venerdì 16 Gennaio 2026
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Rocchia: «Il paziente critico non è più quello di 25 anni fa»

LARINO. La sala conferenze “Casa della Salute” dell’ospedale Vietri, venerdì scorso, è diventata il punto di riferimento per professionisti sanitari provenienti da tutto il Molise, chiamati a confrontarsi su uno dei temi più delicati e centrali della pratica clinica contemporanea: la gestione del paziente critico in Medicina Interna. L’evento formativo aziendale «Il paziente critico in Medicina Interna – La Medicina Interna nel 2025», promosso dall’Asrem nell’ambito del programma Ecm, ha rappresentato una concreta occasione di aggiornamento, approfondimento e riflessione sulle nuove sfide che attendono il settore. Un settore che oggi, più che mai, si trova a fare i conti con complessità cliniche crescenti, percorsi assistenziali da ripensare e un bisogno sempre più evidente di competenze trasversali e integrate.

A coordinare i lavori è stato il direttore della Medicina Interna dell’ospedale di Termoli, dottor Nicola Rocchia, mentre la responsabilità scientifica del corso è stata affidata al dottor Dell’Aquila, a conferma di un’impostazione rigorosa e orientata alla qualità dei contenuti.

Intervenuti il neo direttore sanitario dell’Asrem facente funzioni, Giovanni Giorgetta, coi saluti del sindaco di Termoli Nico Balice e dell’assessore regionale Michele Marone.

Rocchia: «La Medicina Interna torna centrale, ma è un reparto troppo spesso maltrattato»

Nel suo intervento, il dottor Nicola Rocchia ha posto l’accento su un cambiamento profondo che sta interessando la Medicina Interna, un cambiamento che riguarda non solo gli aspetti strettamente clinici, ma anche quelli organizzativi.

«Quello che stiamo vivendo – ha spiegato – è un momento di transizione. Per anni si è andati verso una progressiva superspecializzazione, con molte discipline che si sono sovrapposte alla Medicina Interna, modificandone di fatto il percorso. Oggi, invece, si torna a riconoscere che la Medicina Interna deve essere nuovamente il centro della cura ospedaliera».

Rocchia ha descritto un reparto che, nonostante le difficoltà, resta il luogo in cui confluiscono i pazienti più complessi, quelli che presentano più patologie, più sintomi, più problematiche.

«La Medicina – ha sottolineato – viene spesso considerata il reparto in cui viene ricoverato il paziente che “non si sa dove mettere”, quello senza un’etichetta diagnostica univoca. Ma è proprio questo il punto: quando un paziente ha più di una malattia o più di un sintomo, finisce in Medicina Interna. Gli specialisti spesso non seguono più il caso, lo rimandano ad altri colleghi, e alla fine tutto converge in Medicina».

Da qui la richiesta, chiara e diretta, rivolta ai decisori regionali: «La Medicina Interna sta riacquistando un ruolo fondamentale, una centralità che deve essere accompagnata da un adeguato sostegno organizzativo. Gestiamo pazienti sempre più complessi, e lo facciamo con una struttura che necessita di nuove risorse e nuovi percorsi».

Il paziente critico: «Non è più quello di 25 anni fa»

Rocchia ha ricordato anche come il profilo del paziente sia radicalmente cambiato rispetto al passato.

«Il paziente di una volta non esiste più» ha affermato. «Venticinque anni fa organizzammo un convegno sul paziente critico: oggi torniamo sullo stesso tema, ma con una consapevolezza completamente diversa. In Medicina Interna arrivano sempre più pazienti acuti, urgenti, critici. Passano direttamente dal pronto soccorso al reparto, non per problemi diagnostici o programmati, ma per essere trattati immediatamente».

Una trasformazione che, però, non ha sempre trovato corrispondenza nell’organizzazione ospedaliera.

«È necessario – ha concluso Rocchia – creare delle terapie subintensive internistiche, perché la Medicina Interna è ormai la sede principale di cura delle malattie acute e urgenti. Il sistema deve adeguarsi a questa realtà».

Testa: «Lo scompenso cardiaco è la nuova frontiera. Servono percorsi condivisi tra ospedale e territorio»

La giornata ha visto un’ampia partecipazione di specialisti e relatori di rilievo. Tra questi il dottor Gianluca Testa, che ha aperto la sessione dedicata allo scompenso cardiaco, una delle sindromi più diffuse nella popolazione anziana e oggi tra le principali cause di accesso in Medicina Interna.

«Lo scompenso cardiaco – ha spiegato Testa – è una delle sindromi più prevalenti nelle persone anziane. Come ha ben illustrato il professor Cherubini nella sua relazione, ormai i pazienti che arrivano in Medicina Interna presentano caratteristiche tipicamente geriatriche, e lo scompenso cardiaco è spesso la condizione dominante».

Secondo Testa, il punto centrale è la costruzione di percorsi clinico-assistenziali integrati.

«Organizzare in modo efficace i percorsi di gestione dello scompenso – ha detto – è una delle maggiori opportunità per valorizzare davvero l’integrazione tra ospedale e territorio. È un’area in cui una presa in carico territoriale puntuale e appropriata può fare realmente la differenza nella fase di ricovero».

Il beneficio, secondo Testa, è doppio: per il paziente e per il sistema sanitario.

«Se il paziente arriva in ospedale in condizioni più stabili – ammesso che debba entrarci – tutto diventa più gestibile: si riducono i tempi di degenza, migliorano le prospettive prognostiche e si semplifica il lavoro del reparto. Ma questo accade solo se esistono percorsi condivisi e realmente applicati. Credo che oggi ci sia una forte volontà di costruirli».

EB