TERMOLI. Ogni anno, quando il calendario torna a segnare il tempo dell’attesa, il 5 dicembre la città si raccoglie attorno a un nome che non appartiene solo alla fede, ma alla propria identità più profonda: San Basso. Non è un semplice patrono; è la voce antica che continua a parlare ai pescatori, alle famiglie del borgo, agli uomini e alle donne che il mare lo hanno respirato da sempre, nel bene e nel male. In queste giornate in cui il culto si intreccia con la tradizione, Termoli riscopre la sua radice più vera: essere comunità costruita sull’acqua, sul coraggio e sulla fragilità della gente di mare.
Perché il mare è un maestro esigente. Non perdona distrazioni, non concede sicurezze. Chi ci lavora lo sa: ogni alba è una promessa e una sfida, ogni rientro è un sospiro che si scioglie soltanto quando la prua torna a toccare la banchina del porto. È per questo che San Basso non è solo una figura sacra, ma un compagno di viaggio. È l’invocazione bisbigliata la notte, è la mano che si spera posata sulla barca quando il vento cambia, è il conforto dei familiari che attendono sulla riva.
La gente di mare non chiede molto: chiede rispetto. Rispetto per il proprio lavoro, troppo spesso schiacciato da regolamenti calati dall’alto; rispetto per una cultura che rischia di svanire tra modernità e burocrazia; rispetto per un’economia che resiste con fatica, ma che costituisce ancora una delle anime autentiche di Termoli. E il rispetto, in fondo, è anche riconoscimento. Riconoscere che senza pescatori non esiste porto, non esiste tradizione, non esiste la storia stessa di questa città.
Si ricorda che la prosperità di oggi affonda nelle fatiche di ieri. Ecco perché questa ricorrenza, anno dopo anno, parla a tutti: ai pescatori che continuano a sfidare le onde, ai giovani che rischiano di perdere il contatto con la memoria del borgo, a un’intera comunità chiamata a non disperdere ciò che l’ha resa unica. Perché Termoli può crescere, innovarsi, trasformarsi, ma non deve mai smettere di guardare al mare come al proprio primo specchio.
San Basso, in fondo, custodisce un messaggio semplice e potente: siamo una comunità soltanto se ci prendiamo cura gli uni degli altri. Come nella pesca, dove nessuno torna indietro senza contare chi ha accanto, anche nella vita cittadina occorre ritrovare la stessa solidarietà, la stessa capacità di sentire la responsabilità reciproca. È ciò che rende grande, ancora oggi, il popolo del mare.
E allora questa festa non è nostalgia, ma direzione. Non è ricordo, ma promessa. È l’occasione per dire ai pescatori che la città li vede, li ascolta, li onora. È il momento in cui Termoli, dalle mura del borgo al faro, dal porto al quartiere più distante, torna a sentirsi unita attorno alla sua radice marina, alla sua devozione, alle sue storie di coraggio.
San Basso non è solo il protettore: è l’anima che tiene insieme terra e mare.
Ed è nell’abbraccio tra questi due mondi che Termoli ritrova sé stessa, ogni anno, ogni giorno, ogni volta che una barca lascia o ritrova il porto. E stamani, alle 8.30, c’è la colazione al mercato ittico, dove convivialità e devozione si uniscono.
EB

