venerdì 16 Gennaio 2026
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Per Alleanza Verdi-Sinistra l’anticipo di 800mila euro alla CoGeCo non sarebbe stato opportuno

TERMOLI. Alleanza Verdi e Sinistra di Termoli segue da mesi, con un lavoro costante di analisi e verifica, l’intero iter della cosiddetta “rigenerazione” del Piano di Sant’Antonio e del Pozzo Dolce.

Non un intervento episodico, ma un monitoraggio sistematico degli atti, delle procedure e delle scelte amministrative che riguardano un’opera finanziata con fondi PNRR e dunque soggetta a regole stringenti, tempi certi e responsabilità pubbliche precise.
È in questa funzione di vigilanza civica e istituzionale, fondata su documenti, norme e trasparenza, che Avs interviene oggi per segnalare una criticità rilevante: l’anticipo di oltre 800mila euro liquidato a Cogeco 2025 srl prima che esistano le condizioni tecniche e giuridiche previste dalla legge.

«Natale, si sa, è tempo di regali. E quest’anno, sotto l’albero del Comune di Termoli, ce n’è uno particolarmente sostanzioso: 800.820 euro più IVA, liquidati a Cogeco 2025 srl, l’impresa della famiglia Cotugno che si è aggiudicata l’appalto integrato per la “rigenerazione” del Piano di Sant’Antonio e del Pozzo Dolce.
La somma è stata autorizzata con la determina dirigenziale n. 2944 dell’11 dicembre 2025 come anticipo del 20% sull’importo dei lavori, previsto dall’art. 125 del Codice dei contratti pubblici. Una norma chiara: l’anticipo va erogato entro quindici giorni dall’effettivo inizio della prestazione, cioè dalla consegna dei lavori. In altre parole, quando il cantiere è davvero avviato.
Ma i lavori sono davvero iniziati?
A oggi, l’unico segnale visibile è una transennatura al Pozzo Dolce. Nessun cantiere operativo, nessuna attività che possa far pensare a un avvio effettivo. Forse, a breve, partiranno i rilievi tecnici sull’area e sull’immobile fatiscente. Ma siamo lontani da ciò che la legge considera “inizio lavori”, perché mancano passaggi fondamentali.
Primo: non è stata effettuata la verifica di assoggettabilità a VIA, la valutazione di impatto ambientale.
Secondo: non è stata convocata la conferenza di servizi decisoria, che potrebbe perfino imporre modifiche al progetto o bocciarlo.
Terzo: non esiste il progetto esecutivo, e dunque non esiste neanche la sua verifica tecnico‑economica da parte di un soggetto terzo.
E qui il Codice dei contratti è inequivocabile: nell’appalto integrato, l’esecuzione dei lavori può iniziare solo dopo l’approvazione del progetto esecutivo verificato (art. 44, comma 5).
Dunque, che cosa si starebbe avviando, se il progetto esecutivo non c’è?
La fretta dell’amministrazione è comprensibile: il finanziamento PNRR da 5 milioni deve essere speso entro il 31 dicembre 2027, altrimenti si perde. Ma la fretta non autorizza a saltare i passaggi procedimentali. E soprattutto non trasforma un cantiere fermo in un cantiere avviato.
La determina 2944/2025 produce un solo effetto concreto: anticipare l’anticipo a Cogeco 2025, prima che esistano le condizioni tecniche e giuridiche per farlo. Con un rischio evidente: se la “rigenerazione” dovesse bloccarsi o non arrivare in tempo al traguardo del 2027, quel pagamento anticipato potrebbe trasformarsi in danno erariale.
Un regalo di Natale, sì. Ma pagato con soldi pubblici. E senza che il cantiere sia davvero partito».

EB