lunedì 19 Gennaio 2026
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Liste d’attesa e disuguaglianze: Cittadinanzattiva lancia l’allarme

MOLISE. In Italia, la principale emergenza sanitaria non riguarda la qualità delle cure, ma la possibilità stessa di accedervi. Nonostante alcune riforme in corso – dal contenimento dei tempi di attesa all’assistenza territoriale, dall’aggiornamento dei LEA all’ampliamento degli screening e del calendario vaccinale – liste d’attesa troppo lunghe, carenza di personale e disomogeneità dei servizi mettono ancora a rischio il diritto alla salute.

A dirlo sono i dati contenuti nei Rapporti 2025 di Cittadinanzattiva – il Rapporto Civico sulla Salute e il Rapporto sulle Politiche della Cronicità – presentati nel corso dell’evento “L’incomprimibile diritto alla salute. Riforme in corso, bisogni in attesa” presso il Ministero della Salute.

“Il Servizio sanitario nazionale resta l’antidoto più efficace contro le disuguaglianze”, ha sottolineato Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva. “Vogliamo mettere i cittadini al centro del dibattito sulla salute, con i loro diritti e responsabilità, e favorire una stagione di confronto che porti a un’Agenda civica sulla salute e sul SSN”.

Liste d’attesa: un’emergenza nazionale

Secondo l’analisi di Cittadinanzattiva, quasi la metà delle 16.854 segnalazioni raccolte dai cittadini riguarda difficoltà di accesso a prestazioni sanitarie. In molti casi, le liste d’attesa superano di mesi i tempi previsti, con attese fino a 360 giorni per una TAC torace, 540 giorni per risonanza magnetica o visita oculistica, 720 giorni per una colonscopia.

L’accesso civico generalizzato promosso dall’associazione ha rivelato un quadro frammentato: su 21 Regioni interpellate, solo 8 hanno fornito dati completi e trasparenti, mentre 5 non hanno risposto. Criticità simili emergono anche dall’analisi della Piattaforma Nazionale Agenas, dove meno della metà delle prestazioni viene erogata entro i tempi stabiliti.

Cronicità, malattie rare e spesa privata

Il Rapporto sulle Politiche della Cronicità evidenzia come la cura diventi un lusso per chi non può sostenere attese e spese: l’83,6% dei pazienti cronici denuncia tempi eccessivi, oltre il 55% ha rinunciato a visite o esami e l’85,9% ha sostenuto costi di tasca propria. Per i pazienti con malattie rare, più del 43% deve spostarsi in un’altra Regione per ricevere cure adeguate.

Assistenza domiciliare integrata: trasparenza insufficiente

Tra i 1.136 cittadini intervistati da Cittadinanzattiva, solo il 35,4% ha ottenuto il servizio ADI richiesto; il 15,6% ha ricevuto un rifiuto e quasi la metà non ha mai presentato domanda. La qualità professionale viene valutata positivamente dal 70,6%, ma il coordinamento tra servizi sanitari e sociali è giudicato scarso dal 41,2%. Inoltre, la raccolta dati delle Regioni evidenzia forti disuguaglianze territoriali e ritardi nei trasferimenti finanziari, con impatto sulla vita dei pazienti più fragili.

Le priorità indicate da Cittadinanzattiva

Alla luce dei dati emersi, l’associazione indica alcune urgenze per un SSN più equo:

  • Adottare un nuovo Piano Sanitario Nazionale;
  • Garantire uniformità dei LEA e loro revisione costante;
  • Accelerare l’attuazione del DM 77, con Case e Ospedali di comunità;
  • Rendere pienamente operativa la normativa sulle liste d’attesa, con trasparenza e uniformità;
  • Potenziare infrastrutture digitali e competenze di cittadini e professionisti;
  • Investire sul personale sanitario, con formazione e incentivi;
  • Rafforzare la prevenzione e l’adesione a screening e campagne vaccinali.

I rapporti di Cittadinanzattiva sono realizzati in collaborazione con FNOMCeO, FNOFI, FNOPI, FOFI e con il contributo non condizionante di Menarini Group e Sanofi, per delineare un quadro chiaro delle criticità e delle necessità del sistema sanitario nazionale.