoltà”: è in fase terminale. E le patologie che lo affliggono sono molteplici, interconnesse e devastanti. La desertificazione dei servizi ospedalieri rappresenta la criticità più evidente e drammatica. Gli ospedali della regione hanno visto progressivamente chiudere reparti essenziali: punti nascita smantellati, reparti di chirurgia depotenziati, pronto soccorso ridotti a mere sale d’attesa per ambulanze dirette altrove. Il risultato? Pazienti costretti a percorrere centinaia di chilometri per prestazioni che dovrebbero essere garantite sul territorio, con conseguenze facilmente immaginabili in caso di emergenze cardiologiche, oncologiche o traumi gravi.

La carenza di personale sanitario ha raggiunto livelli allarmanti. Medici, infermieri e operatori sociosanitari fuggono dal Molise attratti da condizioni lavorative migliori in altre regioni. Chi resta si trova a gestire carichi di lavoro insostenibili, con turni massacranti che compromettono non solo la qualità dell’assistenza, ma anche la dignità professionale degli operatori. I concorsi vanno deserti, le graduatorie si esauriscono senza che le posizioni vengano coperte, e intere corsie funzionano in regime di perenne sottorganico.

Le liste d’attesa sono diventate un incubo kafkiano. Per una risonanza magnetica si aspettano mesi, per una visita specialistica anche oltre un anno. Chi può permetterselo si rivolge al privato, alimentando una sanità a due velocità che tradisce il principio costituzionale dell’universalità delle cure. Chi non può, semplicemente rinuncia, con conseguenze devastanti sulla diagnosi precoce di patologie gravi. Anche i cittadini di Guglionesi vivono quotidianamente queste difficoltà, e per questo sentiamo il dovere di far sentire la nostra voce accanto a quella del sindaco Castrataro.

Il commissariamento della sanità molisana, in vigore dal 2007, invece di risanare il sistema lo ha progressivamente asfissiato. I piani di rientro dal deficit si sono tradotti in tagli lineari che hanno colpito indiscriminatamente servizi essenziali, senza una visione strategica di riorganizzazione. Il pareggio di bilancio è diventato l’unico obiettivo, sacrificando sull’altare dei numeri la salute di intere comunità. L’inadeguatezza delle strutture territoriali completa il quadro desolante. I consultori familiari sono ridotti al minimo, i servizi di assistenza domiciliare sono inesistenti o inefficaci, la medicina di prossimità è un miraggio. Il risultato è che anche patologie gestibili a livello territoriale finiscono per intasare ospedali già al collasso, in un circolo vizioso che amplifica l’inefficienza del sistema.

Come Circolo del Partito Democratico di Guglionesi e Guglionesi Progressista chiediamo con forza la fine immediata del commissariamento della sanità molisana. Diciotto anni di gestione commissariale hanno dimostrato il totale fallimento di questo modello. Invece di risanare il sistema, lo hanno distrutto. Invece di garantire efficienza, hanno prodotto desertificazione sanitaria. Invece di tutelare i cittadini, li hanno condannati a una sanità di serie B. Il commissariamento non è più uno strumento di risanamento: è diventato il problema stesso, un alibi per nascondere l’assenza di volontà politica e di coraggio decisionale.

La dirigenza dell’Asrem ha bollato la protesta del sindaco Castrataro come “strumentale”, attribuendo al primo cittadino la responsabilità della carenza di medici. Come Circolo PD di Guglionesi e Guglionesi Progressista denunciamo questa operazione di scaricabarile che rivela tutta la pochezza di una classe dirigente incapace di assumersi le proprie responsabilità. Certo, le amministrazioni locali hanno il loro ruolo nell’attrattività territoriale. Ma attribuire a un sindaco la responsabilità della fuga dei medici significa ignorare volutamente le cause strutturali del problema: contratti nazionali inadeguati, condizioni lavorative insostenibili, mancanza di investimenti in tecnologie e strutture, assenza di prospettive di carriera, isolamento professionale. Un sindaco può rendere una città più vivibile, ma non può sostituirsi alle politiche sanitarie regionali e nazionali.

La realtà è che dietro questa polemica si nasconde il fallimento di una governance sanitaria che ha gestito il Molise come una colonia da spremere, piuttosto che come una comunità da servire. I commissari che si sono succeduti hanno applicato ricette standardizzate senza tenere conto delle specificità di un territorio montano, scarsamente popolato, con una popolazione anziana e con peculiari difficoltà logistiche.

Ciò che emerge con drammatica evidenza dalla vicenda molisana è l’assenza totale di una visione politica per la sanità delle aree interne. Non si tratta di incapacità amministrativa o di semplice inefficienza burocratica: si tratta di una precisa scelta politica, mai dichiarata apertamente ma sistematicamente perseguita, di lasciare che il sistema imploda su se stesso. L’attesa passiva del collasso è diventata la vera strategia di gestione della sanità molisana. Nessuno cerca soluzioni innovative, nessuno sperimenta modelli alternativi, nessuno investe in progetti pilota che potrebbero invertire la rotta. Si aspetta semplicemente che il sistema, sotto il peso delle sue contraddizioni, si dissolva spontaneamente. E quando un reparto chiude, quando un ospedale viene declassato, quando un servizio viene soppresso, la giustificazione è sempre la stessa: “Non c’erano alternative, i numeri non reggevano, le norme europee lo imponevano”.

