TERMOLI. In un tempo in cui la sanità territoriale viene spesso raccontata solo attraverso le sue criticità, esistono storie che meritano di essere condivise perché parlano di dedizione, umanità e senso profondo del dovere. È il caso della dottoressa Francesca Lauriola, medico curante, alla quale va un ringraziamento sentito e pubblico per quanto fatto nell’arco di un intero anno di assistenza.
La dottoressa Lauriola ha seguito con costanza e disponibilità un paziente disabile, Carmine Tieri, rientrato a casa dopo un lungo periodo, sette anni, trascorso in una struttura. Un rientro complesso, carico di responsabilità e difficoltà quotidiane, affrontato quasi interamente nell’ambito dell’assistenza domiciliare. In questo percorso, la presenza del medico curante non è stata solo necessaria. È stata determinante.
A sottolinearlo, ringraziandola, è stata la figlia di Carmine, Antonella Tieri, dopo che il papà è salito in cielo, una settimana fa.
In un anno segnato da condizioni di salute delicate e da un progressivo aggravamento, la dottoressa Lauriola è stata l’unica figura sanitaria a garantire una reperibilità reale e continua. È intervenuta a qualsiasi ora del giorno e della notte, senza mai sottrarsi, senza mai far pesare la fatica o gli impegni personali. Un comportamento tutt’altro che scontato, soprattutto se rapportato a una realtà in cui le visite domiciliari sono spesso rare o difficili da ottenere.
Il suo ruolo non si è limitato all’atto medico in senso stretto. Accanto alle cure, alle valutazioni cliniche e agli interventi necessari, c’è stata una disponibilità umana costante, un supporto concreto che ha fatto la differenza nei momenti più complessi. Sempre presente, sempre raggiungibile, sempre pronta ad aiutare, con una professionalità che coniuga competenza e umanità.
Il ringraziamento assume un valore ancora più forte se inserito in un contesto sanitario che, per altri aspetti, ha lasciato amarezza e delusione. Senza entrare nel merito delle responsabilità di sistema, è evidente come il comportamento della dottoressa Lauriola rappresenti un esempio positivo, un modello di medicina territoriale che mette al centro il paziente e la sua famiglia.
La scelta del medico curante era avvenuta in modo semplice, quasi casuale. Eppure, da quella scelta è nato un rapporto di fiducia solido, costruito giorno dopo giorno, fino agli ultimi mesi, quando l’assistenza si è svolta quasi interamente tra le mura domestiche.
Per tutto questo, il ringraziamento alla dottoressa Francesca Lauriola non è solo personale, ma assume un valore più ampio. È il riconoscimento di un modo di fare medicina che non si limita alla prescrizione, ma si fonda sulla presenza, sull’ascolto e sul rispetto della dignità delle persone più fragili.
Perché, nonostante tutto, esistono ancora medici che fanno la differenza. E quando accade, è giusto dirlo con chiarezza.
Emanuele Bracone

