CAMPOBASSO. Non sarebbe un’epatite né una comune intossicazione alimentare. L’Asrem parla con prudenza, ma con un elemento ormai fermo: una tossinfezione da causa ancora incerta, probabilmente collegata all’aver ingerito o inalato una sostanza di natura chimica, e una patologia devastante capace di compromettere più organi fino al collasso. Questo, allo stato attuale delle indagini, sarebbe il quadro clinico alla base dei decessi della quindicenne Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, entrambe di Pietracatella.
A ricostruire i fatti è stato questa mattina il direttore generale dell’Asrem Giovanni Di Santo, che ha incontrato la stampa per illustrare gli elementi finora emersi, esprimendo in apertura un profondo cordoglio per una vicenda definita “un dramma nel dramma”. Al suo fianco, nella sala conferenze, erano presenti la dottoressa Gabriella Ruzzi, risk manager dell’Azienda sanitaria, la dottoressa Carmen Montanaro, direttrice del Dipartimento unico regionale di Prevenzione, il nuovo direttore sanitario Giovanni Giorgetta e la dottoressa Alessandra Prozzo, primario di Malattie Infettive del Cardarelli.
Secondo quanto riferito, l’attenzione degli investigatori sanitari si sta concentrando sui pasti consumati nella giornata di martedì 23 dicembre, più che sul pranzo e sul cenone della Vigilia. Nelle ore del 24, infatti, ai pasti avrebbero partecipato anche altri commensali – circa 16 persone in totale tra pranzo e cena, fra cui soggetti fragili – nessuno dei quali ha manifestato sintomi. Un elemento che porta l’Asrem a circoscrivere temporalmente l’origine della tossinfezione, pur senza potere ancora escludere nessuna ipotesi.
In ospedale – ha spiegato Di Santo – sono state attivate subito le procedure previste dai protocolli. La ragazza e la madre si erano rivolte una prima volta al Pronto soccorso nei giorni di Natale, tra il 25 e il 26 dicembre, per poi farvi ritorno quando le condizioni sono precipitate rapidamente, fino all’esito tragico registrato tra la notte di sabato e la mattinata successiva. Durante il percorso clinico è stato contattato il Centro Antiveleni di Napoli, che ha confermato la correttezza dell’iter diagnostico intrapreso. Non solo: anche l’Istituto Spallanzani di Roma, punto di riferimento nazionale e internazionale per le malattie infettive, è stato investito del caso, ma non ha ancora formulato una diagnosi conclusiva.
“Ad oggi – ha ribadito il direttore generale – non siamo nelle condizioni di diramare una diagnosi certa. Se nemmeno lo Spallanzani ha potuto definire un quadro, significa che siamo davanti a un evento clinicamente complesso e raro, che richiede tempo, analisi e studio.” Per questo sono stati sequestrati e inviati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS) diversi alimenti presenti nell’abitazione della famiglia, al fine di procedere con le analisi di laboratorio.
Non solo medicina, però: sul fronte giudiziario, ha aggiunto Di Santo, risultano indagati cinque medici, tre del Pronto soccorso e due della Guardia medica, come atto dovuto nell’ambito delle verifiche disposte dalla Procura. Sul corpo di Sara Di Vita è stata disposta l’autopsia, ritenuta fondamentale per individuare eventuali tracce tossicologiche o infettive, mentre si attendono nelle prossime ore ulteriori riscontri clinici e laboratoristici.
Nel bollettino sanitario dello Spallanzani diffuso stamattina si conferma invece il quadro del padre, Gianni Di Vita: le condizioni sono stabili, ma l’uomo versa in uno stato psicologico comprensibilmente devastato. L’altra figlia, anch’essa coinvolta nel caso, è in buone condizioni e non presenta sintomi.
“La medicina non è una scienza esatta – ha concluso Di Santo – ma si fonda su percorsi, protocolli e linee guida che abbiamo seguito con rigore. Siamo sconvolti quanto la comunità e stiamo facendo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per comprendere cosa sia accaduto.”
Il caso resta aperto. Si attendono ora i risultati dell’autopsia e delle analisi sugli alimenti: saranno questi, forse, a trasformare l’incertezza in una diagnosi e a dare finalmente un nome a ciò che ha spezzato una famiglia alla vigilia del Natale.
EB

