TERMOLI. Alla caserma dei Vigili del Fuoco di Termoli, nella mattinata del 4 dicembre, la festa di Santa Barbara si è trasformata in un momento di comunità autentica, profonda, costruita intorno alla fede, alla memoria e al riconoscimento verso coloro che quotidianamente proteggono il territorio. In un capannone sobrio, addobbato con le bandiere e con la statua della Santa posta accanto all’altare, si sono ritrovati tutti: vigili in servizio e in congedo, associazioni combattentistiche, volontari di protezione civile, rappresentanze istituzionali. Presenti il senatore Costanzo Della Porta, i vicesindaci di Termoli e Petacciato Michele Barile e Gianpiero Lascelandà, il presidente del Consiglio comunale Annibale Ciarniello, le assessore termolesi Paola Cecchi e Mariella Vaino, una delegazione della Capitaneria di Porto, agenti della Polizia Locale, alla presenza dei due capi distaccamento Angelo Colaiacovo e Pietro Inzerillo e di tutto il corpo.
C’erano l’Anmi, l’Anc, l’associazione nazionale Vigili del Fuoco, con Aldo Ciccone, i Vigili del fuoco volontari, la Misericordia, il Sae 112, la Croce Rossa.
A celebrare la Messa è stato don Gabriele Morlacchetti, parroco di Santa Maria degli Angeli, che ha impostato la sua omelia su un tema potente: l’idea che la protettrice dei Vigili del Fuoco sia una giovane donna, coraggiosa e determinata, e che proprio questo elemento debba ricordare ogni giorno la dignità e la forza femminile nella società e anche nei corpi dello Stato. «Santa Barbara era una giovane donna – ha detto con forza – una donna vera, con un carattere definito, una personalità limpida e coraggiosa. E voi l’avete come protettrice: non dimenticatelo mai». Da questa immagine, il parroco ha costruito un discorso intenso, spiegando che il servizio non si esprime solo attraverso gesti eroici o straordinari, ma si incarna nel lavoro quotidiano: «Noi laviamo i piedi agli altri – ha detto – non solo quando facciamo volontariato, ma quando lavoriamo. Il lavoro è la via maestra della santificazione. È attraverso il lavoro che ciascuno di noi serve gli altri».
Don Gabriele ha poi intrecciato la liturgia con la vita reale dei vigili: il rischio, la prontezza, la responsabilità. Ha ricordato che il vigile del fuoco è amato dagli italiani perché entra nelle case, nelle emergenze, nei momenti più fragili delle persone, diventando protezione e sollievo. «Il vostro – ha detto – è un lavoro dove il rischio è pane quotidiano, come dice la vostra stessa preghiera. È servire fino alla fine, come fece Cristo con i suoi». Ha quindi riletto la lavanda dei piedi del Vangelo di Giovanni non come un episodio lontano ma come il ritratto di ciò che avviene ogni giorno quando un vigile spezza la propria vita per gli altri: negli incendi, negli incidenti stradali, nei soccorsi più difficili.
La celebrazione è stata arricchita dalle letture sulla figura di Santo Stefano e dal salmo «Alle tue mani, Signore, affido il mio spirito», intonato dall’assemblea. L’intera liturgia è stata vissuta in un clima di raccoglimento, interrotto solo dai silenzi dedicati alla memoria dei vigili scomparsi, ricordati uno per uno nel cuore dai presenti durante la preghiera dei defunti. Dopo la comunione, è stata letta la storica Preghiera del Vigile del Fuoco, un testo che restituisce, più di ogni altro, la dimensione spirituale e umana del servizio: «Siamo portatori della tua croce e il rischio è il nostro pane quotidiano. Un giorno senza rischio non è vissuto, poiché per noi credenti la morte è vita».
Al termine della Messa, don Gabriele ha impartito la benedizione finale, soffermandosi sul significato profondo del verbo “benedire”: «Dire bene. Oggi il Signore dice bene di voi, del vostro lavoro, della vostra vita spezzata per gli altri». Subito dopo la cerimonia religiosa, la parola è passata ai vertici del Distaccamento.
Il capo reparto Pietro Inzerillo, emozionato ma preciso come sempre, ha portato i saluti del comandante provinciale, ingegner Gianfranco Tripi, impegnato a Campobasso nella stessa celebrazione. Ha rivolto un pensiero ai colleghi caduti: il capo reparto Franco Mucci, l’ingegner Felice Di Pardo e soprattutto Antonio Coromano, ricordato con particolare affetto da chi ha lavorato con lui fino all’ultimo. Alla moglie di Romano, Santina, è stata consegnata una targa commemorativa: «Il tuo sorriso e la tua forza saranno per sempre la nostra ispirazione. Veglia su di noi, Antonio». Un momento che ha commosso l’intera platea.
Colaiacovo ha illustrato l’importante novità istituzionale introdotta da una recente circolare ministeriale: l’istituzione della Festa nazionale dei Vigili del Fuoco, che d’ora in poi si celebrerà il 27 febbraio di ogni anno, mentre la ricorrenza del 4 dicembre rimarrà dedicata esclusivamente a Santa Barbara e alla dimensione religiosa della loro patrona.
Come da tradizione, è stato presentato anche il bilancio degli interventi del Distaccamento di Termoli, competente su 19 comuni. Numeri imponenti, che parlano da soli: 52 incidenti stradali, 231 interventi tecnici vari, 650 incendi di sterpaglie e bosco, 71 soccorsi a persona, 59 ascensori bloccati, 110 interventi per animali, 50 fughe di gas, 385 aperture porta, 51 interventi per dissesti statici, per un totale vicino ai 1.700 interventi annui. Una mole di lavoro enorme, sostenuta da una squadra che, nonostante le risorse limitate, garantisce ogni giorno presenza e rapidità.
Dopo la consegna di un mazzo di fiori e dopo il ringraziamento ai volontari e alle associazioni del territorio, la cerimonia si è chiusa con un momento conviviale che ha coinvolto tutti i presenti: vigili, istituzioni, associazioni e cittadini. Un brindisi semplice, caloroso, che ha restituito la dimensione più vera di questa giornata: una comunità che riconosce, senza retorica, il valore di chi affronta il fuoco, le acque, i crolli, la notte, la paura, per permettere agli altri di vivere in sicurezza.
La festa di Santa Barbara a Termoli, quest’anno, ha avuto il sapore della gratitudine profonda e della consapevolezza: i Vigili del Fuoco non sono solo un corpo dello Stato, ma una presenza indispensabile, un presidio umano prima ancora che tecnico. E la loro patrona, giovane e coraggiosa, continua a essere il simbolo della forza silenziosa che sostiene chi, ogni giorno, sceglie di mettere la propria vita nelle mani del bene comune.
Emanuele Bracone




