MOLISE. Occhito, la svolta che cambia la geografia dell’acqua: dopo anni di attese arrivano i fondi e parte la nuova stagione dell’irrigazione molisana
Per anni il collegamento idrico tra il Liscione e Occhito è stato il simbolo di ciò che il Molise chiedeva e non otteneva: un’opera pronta sulla carta, indispensabile per l’agricoltura, ma bloccata da rimpalli, ritardi e scelte rinviate. Oggi quel capitolo si chiude. Con la Legge di Bilancio 2026 arrivano 41 milioni di euro, cui si sommano 100 milioni del Fondo investimenti della Presidenza del Consiglio e 23 milioni della Regione Puglia, risorse che consentiranno di completare l’intero collettore fino alla diga pugliese. È la nascita del “tubone”, l’infrastruttura che unirà il bacino del Liscione al nodo idraulico di Finocchito, garantendo finalmente una regia unica dell’acqua in un’area che vive di agricoltura e che negli ultimi anni ha pagato la crisi climatica più di altri territori. Il Molise, però, non si limita a ricevere: diventa protagonista. Lo ricorda il consigliere regionale Massimo Sabusco, che sottolinea come «lo sblocco dei fondi permetta l’avvio della seconda fase del lotto uno, ormai vicina alla conclusione, che interessa le piane alte di Larino». Un tassello decisivo per modernizzare la distribuzione interna e dare continuità a un sistema irriguo che, senza investimenti, rischiava di collassare. Anche l’Anbi parla di «annuncio storico», richiamando la necessità di infrastrutture capaci di rendere i territori più resilienti di fronte a siccità, eventi estremi e stagioni sempre più imprevedibili. Perché l’acqua non è un dettaglio tecnico: è ciò che tiene in piedi le aziende agricole, le filiere, i redditi e la permanenza stessa delle comunità nelle aree rurali. «Ora bisogna correre, rispettare i cronoprogrammi e trasformare gli stanziamenti in cantieri reali» conclude Sabusco. La sfida è questa: passare dalle promesse ai tubi, dalle carte ai campi. Perché senza acqua non c’è agricoltura, non c’è economia e non c’è futuro.
EB

