TERMOLI. Una onorificenza del Molise e del Guerriero Sannita che ha riportato Vittorio Feltri – virtualmente – in Molise.
Riconoscimento in pergamena che stamani, alle 11, in sala consiliare, aula concessa dall’amministrazione comunale, e conferito dall’Azienda autonoma di soggiorno e turismo, consegnato da remoto, per così dire, alla presenza di Maurizio Varriano, che ha tirato le fila dell’iniziativa, di Lino Rufo, e di Vincenzo Di Sabato, col sindaco Balice ad accoglierli, ma senza prendere parte alla cerimonia in streaming, mentre altri amministratori hanno fatto capolino, comunque.
Momenti di dialogo e di confronto, di domande e risposte, aneddoti e ricordi, visto il legame che il celebre giornalista custodisce del nostro territorio, specie di Guardialfiera, ma che poi è stato corroborato anche da donazioni e gesti di generosità.
Nell’intervista che ha rilasciato Varriano, anche la risposta ai moti contrari, sollevatisi nelle ultime ore.
Un riconoscimento solenne, pronunciato con voce commossa dall’amico di sempre Vincenzo Di Sabato, che ha sottolineato come Feltri sia stato – e continui a essere – “l’alfiere di un mirabile intreccio umano e culturale tra la culla dell’innovazione del Nord e il mondo sano e arcaico del Molise”.
Un premio che Feltri ha ricevuto collegato da remoto, ma che non ha perso nulla della sua potenza simbolica. Anzi, l’immagine del direttore che si commuove ascoltando parole provenienti dalla sua “terra del cuore” ha amplificato il momento, trasformandolo in un tributo pubblico alla sua storia personale e professionale.
Il saluto del sindaco Balice
A introdurre l’incontro è stato il sindaco di Termoli, Nico Balice, che ha voluto rivolgere al direttore un saluto caloroso e informale, ricordando i suoi trascorsi estivi sulla costa molisana e invitandolo nuovamente al mare: “Abbiamo migliorato i servizi, siamo spiaggia a misura di bambino e da anni bandiera blu. È come se lei fosse qui con noi”. Feltri ha ricambiato parlando “da montanaro” che in Molise ha sempre trovato aria buona, radici e ricordi che non ha mai smesso di custodire.
I ricordi di Guardialfiera
Molti passaggi della cerimonia sono stati dedicati al legame profondo tra Feltri e Guardialfiera, luogo della sua adolescenza, della formazione emotiva e dell’incontro con un Molise ancora rurale e autentico. Di Sabato lo ha provocato sorridendo: “Vittò, ti ricordi i tuffi nel Biferno? L’acqua gelata, Franco che ti prendeva per i piedi?”. Feltri ha sorriso: “Come potrei dimenticare? Mi sono ripromesso di tornare”.
Questi ricordi non sono solo aneddoti familiari: rappresentano, nella visione di Feltri, il perno di un discorso più ampio sulla “restanza” e sul valore della memoria. Il Molise, ha detto, ha perso troppo con la costruzione della diga del Liscione, non solo sul piano ambientale ma anche in termini di identità: “Ha rovinato i ricordi. E perdere i ricordi è la perdita più grande”.
Cultura, lettura e futuro
Il dialogo è poi scivolato sulla scrittura e sul mestiere di giornalista. Feltri ha parlato del suo ultimo libro, uscito il 6 dicembre per la casa editrice LaNota.it di Udine, soffermandosi sul tema dei non lettori: “La cultura nasce dal ragionamento. Chi non legge non solo non ragiona, ma non riesce neppure a pagare a fondo i suoi stessi pensieri”. Da qui la difesa del latino nelle scuole e di un’educazione al pensiero critico che oggi rischia di estinguersi.
A chi gli chiedeva quale delle sue opere lo rappresenti di più, ha risposto con una metafora familiare: “Sono come i miei quattro figli: ognuno mi somiglia a modo suo. Ma Mattia, il più rossoblù, quello sì che mi assomiglia”. Un passaggio che ha fatto sorridere l’auditorio e che ha riportato il discorso sul legame tra il giornalista e la cultura del Sud.
Il Sud che lavora, che resiste
Feltri ha riconosciuto che molti dei talenti più determinati con cui ha collaborato provengono dal Mezzogiorno: “Non perché siano migliori per natura, ma perché si impegnano di più, sanno che devono farsi largo altrove. La loro forza mi dà fiducia nell’umanità”.
Un tributo che ha risuonato con forza in una sala consiliare dove molti giovani molisani lavorano proprio nel settore dell’informazione e della comunicazione.
L’albero del turismo nel Parco Sempione
Tra i momenti più evocativi, il ricordo della donazione – avvenuta anni fa – del salice del turismo molisano, piantato nel Parco Sempione a Milano. Un simbolo di radici e rami: “Quando lo vedo – ha detto Feltri – rivedo un mondo che vorrei ancora e che non c’è più”. Una frase che ha commosso la sala e che è stata letta come un invito a custodire e valorizzare ciò che il Molise è: autentico, resistente, identitario.
Feltri sentimentale
L’incontro, durato oltre un’ora, ha mostrato un Feltri diverso da quello pubblico: meno caustico, più intimo, quasi affettuoso. “Perché sei irriverente?”, gli hanno chiesto. “Perché spesso mi incazzo”, ha risposto – e proprio questa schiettezza, secondo Di Sabato, è sempre stata un atto d’amore verso il Molise: “È bello vederti arrabbiato quando non facciamo niente”.
La chiusa è stata un inno alla comunità: “Se si cammina da soli si va poco lontano. Io lavoro come se fosse un gioco, ma solo se siamo un gruppo possiamo costruire qualcosa”. È la sintesi di un rapporto antico, fatto di esperienze, di giornalismo, di affetti e di un Molise che Feltri porta dentro, al punto da emozionarsi sentendo un applauso arrivare in remoto.
EB



