venerdì 23 Gennaio 2026
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Sanità molisana: «Tra una tragedia irreversibile e uno sciopero, si può ancora salvare il salvabile?»

TERMOLI. In questi giorni di fine anno, la sanità molisana è tornata prepotentemente alla ribalta, nel giro di appena poche ore, prima il presidio di protesta del sindaco di Isernia, Piero Castrataro, quindi la tragedia di Pietracatella, su cui la magistratura è chiamata a fare chiarezza. Per questo, Elena Caramanico, una molisana ormai milanese, imprenditrice da 10 anni nel settore digital e-health, dottore in ingegneria informatica e diritto e gestione d’impresa, ha deciso di intervenire.

È esperta Agenas e collabora con l’Istituto Superiore di Sanità in progetti di ricerca e pubblicazioni. Fa parte del Gruppo Interparlamentare per la Telemedicina, contribuendo allo sviluppo delle politiche sanitarie digitali nel comitato tecnico scientifico. Collabora con istituzioni e aziende sanitarie su progetti di innovazione digitale e telemedicina in Italia. Da anni promuove un modello di sanità innovativo, efficiente e centrato sul cittadino, favorendo l’implementazione della telemedicina per migliorare il follow-up del paziente nel pieno rispetto della privacy e della sicurezza dei dati tra tutti gli stakeholder.

«Il Molise sta vivendo uno dei momenti più critici della sua storia sanitaria recente. Due fatti, apparentemente distinti ma profondamente collegati, lo dimostrano con chiarezza: la tragedia di Campobasso, dove una ragazza di 15 anni e sua madre hanno perso la vita, e lo sciopero in tenda del sindaco di Isernia, Piero Castrataro, davanti all’ospedale Veneziale.

Non siamo di fronte a episodi isolati. Siamo davanti a un sistema che da anni opera in condizioni di fragilità strutturale, tenuto in piedi più dal sacrificio dei singoli professionisti che da una vera strategia regionale.

La tragedia che non può essere archiviata come fatalità

Quando una famiglia si presenta più volte al pronto soccorso con sintomi gravi e viene rimandata a casa, il problema non è solo clinico.
È organizzativo, decisionale, sistemico.

Carenza di personale, turni massacranti, reparti sotto pressione e protocolli applicati in contesti di emergenza cronica portano inevitabilmente a errori, ritardi, sottovalutazioni. La tragedia di Campobasso impone una domanda scomoda ma necessaria: il sistema era davvero nelle condizioni di rispondere adeguatamente?

La tenda del sindaco di Isernia: un gesto politico che parla a tutti

Dormire in tenda davanti a un ospedale non è folklore. È un atto estremo che segnala l’esaurimento dei canali istituzionali ordinari.
Il sindaco di Isernia ha scelto la protesta fisica per denunciare una realtà nota a chiunque lavori o viva il territorio: pronto soccorso in affanno, reparti ridimensionati, carenze croniche di medici e infermieri.

Quel gesto rappresenta una comunità intera che chiede di non essere marginale, di non dover scegliere tra curarsi o partire.

Il punto chiave: non basta indignarsi, serve una gestione diversa

Da consulente, la domanda non è solo “chi ha sbagliato?”, ma “cosa si può fare subito per evitare il prossimo caso?”.

Salvare il salvabile è possibile, ma richiede scelte pratiche, non slogan.

1. Uscire dalla gestione emergenziale permanente

Il Molise vive da anni come se fosse sempre in emergenza. Questo porta a:

  • decisioni tampone
  • assenza di programmazione
  • fuga dei professionisti migliori

Serve un piano operativo triennale, realistico, con obiettivi misurabili.

2. Rafforzare i pronto soccorso, non solo sulla carta

Non basta “aumentare i posti letto”. Serve:

  • personale stabile
  • triage avanzato
  • integrazione con la medicina territoriale

Un pronto soccorso non può essere l’unica porta d’accesso al sistema.

3. Attrarre professionisti con incentivi veri

Il Molise non può competere solo sullo stipendio. Può però offrire:

  • contratti chiari e stabili
  • percorsi di crescita professionale
  • supporto organizzativo e tecnologico

I medici non fuggono solo per soldi, ma per sistemi disfunzionali.

4. Usare dati, tecnologia e organizzazione

La sanità molisana soffre anche di una gestione poco data-driven.
Senza analisi dei flussi, dei tempi di attesa, delle ricorrenze cliniche, si naviga a vista. Oggi non è più accettabile.

Da una regione fragile a una regione responsabile

La tragedia di Campobasso non potrà essere cancellata.
La tenda del sindaco di Isernia non può diventare la normalità.

Ma entrambe possono diventare un punto di svolta, se la Regione sceglie di passare:

  • dalla difesa alla responsabilità
  • dalla propaganda alla gestione
  • dall’emergenza alla strategia
  • INVESTIMENTI siamo paralizzati da anni con i fondi PNNR

Il Molise non chiede miracoli. Chiede una sanità che funzioni prima di crollare.

E il tempo, ora, non è più una variabile neutra».

EB