venerdì 16 Gennaio 2026
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«Nove anni fa nostro figlio fu accoltellato, oggi siamo vicini a voi»

TERMOLI. L’episodio di violenza giovanile che ha recentemente scosso la comunità di Santa Croce di Magliano richiama purtroppo un precedente analogo vissuto dalla famiglia Trombetta, il cui figlio fu accoltellato da un minore circa nove anni fa, rischiando seriamente la vita. Michele Trombetta e sua moglie, genitori segnati da quell’esperienza drammatica, hanno scelto di intervenire pubblicamente, offrendo la loro testimonianza e vicinanza ai familiari della vittima, con l’obiettivo di sottolineare quanto profondamente simili eventi possano segnare non solo le vittime, ma anche chi le ama.

«Carissimi genitori,

vi scrivo con il cuore in mano e con un peso nello stomaco che conosco fin troppo bene.
Mi chiamo Michele Trombetta, sono un giornalista, ma oggi non vi scrivo per conto di alcuna testata. Oggi vi scrivo solo come padre, come genitore rimasto scioccato e ferito da ciò che è stato fatto, in modo vile e proditorio, a vostro figlio.

Quelle immagini, quelle scene così violente e disumane, mi hanno travolto. Io e mia moglie ci siamo immedesimati in voi all’istante, perché nove anni fa abbiamo vissuto lo stesso incubo. Un incubo che, ve lo dico con sincerità, non finisce mai davvero.

Era l’inizio di aprile del 2016, un sabato maledetto. Erano circa le 18. Nostro figlio, allora poco più che ragazzo, per una sciocchezza — una banalissima incomprensione — scambiò di spalle un minorenne per un suo amico. Quando si voltò e si accorse dell’errore, chiese subito scusa, con leggerezza, con quella frase detta senza cattiveria che tutti noi potremmo pronunciare:
“Ehi, ormai ti sei fatto i soldi e passi senza nemmeno salutare gli amici”.

Per quella frase. Solo per quella frase, quel ragazzo — non di Termoli, di nazionalità estera — decise che la risposta doveva essere il sangue. Andò a prendere un coltello e, in mezzo alla gente, in un luogo affollato, accoltellò nostro figlio al petto.

Oggi, dopo nove anni, nostro figlio ha un invalidità del 50%. Solo un anno fa è stato nuovamente operato al Gemelli di Roma: sette ore di intervento per ricostruire l’aorta, perché stava seriamente rischiando di morire. Oggi, per fortuna, sta bene. Ma noi viviamo comunque nel terrore. Perché certe ferite non sono solo nel corpo: restano nell’anima di un figlio e dei suoi genitori.

Vi racconto tutto questo solo per dirvi una cosa: vi siamo vicini davvero. Io e mia moglie sappiamo perfettamente cosa state passando. Sappiamo cosa significa non dormire la notte, sobbalzare a ogni notizia, vivere con la paura che il mondo possa di nuovo colpire senza motivo.

Non è ammissibile che nel 2025 accadano ancora queste cose. Non è accettabile che a commetterle siano ragazzi poco più che adolescenti. E fa ancora più male rivedere quelle scene diffuse sui social: scene di violenza pura, di umiliazione, di barbarie. Social che condanno senza mezzi termini, perché davanti a certe oscenità dovrebbe esistere un’autorità capace di fermare tutto immediatamente, di intervenire, di proteggere. Invece no.

E temo — lo dico con amarezza — che anche questa volta, come già successo a noi e a tanti altri genitori, le vere vittime resteranno le famiglie, mentre gli autori di questi gesti se la caveranno con poco o nulla. La minore età non può e non deve essere una giustificazione. Semmai dovrebbe essere un’aggravante.

A voi, oggi, possiamo solo dire questo: fatevi forza. E fate forza a vostro figlio. Non fategli mai mancare l’amore della famiglia, perché è l’unico vero argine contro il buio. Il tempo, forse, attenuerà il ricordo di questa esperienza terribile. Ma solo chi l’ha vissuta sa quanto sia dolorosa, devastante e invalidante.

Con rispetto, con affetto sincero e con una vicinanza che nasce dalla stessa ferita».

Michele Trombetta e consorte