SANTA CROCE DI MAGLIANO. Con la vicenda della Baby gang ormai amplificata sui media nazionali, il ‘fattaccio’ avvenuto lo scorso 6 dicembre a Santa Croce di Magliano diventa anche materia di contrapposizione politica locale. «Santa Croce di Magliano sta vivendo settimane difficili. Gli episodi di bullismo, le aggressioni, le dinamiche di gruppo che molti definiscono ormai come baby gang non sono semplici scosse di superficie: sono fenditure profonde nel tessuto sociale di un paese che da sempre si è percepito come comunità coesa, educante, solidale. Durante l’assemblea pubblica del 15 dicembre, nella sala consiliare, è emersa una verità che nessuno avrebbe voluto ascoltare: l’amministrazione comunale ha scelto la strada più comoda, quella della minimizzazione. Una scelta che diventa pericolosa proprio perché mascherata da normalità.
Il sindaco, in una delle sue interviste, ha definito quanto accaduto un «episodio isolato». Ma la realtà raccontata dalle famiglie, dagli insegnanti, dai cittadini che vivono le strade e le piazze del paese dice altro. E soprattutto dice che non si può più far finta di nulla».
I consiglieri di minoranza Teresa Cappiello ed Enzo Rosati lo hanno ribadito con chiarezza: è tempo di uscire dalla logica della minimizzazione e di riconoscere che esiste un’emergenza educativa e sociale che riguarda tutti. Non si tratta di puntare il dito, ma di assumersi responsabilità. Perché una comunità che non guarda in faccia i propri problemi è una comunità che rinuncia a proteggere i più fragili.
Il silenzio dell’Amministrazione nei confronti del ragazzo e della sua famiglia pesa come un macigno. Nessun gesto pubblico, nessuna parola di vicinanza. Un vuoto che diventa simbolo di un’inerzia più ampia, di una scelta politica precisa: confinare il tema sicurezza dentro il perimetro burocratico della denuncia o del controllo delle Forze dell’Ordine. Ma la sicurezza non è solo ordine pubblico. È prevenzione, educazione, ascolto, presenza. È la capacità di ricostruire spazi di aggregazione, di offrire ai ragazzi alternative sane, di ricordare loro che cultura e sport non sono accessori, ma strumenti di libertà.
In dodici anni di amministrazione Florio, denunciano i consiglieri, non si ricorda una politica sociale capace di affrontare davvero il disagio giovanile. E oggi quel vuoto torna a presentare il conto.
Dietro ogni atto di violenza c’è un vuoto educativo che le istituzioni hanno il dovere di colmare. Il declino di una comunità non inizia quando si verificano episodi di bullismo, ma quando chi dovrebbe intervenire sceglie di non vedere, di non ascoltare, di non agire. E questo, purtroppo, è accaduto.
La minoranza annuncia che non resterà a guardare. La sicurezza dei cittadini e la tutela delle vittime saranno la priorità. Servono proposte, serve visione, serve coraggio. Non basta amministrare l’ordinario: bisogna ricostruire una Comunità educante, capace di reprimere gli atti di violenza ma anche di prevenire le derive, accompagnando i ragazzi verso un futuro in cui nessuno si perda.
La politica può dividere, ma la responsabilità unisce. E oggi Santa Croce ha bisogno esattamente di questo: di ponti, non di muri. Di ascolto, non di silenzi. Di una comunità che non si arrende alla paura, ma che sceglie di proteggere i suoi figli.
La minoranza lo dice senza esitazioni: «Noi ci siamo. E andremo fino in fondo». Perché la dignità di un paese non si misura dalle parole, ma dal coraggio di guardare la realtà e cambiarla.
EB