Ma questa narrazione dell’inevitabilità è una menzogna politica che come Circolo PD di Guglionesi e Guglionesi Progressista rifiutiamo categoricamente. Le soluzioni esistono, sono state sperimentate con successo in altre regioni europee con caratteristiche simili al Molise: ospedali di comunità, reti integrate territorio-ospedale, telemedicina avanzata, incentivi strutturali per i professionisti, hub tecnologici condivisi tra più strutture. Non mancano i modelli, manca la volontà politica di applicarli.

La verità scomoda è che nessuno vuole veramente trovare soluzioni perché la sanità delle aree interne rappresenta un “problema” più comodo da gestire attraverso la sua progressiva scomparsa che attraverso investimenti coraggiosi e innovativi. È più semplice aspettare che lo spopolamento faccia il suo corso, che gli anziani muoiano, che i giovani emigrino, che interi territori si desertifichino, rendendo così “naturale” e “inevitabile” la chiusura dei servizi. Questa è una strategia cinica di dismissione territoriale mascherata da razionalizzazione economica. Si lascia che il sistema imploda contando sul fatto che la protesta si esaurirà nella stanchezza, che i cittadini si rassegneranno, che l’attenzione mediatica svanirà dopo qualche settimana. E mentre l’implosione procede, i decisori politici si trincerano dietro vincoli di bilancio, normative europee, standard ministeriali, trasformando scelte politiche precise in presunti obblighi tecnici inderogabili.

Non esiste un piano per salvare la sanità molisana perché esiste un piano non dichiarato per lasciarla morire. Un piano che si nutre dell’inerzia, della burocrazia, delle commissioni che non decidono, dei tavoli tecnici che non concludono, delle promesse che si ripetono identiche anno dopo anno senza mai tradursi in fatti concreti. Un piano che conta sulla pazienza infinita di cittadini troppo stanchi per continuare a lottare, troppo anziani per emigrare, troppo poveri per curarsi altrove.

La mancanza di coraggio politico è il vero cancro che sta uccidendo la sanità molisana. Servirebbero scelte coraggiose, investimenti consistenti, visioni innovative, disponibilità a sperimentare modelli alternativi anche a costo di scontrarsi con burocrazie centrali e ortodossie economiche. Ma tutto questo richiederebbe una classe politica che crede ancora nel futuro di questi territori, che considera la sanità pubblica un diritto da garantire e non un costo da tagliare, che ha il coraggio di sfidare le logiche puramente ragionieristiche del commissariamento.

Invece, assistiamo a una resa senza combattimento. La sanità molisana non sta morendo per cause naturali: sta venendo uccisa dall’abbandono deliberato, dalla rinuncia preventiva a cercare soluzioni, dall’attesa che il tempo risolva il problema attraverso la sua cancellazione. È una forma di violenza istituzionale tanto più grave perché compiuta nel silenzio, nell’indifferenza, nella complicità di chi potrebbe intervenire ma sceglie di guardare altrove. Come Circolo PD di Guglionesi e Guglionesi Progressista non accettiamo questa resa e non staremo in silenzio di fronte a questa violenza.

Definire Isernia “poco attrattiva”, come ha fatto la dirigenza Asrem, è non solo offensivo, ma profondamente disonesto intellettualmente. L’attrattività di un territorio per i professionisti sanitari non si costruisce con il folklore o le bellezze paesaggistiche, ma con condizioni lavorative dignitose, strutture ospedaliere moderne ed efficienti, possibilità di formazione continua, integrazione in reti professionali dinamiche. Isernia, come Guglionesi e il Molise tutto, non sono “poco attrattivi” per colpa dei loro cittadini o dei loro amministratori locali: lo sono diventati perché decenni di disinvestimento hanno trasformato i loro ospedali in luoghi dove lavorare diventa un sacrificio eroico piuttosto che una scelta professionale gratificante.

Un medico che accetta di lavorare in Molise si trova spesso isolato, senza colleghi con cui confrontarsi, con attrezzature obsolete, costretto a gestire emergenze senza il supporto adeguato. Non è propaganda affermare che in queste condizioni anche il professionista più motivato finisca per cercare alternative.

La protesta del sindaco Castrataro solleva una questione fondamentale che trascende le dinamiche politiche locali: il diritto alla salute è universale e non può essere subordinato alla residenza geografica o all’appartenenza amministrativa. Un cittadino di Isernia, come un cittadino di Guglionesi, ha lo stesso diritto di un cittadino di Milano o Roma di ricevere cure tempestive, appropriate e di qualità. La Costituzione non prevede sanità di serie A per le metropoli e sanità di serie B per le aree interne. Eppure, la realtà quotidiana del Molise racconta esattamente questo: una progressiva apartheid sanitaria che condanna chi vive nelle aree marginali a una cittadinanza diminuita.

