giovedì 15 Gennaio 2026
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Nella messa in Cattedrale la preghiera per un bimbo malato di tumore e tutte le persone che soffrono

TERMOLI. La Cattedrale si è riempita nella mattinata di Natale per la solenne celebrazione delle 10.30 presieduta dal vescovo Claudio Palumbo e concelebrata da monsignor Antonio Lazzaro. Una liturgia sentita, raccolta, nella quale il messaggio della Natività è risuonato con forza, richiamando i fedeli al senso profondo di questa festa che ogni anno accende speranza e restituisce alla comunità il bisogno di bene, verità e fraternità.

Nell’omelia, il vescovo ha invitato i presenti a guardare oltre l’abitudine e il semplice rito, ponendo una domanda essenziale: cosa è davvero il Natale? Emozione superficiale, divertimento momentaneo, effimera allegria? «Se fosse solo questo – ha detto – non avrebbe senso il nostro essere qui». Il Natale, ha proseguito Palumbo, è molto di più: è il mistero di Dio che si fa uomo, che entra nella storia per trasformarla dall’interno, donando una prospettiva nuova di umanità liberata dal peccato e dalla morte. Una verità che la Chiesa annuncia da duemila anni e che continua a scandalizzare la logica del mondo.

«Dio si fa carne – ha sottolineato – e si coinvolge con la nostra storia. Non resta lontano, non osserva dall’alto, ma viene per condividere e salvare». È Betlemme, la “casa del pane”, il luogo in cui Maria dona al mondo il Figlio: «vero Dio e vero uomo», dogma che ribalta il pensiero antico secondo cui la divinità non può mescolarsi con l’umano. Da questo incontro nasce la promessa più rivoluzionaria del Vangelo: «alla fine vinceranno i buoni, gli onesti, i miti, i poveri in spirito, i misericordiosi, i puri di cuore, i facitori di pace». Una notizia che per la logica umana appare paradossale, ma che per il cristiano è fonte di consolazione e speranza.

Il vescovo ha richiamato anche il modo sorprendente con cui Dio ha scelto di entrare nel mondo: non dal centro del potere, ma dalla periferia. «Avrebbe potuto presentarsi nel palazzo imperiale di Roma, come Augusto», ha osservato, «e invece sceglie una grotta, la povertà, la marginalità. È così che irrompe la novità nella storia». Una scelta che parla ancora oggi, ricordando che la grandezza non si esprime nella forza, ma nella semplicità e nel dono.

La celebrazione si è conclusa con una preghiera intensa per chi soffre. Il pensiero della comunità si è rivolto in particolare a un bambino malato di tumore, per cui è stata invocata la guarigione. La madre, presente tra i fedeli, ha affidato alla Chiesa il suo messaggio di speranza, accolto con commozione dall’assemblea. Un momento sobrio, ma carico di umanità, che ha unito tutti in un solo sguardo verso il Natale come luce che consola e accompagna, anche nei giorni più difficili.

Un Natale vissuto nella fede e nella vicinanza reciproca, ricordando che la festa non si esaurisce nell’attimo ma chiede continuità, perché – come ha ammonito il vescovo – «il sentimento d’amore che oggi avvertiamo rischia di spegnersi alle prime luci di domani». La sfida è portarlo oltre le mura della chiesa, nella vita quotidiana, facendo il bene e facendolo bene. Perché, ha ricordato, «un bene non fatto bene è un male». Un invito a vivere la Natività non solo come un giorno di festa, ma come un cammino.

Emanuele Bracone