Questa battaglia non riguarda solo Isernia. Riguarda Guglionesi, riguarda tutti i comuni molisani, tutte le aree interne del Paese, quelle montane, quelle a bassa densità demografica, quelle che il processo di concentrazione urbana e di ottimizzazione dei costi sta progressivamente abbandonando. Difendere la sanità pubblica in questi territori significa difendere il diritto stesso di questi luoghi a esistere, a essere abitati, a mantenere una propria vitalità sociale ed economica. Per questo, come Circolo PD di Guglionesi e Guglionesi Progressista, sentiamo il dovere di schierarci al fianco del sindaco Castrataro e di tutti gli amministratori che hanno il coraggio di alzare la voce.

Quando le istituzioni smettono di ascoltare, quando i tavoli tecnici producono solo verbali senza conseguenze, quando le promesse si ripetono identiche anno dopo anno senza mai tradursi in fatti, la protesta diventa l’unica forma di democrazia ancora praticabile. Non è folklore, non è propaganda, non è demagogia. È l’esercizio legittimo del diritto di cittadini che si sentono traditi da uno Stato che chiede loro di pagare le tasse, di rispettare le leggi, di essere cittadini responsabili, ma poi li abbandona nel momento del bisogno più elementare: quello della malattia.

La presenza di un sindaco in piazza accanto ai suoi cittadini non indebolisce le istituzioni: le rafforza, perché dimostra che esiste ancora una classe politica capace di sentire il polso della comunità, di condividerne le sofferenze, di farsi carico delle sue istanze. Sono le istituzioni che si barricano dietro comunicati stampa e scaricabarile a risultare deboli, perché rivelano la propria incapacità di affrontare i problemi con soluzioni concrete.

Come Circolo del Partito Democratico di Guglionesi e Guglionesi Progressista riteniamo che la protesta del sindaco Castrataro rappresenti una richiesta di dignità per tutti i cittadini molisani, per i lavoratori della sanità che ogni giorno affrontano condizioni impossibili, e per un territorio che chiede risposte concrete e non più scuse o scaricabarile. La sanità pubblica non può essere difesa con le dichiarazioni, ma con i fatti. E oggi i fatti dicono che chi protesta ha ragione di farlo.

Per questo chiediamo con forza e determinazione la fine immediata del commissariamento della sanità molisana. Diciotto anni sono troppi. Diciotto anni di fallimenti sono sufficienti. È arrivato il momento di restituire alla politica regionale la responsabilità e la possibilità di governare la sanità con una visione strategica che guardi al futuro e non solo ai vincoli di bilancio. È arrivato il momento di investire invece che tagliare, di costruire invece che smantellare, di credere nel futuro del Molise invece che gestirne l’agonia.

La sanità molisana ha bisogno di investimenti massicci in strutture e tecnologie, di un piano straordinario di assunzioni che vada oltre i vincoli imposti dal commissariamento, di politiche di incentivi economici e professionali per attrarre medici e operatori sanitari, di un ripensamento radicale della medicina territoriale. Ma soprattutto ha bisogno della fine del commissariamento e del ritorno a una governance regionale responsabile, democratica e coraggiosa, che risponda ai cittadini e non ai ragionieri.

Il problema della sanità molisana non è tecnico, è politico. E le soluzioni politiche richiedono coraggio, visione e la volontà di rompere con un passato fatto di inerzia e rassegnazione. Finché si continuerà ad aspettare che il sistema imploda, fingendo che non esistano alternative, il Molise e le sue aree interne continueranno a morire lentamente, abbandonate da uno Stato che ha scelto di voltarsi dall’altra parte.

Per questo, il Circolo del Partito Democratico di Guglionesi e Guglionesi Progressista esprimono piena solidarietà al sindaco Piero Castrataro e alla sua battaglia. Non si tratta di solidarietà di facciata o di rituali dichiarazioni di circostanza: è il riconoscimento che questa è la nostra battaglia, che la crisi sanitaria molisana ci riguarda tutti, e che solo attraverso un’azione comune e determinata possiamo sperare di invertire la rotta.

La battaglia per la difesa della sanità pubblica molisana deve unire amministratori, forze politiche e cittadini, perché in gioco c’è un diritto universale che non conosce confini territoriali o appartenenze partitiche. Noi, come Circolo PD di Guglionesi e Guglionesi Progressista, scegliamo di stare dalla parte di chi non si arrende, di chi continua a lottare per un diritto fondamentale che appartiene a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui hanno scelto di vivere.

Chiediamo la fine del commissariamento. Chiediamo investimenti veri. Chiediamo una sanità pubblica che funzioni. Chiediamo dignità per i cittadini molisani. E continueremo a farlo finché non vedremo risposte concrete e non più promesse vuote».

Intervento a firma di Annamaria Becci e Pino Aristotile.